Cosa dovrebbe diventare il “Premio Vittorini”

Spentesi le luci su questa 22ma edizione del “Premio Vittorini”, ho ripescato, nel mio pc, miei vecchi articoli che avevo dedicato alle edizione del “Premio”, quando l’Ente promotore era la Provincia regionale – articoli scritti nel passaggio da Bruno Marziano a Nicola Bono, Presidenti alla guida dell’Ente. Il “Premio” (peraltro inaugurato da Mario Cavallaro, Presidente della Provincia) aveva goduto di maggiori opportunità finanziarie sì da consentire ai promotori/ideatori (Enzo Papa e Arnaldo Lombardi) spazi più ampi di relazioni con il mondo letterario nazionale, conferendo al “Vittorini” un’attrazione mediatica e culturale più elevata.

Ciò diede alla Rassegna letteraria uno spessore ed una proiezione maggiore, accostandolo alle rassegne letterarie consolidate e di più vecchia storia – lo “Strega”, il “Campiello”, il “Viareggio”,  il “Bancarella“, ecc.– “ripetendone” le caratteristiche. Peraltro, le sontuose serate dei premi a scrittori e scrittrici, nelle tante edizioni del “Vittorini” al Teatro greco di Siracusa, con il presentatore di fama nazionale, l’artista o la cantante di sicuro richiamo, con le decine e decine di letterati, artisti, scrittori, giurati, ecc., costituiva per il numeroso pubblico assiepato nella cavea del Teatro un’occasione di spettacolo di sicuro successo.

La differenza più significativa rispetto alle altre Rassegne di storia più antica era che queste ultime si inscrivevano ed erano scaturite – rispecchiandone le istanze profonde – in quel “mondo delle Lettere” nazionale che aveva una lunghissima tradizione e che gravitava nel Centro-Nord del paese, la realtà di maggiore confronto linguistico-letterario. Tra produzione e consumo culturale, l’80% delle case editrici; alta percentuale di vendita di libri; le principali “pagine culturali” di quotidiani e riviste letterari; il confronto/scontro tra intellettuali – tra “battaglia culturale” e formazione dello “spirito pubblico” –; alto tasso di partecipazione alla lettura; promozione di eventi culturali e di sostegno del “libro” ecc., tutto ciò trovava in quella parte del paese il contesto di maggiore estrinsecazione. Quei “Premi letterari” hanno costituito, e continuano a farlo, l’occasione di rispecchiamento di un variegato arcipelago di attrazione, interesse e vivacità culturale della “promozione” letteraria nazionale.

Non a caso, pur accanto alla esperienza dei “Premi letterari”, in quelle realtà sono via via nati – nel clima della centralità delle “piazze urbane” –, ed estesi ancor più, tante manifestazioni, quali: “Mantova letteratura”, “Torino spiritualità”, “PordenoneLegge”, “Festival della mente di Sarzana”, “FestivalFilosofia di Modena”, e decine di iniziative simili – e senza andare lontano, anche “A tutto volume”, a Ragusa, iniziava a ritagliarsi uno spazio, oggi consolidatosi con un diffuso coinvolgimento popolare.

Ragusa “A tutto Volume” Ed. 2023

Ora, se è vero che il “Premio Vittorini” si era ritagliato nella realtà letteraria uno spazio significativo (opera meritoria agli ideatori), con una rassegna di rilievo nazionale – facendo dello scrittore siracusano il vettore simbolico della relazione tra letteratura e società –, ciò che restava scoperto era lo “scarto” tra la Rassegna in sé – compresa la sontuosità della manifestazione finale al Teatro – e la condizione più generale del debole respiro culturale della città, nei suoi elementi più eclatanti: scarsa-bassissima vendita/lettura del “libro” a Siracusa, povertà del carattere molecolare della partecipazione al “mondo delle lettere”; una “politica culturale” povera rispetto all’obiettivo di elevare il “punto medio di competenza intellettuale della comunità”.

Ed è proprio alla luce di questa riflessione che, già in quegli anni e con vari articoli di stampa, iniziavo a suggerire proprio l’idea di riscrivere la formula del “Vittorini” dentro un contesto più ampio e variegato che senza far venire meno l’ideazione originaria di premiare 3-4 opere letterarie dell’anno in corso, ne aggiustasse il tiro, ripensando la Rassegna come un momento corale di partecipazione culturale e letteraria, con una ideazione tematica costruita/pensata un anno prima, coinvolgendo le scuole, operando una miscela di più “linguaggi culturali”, per tradurre il momento realizzativo della Rassegna a fine settembre, con la formula di un vero e proprio “Festival letterario”, coinvolgendo vie e piazze delle città, con partecipazione popolare, coinvolgimento dei giovani studenti e universitari, con tutte le librerie e i piccoli editori della provincia coinvolti, e via dicendo.

Se da quattro anni a questa parte, va riconosciuto al suo ideatore (Enzo Papa) il merito di aver resuscitato il “Vittorini” – ascrivendolo anche al nome e al ricordo di Arnaldo Lombardi, inserendo la sezione di premio per la “piccola editoria” –, prontamente sostenuto dal Comune di Siracusa, col contributo di Confcommercio ed altre risorse private, pur con opportunità finanziarie molto più scarne rispetto a 10-15 anni fa, oggi va aperta, tuttavia, una riflessione con lo scopo di ripensare ideazione e tematiche (già in queste settimane) in vista dell’edizione 2024. Motivare un coinvolgimento diffuso e capillare delle scuole medie e superiori, stimolando dirigenti e docenti, suscitare tra quanti in queste ultime edizioni hanno svolto un ruolo anche “informale”, provare ad inscrivere la Rassegna dentro una “parola-chiave”. E pur prevedendo il “concorso letterario” per la narrativa, tradurre la manifestazione in un vero e proprio “Festival letterario” da svolgere a fine settembre, a scuole aperte. Anziché pagare 5 mila euro ad un presentatore, quella cifra può coprire le spese per 4-5 scrittori/scrittrici di rilievo nazionale per conversare con studenti dei Licei di Siracusa.

Insomma, un “Festival Vittorini” – conferendo ugualmente il premio a 3-4 libri, decisi da Giuria e lettori –, in cui il perno fondamentale sia dato da una variegata occasione di incontri culturali e tematici, di presentazione di libri, che veda un’ampia parte della città convolta e partecipe. Dal nuovo “Vittorini”, un contributo ad un’idea moderna di “politica culturale.

In questione non è un problema di risorse, o meglio, lo è nel senso che solo se ci si convince che è questa la finalità da raggiungere, mobilitando competenze già presenti e disponibilità volontarie, la questione delle risorse più ampie potrà trovare vie più ampie.

(Magari con il coinvolgimento di Enti ed Istituzioni nazionali, NdR. In Copertina foto di una edizione del Premio al Teatro Greco)

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