Sbarcano a Creta il lavoro sul teatro all’aperto di Lampedusa e sui tre progetti di nuove costruzioni su resti archeologici a Siracusa dell’architetto siracusano Vincenzo Latina.
Il Centro Architettura Mediterranea (CAM), nell’ambito delle attività della Settimana dell’Architettura 2023, su iniziativa del professore della Scuola di Architettura del Politecnico di Creta Nikos Skoutelis e in collaborazione con il Comitato Architettonico del CAM, ha infatti voluto organizzare una mostra dal titolo “L’Architettura di Vincenzo Latina” dal 3 al 14 ottobre. E il 5 ottobre, nella sala conferenze del CAM alle 19, l’architetto terrà anche una conferenza “L’antico è contemporaneo”.
Nello spazio espositivo dell’Arsenale Grande di Chanià avranno spazio alcuni progetti realizzati in Ortigia: La corte dei Bottari, Il Giardino di Artemide, Il Padiglione di ingresso agli scavi dell’Artemision, e il “recupero della cava tra Punta Sottile e Cala Francese a Lampedusa”
“Ortigia, Creta e Lampedusa sono tre isole del Mediterraneo accomunate da vicende antiche e contemporanee – spiega l’architetto Latina -. Sono “testimoni” di eventi collettivi che travalicano il confine stesso dell’isola e del mare che le contiene.
A Siracusa, nell’isola di Ortigia e nell’entroterra della città, sono evidenti le tracce antiche di una grande colonia greca che in passato ha superato in potenza e ricchezza perfino le città di origine, dalle quali ha importato non solo la cultura, l’alfabetizzazione e la lingua, ma anche le principali tecniche di costruzione delle città, palazzi e templi, e di produzione agricola.
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Ne sono la prova una innumerevole serie di reperti, edifici ed opere artistiche riconducibili alle influenze dei Dori e degli Ioni, della civiltà della Magna Grecia.
I tre progetti realizzati nell’isola di Ortigia fanno parte di un’unica strategia. Simili ad un “Filo di Arianna”, traggono le esperienze e ne sviluppano visioni, attraverso la “Memoria Immaginativa” che diventata connessione ideale tra visione personale, autoriale e sentimento comune.
I progetti sono stati immaginati nel solco della ricostruzione avvenuta nei millenni. Sono in parte scaturiti dallo studio delle testimonianze dell’ambiente fisico, quelle visibili assunte a “patrimonio materiale” (i flessi murari, le tracce del sottosuolo, i resti del passato) e del “patrimonio immateriale”, quello invisibile (il mito, le tradizioni, la letteratura), che costituisce l’identità storica dei luoghi, particolarmente avvertita in alcune città.
Le tracce, i resti visibili, il patrimonio invisibile, come letteratura, mito, storia e immaginario, sono fondamentale strumento del progetto contemporaneo, nelle quali l’architettura si pone in continuità non formale, ma ideale, tra antico e presente, locale e globale.
E poi Lampedusa, che rappresenta il punto di accesso d’Europa posto nell’estremo Sud, più vicina all’Africa che all’Italia, recentemente diventata il teatro più tristemente noto del dramma delle migrazioni. Si tratta di migrazioni di popoli, delle loro angosce, gioie e dolori, di una umanità in cerca di speranza. Per tali aspetti è l’area stessa a suggerire il carattere del luogo che diventa testimone della riflessione e della sospensione metafisica.
Allo stesso modo accade con le isole greche che fungono da avamposto tra oriente ed occidente, nelle rotte migratorie di popoli in fuga provenienti dal continente euroasiatico”.
La mostra di Vincenzo Latina a Chanià è un’occasione di conoscenza e riflessione di eventi contemporanei che accomunano differenti comunità del Mediterraneo. A distanza di millenni tali comunità ci rendono partecipi di un futuro caratterizzato da una visione comune, dalla conoscenza e l’adozione di scelte coordinate nel rispetto e nella comprensione della peculiare molteplicità delle differenti culture.
La mostra di Chanià a Creta diventa così una palese testimonianza dell’interesse comune nel ritrovare costanti rimandi ed echi di un patrimonio passato, di una visione presente e di una auspicabile programmazione futura.

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