L’élite di governo delle volpi e quella dei leoni

Vilfredo Pareto, economista (famoso il suo “diagramma” che rifletteva le possibili variabili che potevano interferire su un determinato fenomeno) e sociologo del secolo scorso, nel ‘Trattato generale di sociologia‘ parla, a proposito del rapporto tra governanti e governati, di élite delle volpi ed élite di leoni. La sua teoria è stata oggetto nelle settimane scorse di dibattito da parte di noti intellettuali e giornalisti (tra questi ultimi Antonio Polito del Corriere della Sera).

Secondo Pareto si possono individuare due tipi di governo: quello delle élite delle volpi e quello dell’élite dei leoni. Il primo si basa sull’astuzia, sulla capacità di adattarsi senza scossoni ai mutamenti sociali, di mantenere il consenso attraverso la “manipolazione” clientelare degli interessi (consistente in scelte politiche ed economiche mirate a favorire ora questo ora quel gruppo sociale) e perfino dei sentimenti popolari, prospettando ad esempio il pericolo di un governo autoritario in caso di cambiamento.

I governi della DC sono stati, secondo me, espressione tipica dell’élite delle volpi.

Il governo dell’élite dei leoni (Antonio Polito lo chiama delle non élite) si presenta come quello che dà la zampata al caos, che ripristina l’ordine e l’imperio della legge. Il motto è “legge e ordine”. Più che ad affrontare la complessità dei problemi, dando soluzioni ragionevoli, punta sull’impatto comunicativo e a trasmettere messaggi muscolari come “la pacchia è finita”, sull’uso di un linguaggio di cesura con quelli che c’erano prima. Questa (non) élite dei leoni è alla costante ricerca di “capi mitici” e crede di trovarli in personaggi improbabili che odiano i gay, i neri, gli immigrati, che detestano le femministe.

Questi tratti identitari sono tipici della (non) élite dei leoni che sta al governo. Il recente ed insensato giro di vite contro la delinquenza minorile, che è davvero un problema complesso, che cos’è se non un manifesto di ostentazione di una “cultura” giudiziaria populista infarcita di slogan come “tolleranza zero”? Ma è anche una (non) élite camaleontica, che usa con disinvoltura due registri comunicativi antitetici, a seconda che stia all’opposizione o al governo.

Al di fuori degli schemi di Pareto, presi a pretesto, il problema del centrosinistra è quello di preparare un’alternativa credibile all’attuale destra ma, e mi dispiace dirlo, non vedo ancora avanzare un credibile progetto di rinascita e una leadership all’altezza del compito.

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