“Theresa is una beela girl, don’t you think Luciano?” La Tela di Winnie di Jose Mantineo

Churchill mi squadrò senza darlo a vedere, con occhi che contenevano molte forme di vita. Quindi, riartigliata con garbo la scatola indocile, mi dedicò un accenno di sorriso, una scorrucciata che valse un pieno di onde di forza .. che sembrò attraversarmi fulmineamente. Quello fu il contatto, una campata di ponte …

Negli anni 50 del secolo scorso, essenzialmente tre furono i fatti che riportarono Siracusa nel focus nazionale ed internazionale. L’inizio della costruzione del mega polo chimico industriale lungo il territorio costiero a nord della città, attraverso Targia, Melilli, Priolo e fino ad Augusta, che ci costò la perdita di quel lungo tratto di costa così bella e piena di storia. Poi fu la volta della Lacrimazione della Madonna, nell’agosto-settembre del 1953. Infine, nell’aprile del 1955, fresco dimissionario dal suo Gabinetto, venne a Siracusa in vacanza Winston Churchill, il vincitore indiscusso della seconda guerra mondiale e uno dei tre grandi (con Roosevelt e Stalin) che, già nel febbraio del 1945, a guerra non ancora terminata, decisero a Jalta l’organizzazione del mondo dopo la guerra.

Forse si trattò dell’ultimo vero Grand Tour a Siracusa. Da Nelson a Churchill, gli Inglesi ebbero molto chiara la valenza strategica e culturale della città. E Churchill peraltro era stato già altre due volte a Siracusa, prima della guerra e, secondo alcuni, anche nel 1943 appena dopo lo sbarco degli angloamericani in Sicilia.

Il romanzo di Jose Mantineo – La Tela di Winnie Nuova Strige Editore – ci ricorda la storia di quel terzo soggiorno siracusano di Churchill, della moglie Lady Clementine Hozier e del suo seguito, fatto di amici fidati, segretario, viceconsole, valletto e guardia del corpo, presso il Grand Hotel Villa Politi, magnifica villa ottocentesca edificata dalla nobildonna austriaca Maria Teresa Laudien nel 1862, ispirata dal suo compagno, il pittore siracusano Salvatore Politi, definito “l’Ultimo dei Greci” dallo storico prussiano Von Wartemburg. Poco più di una decina di giorni, Churchill, detto Winnie, li trascorse nella pace e nelle agiatezze di Villa Politi e del lussureggiante parco della Latomia dei Cappuccini. Di quel soggiorno, nonostante tutto, risultato alquanto movimentato, ci apre un sipario laterale proprio un cameriere del Gran Hotel, Luciano Magnano un venticinquenne sveglio, curioso e che vuol coltivarsi culturalmente. Churchill, che è un gran volpone, capisce al volo le qualità di Luciano e perentoriamente chiede al direttore dell’Hotel di destinargli Luciano come assistente fisso. Così avviene e da quel momento Luciano diventa i nostri occhi e le nostre orecchie, piacevolmente infiltrati nelle dinamiche pubbliche e private del grande personaggio, rubando qua e là frasi interrotte, smozzicate, le mimiche e soprattutto le visite che lo statista riceve. Luciano viene così a comporre, raccontandolo a noi, un quadro che porta la scritta “vacanze”, ma si legge “intrighi”, procedendo come in una deduzione investigativa degna di una commedia gialla, nella quale sono peraltro maestri gli anglosassoni. Giorno dopo giorno, particolare dopo particolare, un secchiello del ghiaccio dopo l’altro, una seduta di pittura amena, un’escursione, una visita, prende forma nel narratore Luciano, un’inquietudine, un’idea confusa, ma esatta, come finirà per scoprire, confrontandosi col suo mentore e preparatore umanistico, il professore Gaetano. Nel dipanarsi delle giornate degli ozi siracusani, Churchill riceverà le visite dell’ambasciatrice americana Clare Boothe fervente anticomunista e moglie del grande Editore Henry Luce, editore anche di Churchill. Altri personaggi chiederanno udienza o faranno visita a Churchill, italiani, i primi, canadesi e americani gli altri. Tra gli italiani vengono tratteggiati sinistri personaggi di ambivalente estrazione, tra il faccendiere e i servizi segreti, arrivano inoltre ex comandanti partigiani, arrivano anche misteriosi regali e lettere in latino, di stretta decifrazione e interpretazione, tenendo conto del fatto che Winnie era un massone. Lo sfondo dell’intrigo internazionale che ci spalanca l’Autore è quello della guerra fredda, le mosse del blocco atlantico e dei suoi agenti, il mistero del carteggio tra Churchill e Mussolini, per recuperare il quale il S.O.E. (il servizio segreto militare britannico al tempo della guerra) operava stabilmente in alta Italia e trattava con taluni capi partigiani. Tanta carne al fuoco, ma sarà meglio rinviare i particolari alla lettura.

