Quale futuro per il nuovo mercato ittico di Siracusa? Nostra intervista al vicesindaco Edy Bandiera

L’ottimista vice sindaco e assessore Edy Bandiera ne parla in quest’intervista, rispondendo alle nostre domande e osservazioni sui motivi dei lunghi ritardi che si sono avuti nell’iter di realizzazione del progetto, e su altre problematiche. Il mercato del pesce all’ingrosso di largo Arezzo della Targia venne chiuso nel 2005 in seguito a carenze strutturali e igienico-sanitarie riscontrate dall’Asp. Successivamente la struttura fu utilizzata per alcuni anni come deposito di biciclette e bus elettrici. Il Comune aveva pure pensato di mettere in vendita l’immobile ed invece nel 2015, durante l’amministrazione comunale Garozzo, si cominciò a parlare di una possibile riapertura del mercato nello stesso luogo. Venne redatto un progetto che partecipò con successo al bando regionale, con finanziamenti della Comunità Europea, su “Porti, luoghi di sbarco, sale per la vendita all’asta e ripari di pesca”. Nel giugno del 2018 al Comune fu concessa la somma di 2.985.851,32 euro pari al 100% della spesa ammessa relativa al progetto di “Manutenzione straordinaria e rifunzionamento del mercato ittico di Siracusa.   

Assessore Bandiera nelle settimane scorse ha dato per imminente la riapertura del Mercato ittico di Siracusa. A che punto si è effettivamente arrivati?

Siamo in fase di ultimazione dei lavori relativi alla manutenzione straordinaria e all’innovazione del mercato ittico. I lavori edili sono sostanzialmente terminati. Manca da montare la tribuna per la vendita del pesce all’asta e poco altro.

Anche perché la proroga per il completamento di tutti gli interventi del progetto, autorizzata dal Dipartimento Regionale della Pesca Mediterranea, aveva come data di scadenza lo scorso 30 giugno…

Quello è un aspetto burocratico di rendicontazione. Noi avevamo chiesto una proroga di due mesi che non riguarda però i lavori. Siamo comunque nei tempi, abbiamo pure chiesto il saldo del finanziamento e siamo a ridosso dei tre milioni di euro delle somme impiegate. Lo stato dell’arte è quindi che dal punto di vista burocratico è tutto a posto, i lavori edili sono terminati, ed è già stata assegnata la gara relativa all’acquisto di tutte le attrezzature e suppellettili.

A proposito dell’acquisto delle attrezzature e dei macchinari necessari per il funzionamento del mercato ittico, l’appalto per le forniture – per un totale  complessivo di poco più di 805mila euro – è stato affidato a una ditta di Siracusa lo scorso maggio. A dicembre il Comune aveva pubblicato un primo avviso per l’acquisizione di manifestazioni d’interesse, al fine d’individuare gli operatori economici del settore da poter invitare alla procedura per negoziare il contratto d’appalto. Nessuno però si era presentato e l’ingegnere Rizzo, Responsabile unico del procedimento (Rup), da noi interpellato ci aveva spiegato che era dipeso dagli attuali prezzi dei macchinari e delle attrezzature in questione, che sono mediamente aumentati rispetto a quelli previsti nel piano economico del progetto del mercato ittico risalente a più di cinque anni fa. Dato che per superare questo problema si è dovuto rivedere il piano economico, si è stati costretti a ridurre il numero delle attrezzature previste nel progetto originario?

Che io sappia non ci sono stati particolari problemi rispetto alle attrezzature previste, perché siamo riusciti a rientrare nell’acquisto di quelle occorrenti grazie a un importante ribasso d’asta da parte della ditta vincitrice della gara.

Comunque è un dato di fatto che i tempi per la realizzazione di questo progetto si siano dilatati. Quando venne presentato a Siracusa nell’auditorium del Consorzio dell’Area Marina protetta del Plemmirio – era il 17 dicembre del 2017 – qualcuno si sbilanciò prevedendo che la nuova struttura sarebbe stata pronta nel giro di un anno e mezzo! Ora, senza farne tutta la storia passo dopo passo, possiamo almeno ricordare che nell’ottobre del 2018 la Regione dispose il pagamento, a titolo di anticipazione, del 40% del finanziamento complessivo, ma la consegna per l’avvio dei lavori alla ditta vincitrice del bando venne effettuata dal Comune oltre due anni dopo, nel dicembre del 2020. E, come già detto, solo qualche mese fa si è riusciti ad espletare la procedura per la fornitura di macchinari ed attrezzature. Lei, pur non avendo fatto parte negli anni passati dell’amministrazione comunale,  sa il perché di tali slittamenti e abbondanti ritardi?   

All’epoca ero io l’assessore regionale alla Pesca che ha firmato il decreto di finanziamento. Ricordo anche quel passaggio dell’anticipo del 40% e la successiva lentezza, che senza dubbio c’è stata. Intanto dovuta al solito problema del numero ridotto di tecnici comunali che devono seguire molte pratiche. Poi, come mi è stato detto dagli uffici competenti, nel periodo in questione si sono aggiunti i ritardi dovuti alla situazione creata dalla pandemia di Covid che, tra le tante cose, ha rallentato pure la procedura per l’avvio dei lavori del mercato ittico.

Adesso che si è in dirittura d’arrivo per il completamento della struttura, attrezzature comprese, c’è da definire l’aspetto fondamentale della gestione commerciale. Come state procedendo?

