Dal comunicato ‘orfano’ sui concerti al Teatro greco alle dichiarazioni ‘creative’ di Nuccio La Ferlita. Ma la “vera” relazione non c’è

La vicenda del comunicato sui concerti al Teatro Greco, come spesso accade a queste latitudini, ha le caratteristiche di un serial televisivo: via via si arricchisce di colpi di scena, vede la compresenza di numerosi coprotagonisti, rischia di rimanere con un finale aperto… in questo caso da intendersi come ‘nessun responsabile’. Ma mentre qualche nebbia si dirada (con l’ultimo intervento del Soprintendente Martinez) vale la pena di approfondire la questione sin dalla sua ambigua nascita, dalla sua incerta paternità.

Il comunicato sulla terza edizione di Siracusa Stelle al Teatro Greco di Siracusa appena conclusasi “segnando una stagione da record”, non viene inviato alle redazioni giornalistiche dall’Associazione Puntoeacapo e Shake it, che hanno operato in collaborazione con l’associazione Development e GG Entertainment, né tantomeno dal direttore artistico Nuccio La Ferlita, come sarebbe stato giusto, bensì dall’Ufficio stampa del Comune che subito, avvertito dello scivolone che si prospettava, ha voluto chiarire di non esserne l’autore. L’autore no ma sicuramente lo ‘sponsor’, c’è da dire.

E d’altra parte nel comunicato (indizi che fosse scritto da altri, in assenza di una firma chiara, da cogliere solo nel logo presente nel margine superiore dell’A4 e nei ringraziamenti urbi et orbi) il primo cittadino Francesco Italia viene indicato come il promotore, insieme “alla Regione Siciliana, agli assessorati regionali al Turismo, sport e spettacolo e dei Beni Culturali e dell’identità siciliana”, della stagione musicale.

Virgolettate le sue parole: “La stagione dei concerti appena conclusa ci conferma che il binomio musica-Teatro Greco funziona. Forti dell’esperienza dello scorso anno e visto l’assoluto valore degli artisti, eravamo certi del successo di pubblico, che non ha minimamente risentito delle difficoltà di un’estate che pure ha avuto non pochi imprevisti. La professionalità degli organizzatori, la serietà delle maestranze e la sinergia tra enti pubblici e privati coinvolti hanno fatto il resto. Mai per un solo istante si è persa di vista la tutela del monumento, che è stato il vero valore aggiunto delle performance. Il pubblico lo ha compreso e mi piace pensare che, grazie a queste serate di rara suggestione, alcune migliaia di persone hanno conosciuto per la prima volta il Teatro Greco e Siracusa.”

Che dire: come in tante altre dichiarazioni dello stesso Italia o di altri suoi assessori non si riesce a distinguere tra pubblica amministrazione e società privata. La condivisione è assoluta e viene sarcasticamente stigmatizzata da un commento dell’archeologo Fabio Caruso (che sarà poi intervistato da La Sicilia): “È un mondo al contrario: amministratori pubblici che parlano da impresari e impresari che parlano da amministratori pubblici”.

Ma prima ancora di dedicarci alla fantomatica relazione archeologica di cui parla Nuccio La Ferlita, ciò che colpisce nel comunicato è la chiamata in ‘correità’ – ci si conceda il termine perché per noi è davvero una ‘chiamata in causa’ – delle più alte Istituzioni preposte alla tutela e alla salvaguardia di un monumento raro e prezioso: la Soprintendenza e l’ente Parco archeologico.

Lasciamo stare gli ‘speciali’ – ossequiosi – ringraziamenti al sindaco, all’assessore Granata, alla Fondazione Inda e alle sue maestranze (omaggiati con entusiastici apprezzamenti: l’uno “che ama la sua città e la musica”, l’altro “colto intellettuale”, la fondazione “un’eccellenza Italiana di assoluto pregio e competenza”), e ancora agli organismi regionali, che hanno contribuito alla riuscita degli eventi, ma che, va detto, lo hanno fatto alla luce del sole e con vanto e che quindi oggettivamente andavano ringraziati, ma la Soprintendenza e l’ente Parco?

La Soprintendenza avrebbe ‘studiato’ con gli organizzatori ogni fase di allestimento e messa in scena per la conservazione e protezione del monumento; il Parco archeologico della Neapolis “compreso tutto (!) il personale senza risparmiarsi ha guidati gli organizzatori in una “mission” molto delicata perché realizzata in un bene di massimo pregio e di assoluta importanza nel mondo” (come se bastasse il riconoscimento della unicità di quello che è stato trasformato in una qualunque location per giustificarne il suo abuso). Che dire? Una totale unicità di intenti, quindi. Una piena simbiotica condivisione di tutto. E allora, se è vero che i due enti sono stati parte attiva in ogni momento della stagione musicale (e non ci risultano prese di distanza da queste affermazioni), più grandi sono le loro responsabilità nell’aver consentito la mercificazione del “bene di massimo pregio” e non solo rispetto agli eventuali danni che il teatro potrebbe registrare. Anche ‘semplicemente’ come accettazione dell’uso/abuso del monumento.

