“Superata la soglia degli ottant’anni ho soprattutto un rammarico. Non sono mai riuscita a comprendere la ragione della differenza di trattamento che le tante amministrazioni, negli anni alla guida di questa città, hanno riservato da una parte a Christiane Reimann dall’altra a Maria Monteforte. Due donne egualmente straordinarie e generose, che hanno mostrato il loro grande amore per Siracusa e i suoi cittadini nominandoli eredi delle loro abitazioni. Certo! forse Villa Reimann è stata salvata dalla sua posizione, più lontana da mire speculative, da quella lenta costante incessante azione di erosione che ha impoverito un patrimonio immobiliare ben più ampio di quanto venga detto, di quanto sembrerebbe accertato. Eppure il suo testamento olografo del 5 settembre 1968 parla chiaro: “Revoco tutte le mie precedenti disposizioni testamentarie, nonché la scrittura in potere di C. S., carpitami abusando della mia buonafede, e nomino quale erede dei miei due immobili siti ai numeri 12 e 20 di via Picherale l’Ente Comunale di Assistenza di Siracusa, con il tassativo obbligo di adibire detti immobili senza esclusione alcuna, anche minima, a casa di riposo per donne anziane bisognose che porti il mio nome Maria Monteforte“. Senza esclusione alcuna! Nella loro integrità: il palazzo del fratello Ignazio e quello in cui abitava lei, al secondo piano, con un terrazzo pieno di fiori. C’era anche un giardino pensile. Ora c’è la piscina del Des Etrangers.
(la targa rimossa)
Eppure, a Maria Monteforte è stata negata persino la targa a suo nome, prima affissa al numero civico 12 di via Picherali. Una volta rimossa dal portone di ingresso anni fa, chissà da chi, mai più è stata rimessa, quasi si volesse cancellare la memoria del suo lascito. Un desiderio? Quello di rivedere quella targa al suo posto: ‘Casa di riposo Monteforte Maria’. Proprio com’era in passato, dove è restato il segno. È chiedere troppo? È un’illusione sperare che la volontà di Maria Monteforte venga rispettata e quello che finora, per ora, si è salvato possa tornare ad ospitare, come lei voleva, donne non abbienti?
In questi anni ho visto di tutto. Impalcature ferme per anni a coprire la facciata e chissà cos’altro. Nel 2007 la richiesta dei proprietari del Des Etrangers e del Miramare di acquisirne la proprietà attraverso una permuta: le anziane ospiti in una ‘nuova’ struttura e a loro il ‘vecchio’ palazzo, quasi non esistesse il vincolo testamentario. La casa inutilizzata per anni, frequentata da sconosciuti e finalmente, con la Giunta Fatuzzo, il ritorno alla sua funzione. Ma per poco, per qualche anno. Per cercare di mandar via quelle scomode ospiti ci furono esposti anonimi alla Procura che denunciavano carenze igienico-sanitarie nella casa, una volta nel 2012, e poi ancora nel 2016, quando si raggiunse lo scopo di chiudere la struttura. Nessuno in quattro anni è intervenuto per eliminarle. Sempre nel 2012 l’avv. Ettore Di Giovanni riuscì ad impedire che venissero venduti proprio quegli stessi tre immobili che ultimamente si è cercato di usucapire. Una storia triste che i siracusani forse conoscono poco”.
Mi accoglie con questo sfogo Anna Maria Monteforte, lontana parente della Monteforte. E poi la richiesta di andare in via Picherali (con noi anche l’amico Enrico Piazza, anche lui memoria storica dei fatti) per cercare di capire insieme il mistero dei numeri civici, l’altro capitolo sconcertante di una vicenda paradossale.
La maggior parte dei numeri civici risulta infatti rimossa da anni, come denunciato anche da Enzo Tomasello, e solo alcuni, chissà perché, sono stati ripristinati. E da tempo si è chiesto, inutilmente, all’Amministrazione comunale di intervenire per rimettere ordine nella numerazione così come impone la legge. I numeri, che mancano dal 12 in poi, sono invece presenti a partire da piazza Duomo (dove però, al ristorante di Palazzo Borgia, c’è la stranezza di un numero 6 là dove dovrebbe essere semmai 5): 2 – 4 – 6 – 8 – 10 (il portone di Palazzo Borgia) – 10 A (un locale tecnico) e … un 10 B che non ha motivo d’essere.
(numero civico abraso?) ![]()
Il locale, dove c’è una bottega, se non sbagliamo da circa due anni, è senza alcun dubbio unità immobiliare di Palazzo Monteforte: la linea di demarcazione con Palazzo Borgia è netta. Di chi è la proprietà se tutti i bassi del palazzo Monteforte, almeno fino al civico 20 senza contestazioni di sorta, facevano parte del lascito testamentario?
“Vorrei proprio vedere con i miei occhi l’atto di proprietà. Veramente li vorrei vedere tutti i passaggi di proprietà che hanno riguardato il patrimonio della zia Maria e capire bene se la numerazione oggi presente corrisponda a quella storica perché non ne sarei proprio certa.
Mi piacerebbe che qualche consigliere comunale si facesse carico di tutto questo” chiosa la Monteforte.

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