Questo mercato ittico è di particolare innovazione e modernità. Addirittura l’asta del pesce si potrà fare con modalità online, quindi ad altissimo livello d’innovazione. A nostro giudizio sarebbe un errore completare l’allestimento con tutte le attrezzature strumentali, informatiche e quant’altro senza prima definire la gestione commerciale, perché comporterebbe il rischio di furti. Detto ciò, il modello di gestione che stiamo approfondendo è quello di un contenitore polifunzionale, in linea con quanto sta avvenendo nei mercati ittici più importanti del mondo dove non si va soltanto per l’acquisto del pesce all’ingrosso. Vogliamo, nella maniera più inclusiva possibile, mettere insieme la vendita all’ingrosso nelle prime ore dell’alba, la vendita al dettaglio, il consumo del pesce sul posto e tutta una serie di eventi di promozione della cultura e dell’identità marinara. In sostanza, realizzare un contenitore polifunzionale che faccia commercio, food, iniziative di valorizzazione del pescato locale, a cominciare da quello azzurro e di alto valore nutrizionale da sempre considerato povero, ma povero solo perché costa poco, per fortuna, mentre in realtà è ricchissimo. Accanto a tutto ciò cureremo, sempre in chiave moderna, la formazione degli addetti alla commercializzazione.

Tale e articolata gestione del mercato è chiaro che il Comune deve affidarla a figure professionali che siano competenti ed economicamente solide. Aggiungiamo che la riapertura di un  mercato ittico, di un contenitore polifunzionale, come l’ha definito ribadendone le caratteristiche, avviene quasi vent’anni dopo la chiusura del precedente. In un contesto ben diverso da allora, nel quale bisogna tenere conto della realtà della flotta peschereccia locale che nel frattempo si è decisamente ridotta. Fenomeno non certo solo siracusano ma generale. Ormai in mare ci sono meno pescherecci, soprattutto della piccola pesca artigianale, e ci  sono altresì meno pesci. Stando ai dati scientifici le cause sono diverse: eccesso di catture di alcune specie, inquinamento, effetti del progressivo riscaldamento delle acque che nel Mediterraneo ha raggiunto temperature preoccupanti. Fatto sta che nel nostro Paese il consumo medio di pescato catturato nei mari italiani è appena del 20/25% Tutto il resto è d’importazione. Per cui anche il mercato ittico siracusano non potrebbe certo funzionare solo col pescato locale. Inoltre, nel vuoto lasciato dalla chiusura nel 2005 del mercato ittico, è cresciuto e si è diversificato il ruolo di alcune aziende locali di tradizioni famigliari nel mondo della pesca. Le quali dispongono di proprie imbarcazioni che forniscono direttamente anche i ristoranti che lo richiedono; aziende che in alcuni casi hanno realizzato grosse pescherie per la vendita al dettaglio del pescato, sia fresco che trasformato. Non è che sia una situazione semplicissima. Che ne dice?

Devo dire, anche in base alla mia esperienza di assessore regionale, che a Siracusa abbiamo comunque alcune realtà tra le prime in Sicilia per storia, capacità imprenditoriale ed economica, adatte  per una gestione del mercato ittico che possa essere ampiamente condivisa. Le barche siracusane in giro per i mari siciliani sono in grado di disporre di quantitativi importanti. E siamo anche un sito rilevante di molluschicoltura. Abbiamo pertanto una potenziale forza imprenditoriale che spererei di poter coinvolgere tutta all’interno di questo mercato. E sono fiducioso che la memoria delle citate famiglie storiche di pescatori che operano a Siracusa,  unita a un certo orgoglio, possa declinarsi in chiave moderna e innovativa. Le attività di diversificazione collaterali cui accennavo, come la trasformazione del pescato e il  consumo sul posto, dovranno servire a dare forza all’intero polo. Che, se non sbagliamo qualcosa, sono convinto possa funzionare.

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L’ultima osservazione riguarda l’ubicazione della struttura in una zona di evidente degrado, davanti al cantiere abbandonato del fallito progetto di porto turistico Marina di Archimede dell’imprenditore Caltagirone. Di cui, ormai da troppi anni, sono rimasti nelle acque del porto i pilastri in cemento armato che avrebbero dovuto sostenere i pontili, che costituiscono pericoli per la navigazione e impediscono ai pescherecci di potere attraccare. Di recente la sezione di Catania del Tribunale Amministrativo Regionale ha ordinato all’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana di adempiere alla rimozione e alla demolizione delle opere realizzate ed abbandonate dalla società Marina di Archimede S.pA. Come già lo stesso Tar Catania aveva stabilito con una sentenza nel 2001 con la quale aveva annullato la concessione che nel 2007 il suddetto assessorato regionale aveva rilasciato alla società Marina di Archimede. Questo è avvenuto grazie alla causa legale intentata dalla società Eni Sustainable Mobility Spa titolare di due concessioni precedenti relative a due impianti di gasolio sulla banchina pescherecci, che non ha potuto più utilizzare. Dal canto suo, in tutto questo tempo il Comune è stato inerte senza prendere una decisa posizione su una situazione di palese degrado ambientale. L’annunciata riapertura del mercato ittico non dovrebbe imporre un atteggiamento più deciso e immediato anche per la riqualificazione dell’area?      

Non so se si possa attribuire un atteggiamento d’inerzia all’amministrazione perché quella concessione è stata il frutto di un rapporto fra il Demanio e una società privata dove difficilmente il Comune avrebbe potuto inserirsi. Ho difficoltà a capire come il Comune poteva intervenire, ma senza dubbio la realizzazione del mercato ittico impone una riqualificazione dell’area. Una priorità che riguarda le parti stradali di competenza del Comune; ma pure per le parti demaniali e di competenza dei privati ci faremo parte dirigente, intervenendo politicamente e, se occorre, battendo i pugni sul tavolo affinché tutti si muovano nella stessa direzione. Che è quella di riqualificare un luogo e un contesto che possa portare sviluppo economico alla città.

 

                                                                                                                             

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