E veniamo quindi alla relazione degli archeologi “privati“, incaricati dagli stessi organizzatori degli eventi “di controllare la tutela del bene”, che “confermano che il Teatro Greco di Siracusa e la sua pietra si è nutrito di “note buone e che “a fine rassegna dichiarano, senza alcuna possibilità di smentita, che il pubblico e il suono dei concerti non hanno minimamente intaccato la salute del monumento e questa è per noi tutti una grande vittoria”.

La dichiarazione – a questo punto pensiamo di poterlo dire con certezza – di Nuccio La Ferlita ha lasciato molti (purtroppo non tutti) di stucco. Di quale relazione parla il direttore artistico se il teatro tutto, cavea e orchestra, è ancora ‘imballato addirittura prospettando come impossibili eventuali smentite? “Come pochi sono consapevole della preziosa delicatezza e unicità del nostro Teatro Greco (sic!), ma ritengo che la qualità degli spettacoli e la perfetta organizzazione degli stessi abbiano preservato senza se e senza ma l’integrità del monumento”. “Senza se e senza ma” gli ha fatto eco il profetico assessore Granata.

Che l’esistenza della relazione (per come l’abbiamo intesa in molti, cioè la relazione che dovrà attestare la perfetta integrità del monumento quando verrà liberato dalle impalcature) fosse una bufala è stato così evidente che la richiesta di accesso agli atti per conoscere tale ‘relazione’, presentata dall’avv. Corrado Giuliano e sottoscritta da alcuni cittadini, a noi è parsa niente più che una provocazione, utile in quanto tale.

La Ferlita avrebbe forse potuto chiuderla lì dicendo subito di cosa si trattava piuttosto che alimentare le ipotesi fatte da alcuni (ma per noi comunque illogiche e immotivabili) e cercare ancora di prendere in giro, di offendere l’intelligenza (proprio nel senso etimologico del termine) di quei tanti che lui “apprezza e stima” quando accorrono ai concerti e che invece probabilmente non sono neanche pienamente consapevoli delle criticità del luogo in cui siedono (lamentandosi alcuni di non poter ballare e saltare come sarebbe giusto che si possa fare a un concerto di musica moderna).

Ma La Ferlita ha invece insistito in dichiarazioni alla stampa e in interviste online. E ha raggiunto l’apice… dell’ineffabile perché davvero non sappiamo come definire questo suo comportamento.

Il 6 settembre in un’intervista a SiracusaOggi la relazione, nelle parole del ‘pacato’ La Ferlita, diventa “una perizia redatta da un archeologo privato che, sotto la sua responsabilità, deve monitorare e certificare che le operazioni di allestimento del palco siano state svolte correttamente e che non vi siano stati episodi che abbiano causato danni al teatro greco. Nella sua relazione, l’archeologo ha scritto che non ci sono stati problemi di sorta” e questo La Ferlita lo dice prima di riportare il discorso sulla grande stagione appena conclusa, su quella che verrà con artisti internazionali, sul maggior appeal di Siracusa che “rispetto a Taormina, un piccolo paese, è tanta roba” (sic!) e che quindi vuole far restare assolutamente nel raggio della sua azione di imprenditore privato.

La vera relazione, quella a smontaggio impalcature, finisce nell’intervista “nel faldone stagionale, ancora da completare … Un’analisi ancora più approfondita sullo stato di salute del monumento. Ma su questo aspetto, si attendono gli esiti degli studi recentemente affidati dal Parco Archeologico di Siracusa e che permetteranno finalmente di disporre di dati scientifici, al di sopra di ogni sospetto” (studi che, per maggior comprensione di chi legge, ricordiamo essere altra cosa rispetto alla ‘relazione’ che si attende a teatro liberato dalla sua gabbia dopo 8 mesi).

Scusi La Ferlita – gli chiediamo eventualmente leggesse questo articolo se vorrà risponderci -, ma non aveva parlato di una relazione di “fine rassegna” e non di “inizio rassegna”? Che fa? Gioca con gli equivoci?

Ma La Ferlita non demorde. Dopo l’intervento del Soprintendente che, ricevuta finalmente da lui la relazione, spiega: “Non è una relazione sullo stato di salute del teatro ma soltanto sui lavori effettuati per gli allestimenti dei palchi (secondo le prescrizioni impartite dalla Soprintendenza, chiarirà Martinez in altro intervento). In ogni caso non poteva essere una relazione archeologica in quanto il teatro è ancora coperto”, l’ineffabile La Ferlita riconferma a TamTamTv: “I nostri archeologi hanno scritto chiaramente che nessun danno è stato arrecato con il montaggio degli allestimenti. Non pensa che i tecnici della soprintendenza sarebbero intervenuti subito notando il minimo problema?”.