Scarmigliata e con la notte ancora attaccata ai residui di trucco, Theresa pronunciò i petali ormai impertinenti delle sue labbra sino a lambire le mie, un saluto come di angelo riluttante che fatichi a congedarsi da un qualche furore celeste.

Parlare di Theresa Miles, la seducente assistente anglomalese di Lady Clementine Churchill, richiede molta prudenza al recensore, perché è il personaggio chiave, quello che imprime la svolta esistenziale al cameriere-narratore Luciano. Chi è veramente Theresa, si chiede ad un certo punto Luciano. Già… Gli eventi accadono, non c’è più tempo, Churchill sta terminando le sue vacanze a Siracusa e così, nell’ultima parte del romanzo, grazie allo scambio amoroso, fiduciario e complice tra Luciano e Theresa, la storia ha la sua epifania, il non ritorno, lo sbocco nell’altrove mentale che non si sapeva di possedere. A tutto questo fa da sfondo la bellezza assoluta della luminosità dei Cappuccini, quanto la tranquilla, dolce solitudine di Ortigia sotto la luna, grazie alla quale prima Luciano conquista l’esotica e misteriosa assistente e poi la fa struggere per la bellezza che ambienta un addio.

… i tanti perché della nostra splendente città quale posto ideale per certe faccende: lenta e assente senza essere quieta …

Siracusa, i suoi quartieri, la Borgata, l’Arsenale, Ortigia, è il paesaggio di sedimentazione e decifrazione dei drammatici interrogativi che nascono a Villa Politi. Tutto parla della città e del suo spirito, in questo romanzo, persino i suoi figli illustri, i Maiorca, i Randone, i Lo Bello, appaiono come Lari e Penati che aiutano a scegliere una direzione. Una città dolce e protettiva, quella descritta in una delle più belle scene del romanzo, insieme alla più impietosa descrizione socio-antropologica di una certa categoria di siracusani, a cura del prof. Gaetano.

Volevo darmi pace, volevo che tutti i particolari che avevo già ripassato durante la notte aderissero ora sereni alla calamita che era quel bisogno, da cui poi distillare l’essenza vitale, l’alfabeto vivo, la lingua dei presagi lieti che avrei ascoltato e riprodotto per gli anni a venire …

Jose Mantineo è uno di quegli Autori del quale riconoscerei subito lo stile, se mi chiedessero di indovinare a chi appartiene un brano senza conoscerne la paternità.

La sua scrittura è rigogliosa, ricchissima di lemmi, aggettivi, avverbi, strabordante ma rigorosamente ordinata nel periodo, nel quale niente è fuori posto, come da buon neomarinista. Questo Autore mette molta cura nella scelta dei termini e, nella relativa ricchezza ragionata,  la costruzione che ne esce fuori suona di una vera armonia fonetica e fa da quinta pittorica e insieme da accompagnamento musicale alla scena che si sta descrivendo. Oltretutto questa prepotente ricchezza dell’ornato linguistico non risulta mai pesante perché, per non casuale compensazione, il testo è inframmezzato da deliziosi siparietti in vernacolo siracusano, alcuni dei quali ci strappano un sincero sorriso di adesione, divertimento e complicità.

Efficace la soluzione narrativa del ritrovamento del manoscritto di memorie e, comunque la si pensi sullo schieramento che sarà scelto da Luciano, io ho trovato potente e incoraggiante il finale affidato all’illuminazione di autocoscienza, appena accennata, del modesto manovale Pietro, che fa il rinvenimento. Modesto, ma curioso, appunto…

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