La Ferlita La Ferlita… ma perché continua a far finta di non capire? Davvero pensa di aver a che fare con dei minus habentes?

Certo che, comunque, bisogna riconoscergli del talento. Alcuni passaggi nella video intervista sempre a SiracusaOggi sono da non perdere. Ne citiamo alcuni, quelli che più ci hanno colpito.

Intanto il suo “volare alto” sulle polemiche: “Non so di nessuna polemica perché non leggo i giornali, non ho più tempo, le polemiche non mi appassionano, è uno sport troppo praticato … Preferisco lavorare, produrre ambienti gioiosi dove si lavora duramente anche ma con passione, un lavoro meraviglioso quello di organizzare i concerti”. “Polemiche fondate sul nulla” rimarcherà a TamTamTv.

Forse si potrebbero organizzare altrove, chiedono in studio. “Eh no! Un artista che fa 10 o 20mila incassi altrove, per venire in Sicilia, affrontare maggiori costi, si lascia attrarre solo dalla unicità dei luoghi”.

Semmai sempre nel Parco archeologico ma non al teatro?Perderesti uno dei due attrattori principali: uno la musica, l’altro il luogo dove la fai. Parchi archeologici in Italia ne abbiamo tantissimi ma non con l’appeal del teatro greco”.

Si è parlato di un’arena mobile stagionale all’Ara di Ierone!Ma magari!!! Si facesse pure un’altra struttura perché lo spazio c’è e la proposta artistica non manca. Perché poi non è che tutti devono suonare al teatro: è una location per pochi! Altri spettacoli si possono fare nel Parco (Perché no! E perché non all’anfiteatro romano? E altri palchi tirati su alla bell’e meglio negli angoli più suggestivi? Che ne dice?). Ormai si sa che gli artisti non vogliono più andare negli stadi, dove si fanno solo le tournée” (afferma dal suo iperuranio).

Tutto si è fatto grazie alla volontà del sindaco e alla disponibilità della commissione regionale, alla grande collaborazione dell’Inda, della Soprintendenza, del Parco che comunque ha interesse a che si realizzino eventi che valorizzino il luogo” insiste (vorrà smentire almeno il direttore Carmelo Bennardo?).

Ma una parte dell’incasso va anche a loro?E certo! Su 12 spettacoli nelle casse regionali sono entrati tra i 100-150 mila euro. L’Inda anche ci ha chiesto spese per il mantenimento dell’impalcatura. Loro fanno un lavoro meraviglioso!!!” (risponde La Ferlita mentre pensa forse a quei 4 milioni e mezzo, o più, di incassi realizzati grazie ai 52mila spettatori data una media di 85 euro a biglietto).

“E – assicura a TamTamTv, evidentemente forte della stima fatta lampo stampo con potenti mezzi dai suoi marketing analysts che fanno il paio con i suoi archeologi – Conti alla mano – dice con il rumore classico di una calcolatrice in sottofondo – si parla di un Pil di almeno 18 milioni per Siracusa”.

E infine l’ultima battuta, impagabile, sugli 80mila euro dati come ‘contributo a fondo perduto’ dal Comune ma che non sono soldi direttamente dei siracusani perché frutto della tassa di soggiorno (!): “Una cifra irrisoria. Con 80mila euro si fa al massimo un concerto, un concerto e mezzo in una piazza di media importanza. Per far venire qui i Negramaro, che hanno fatto solo tre tappe: a Roma, a Verona e Siracusa, la location più piccola, dove ci vogliono tre giornate per equiparare gli incassi di una giornata all’Arena e di una e mezzo al Caracalla, oltre alle spese maggiori di viaggio, è chiaro che devi offrire qualcosa di unico. Non possiamo lamentarci quando le cose non si fanno e quando un’amministrazione ti aiuta per farle la si critica. Ma per favore, godiamo delle cose buone perché sono tante le cose negative”.

La Ferlita chiudeva il comunicato ‘delle polemiche’ con “Sarà un arrivederci?”.

Sì La Ferlita. Amiamo anche noi i concerti, la gioia e la bellezza. Fateli dove volete. Chiedete all’Amministrazione (anche se le elezioni amministrative e la relativa campagna elettorale non sono ogni anno) che vi ‘supporti’ individuando per questi eventi uno dei tanti luoghi di grande attrattività – semmai davanti al suo splendido mare – che Siracusa offre insieme a quella ricchezza storico-culturale che lei stesso esalta e di cui il Teatro Greco è il gioiello più prezioso da conoscere nella sua identità, non impacchettato. Spazi adeguatamente attrezzati che possano ospitare, come accade altrove, decine di migliaia di giovani liberi di scatenarsi, magari all’ex circuito recentemente venduto a privati. Con la sua competenza e professionalità saprà attrarre gli artisti più famosi, anche quelli internazionali, ne siamo certi.

Ma fuori dal Parco archeologico. Non solo dal Teatro. Quello è eredità intangibile delle generazioni future.

(foto dalle pagine fb del sindaco e degli organizzatori)

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