Intervista al segretario provinciale della Fillea (edili Cgil) Salvatore Carnevale

In questi giorni nello stabilimento Sasol un’impresa edile non solo non ha fermato l’attività lavorativa nonostante il caldo torrido ma, pur in presenza di un incendio a circa 20 metri dal cantiere, ha costretto gli operai a continuare a lavorare – denuncia infervorato Salvatore Carnevale segretario provinciale della Fillea, il sindacato degli edili della Cgil -. I lavoratori sono trattati come delle bestie.

Non è intervenuta la sicurezza della fabbrica?

Nessuno. In base alla 148/2015, con temperature superiori ai 35° C percepiti, le attività lavorative all’aperto devono fermarsi. Ma la pratica è tutt’altra cosa. Nel 2021, incrociando i dati, abbiamo constatato che l’85-90% delle imprese non rispetta la legge. È quindi un fenomeno molto esteso e da molto prima del 2019 quando l’ondata di calore raggiunse i 48,8° C. Anche l’anno scorso abbiamo avuto temperature superiore ai 35° C e per oltre 50 giorni. Quest’anno è andata peggio, nonostante sia aumentata la sensibilità da parte delle imprese. Posso dire con rammarico che solo noi Fillea effettuiamo campagne di sensibilizzazione che ci hanno restituito almeno qualcosa di positivo. In queste ultime settimane abbiamo realizzato decine di segnalazioni alla prefettura, rimaste inascoltate, compiuti diversi sit-in in tutta la Sicilia e continuiamo con le denunce. Abbiamo inviato a tutti i sindaci la richiesta di emanare un’ordinanza comunale restrittiva. Solo tre sindaci ci hanno risposto (Palazzolo, Priolo e Floridia) e ci hanno chiesto di collaborare nella stesura dell’ordinanza, gli altri comuni tacciono. L’ordinanza dichiara che dopo le 11:00, in presenza di determinate condizioni atmosferiche, il lavoro va sospeso. Certamente questo non risolve i problemi, ma è un primo passo. A noi serve creare attenzione e sensibilità ovunque. I Comuni dovranno eseguire controlli con la polizia locale e intervenire in base ai dati trasmessi dalla stazione della Protezione Civile (una delle migliori) per poi segnalare all’ente preposto. Ma noi affermiamo che serve l’automatismo della prestazione, cioè la legge deve essere applicata in automatico. Questa proposta inviata al Ministero del Lavoro non ha ricevuta nessuna risposta.

Chi deve fermare le attività?

Sono gli istituti di vigilanza. Se interviene l’istituto di vigilanza e vede che l’azienda non rispetta la legge la ferma, ma solo per quella giornata. Poi il cantiere il giorno dopo può ricominciare come se nulla fosse. Abbiamo proposto di porre stazioni meteo in ogni Comune della provincia. Ce ne vorrebbe almeno una per ogni Comune e altre vicine agli agglomerati industriali. Ci dovrebbe essere, per tutta la filiera preposta al controllo che termina all’INPS, INAIL e sindacati, un’applicazione collegata alle stazioni di rilevamento. Ciò permetterebbe di ricevere l’alert in tempo reale e imporre lo stop automatico alle lavorazioni. L’INAIL sta lavorando al progetto, invece il ministero del lavoro non intende affrontarlo.

Ci sono state situazioni gravi nei canteri?

Malori, sì, ma difficile dire in quale numero perché molti vengono registrati al pronto soccorso come non avvenuti sul posto di lavoro perché i lavoratori non denunciano per paura.

Allora bisogna aggiornare il testo unico sulla sicurezza?

Assolutamente sì; imporre nel report di valutazione dei rischi l’obbligatorietà per le aziende che svolgono lavori all’aperto d’inserire la voce “rischio calore” al momento assente.

A proposito del bonus edilizio del 110% possiamo fare una valutazione complessiva?

È stata una grande operazione in senso energetico/ecologico, con l’aumento del gettito fiscale e della produzione industriale. La legge aveva però soprattutto un limite: si doveva prevedere una priorità, quella di partire dai meno abbienti, non elargire con facilità a tutti la misura. Comunque ha significato per il settore più occupazioni e meno lavoro nero, oltre a modificare l’aspetto delle città e riconvertirle in senso energetico. Ma c’era anche bisogno di una programmazione almeno decennale, così non avrebbe portato alla bolla che ne è seguita. Quindi le negatività sono state: il fiato corto, l’esplosione dei prezzi e la precarietà normativa. Bisogna pensare che siamo giunti a non avere più lavoratori e non si è riusciti in tempo a formarne altri.

E oggi quali sono i dati relativi all’occupazione nel settore?

Con alcuni crediti sbloccati c’è un leggero rialzo delle attività legate al 110, ma all’orizzonte non si intravede nulla. Non abbiamo la stessa spinta di prima sia perché la norma si è accorciata (dal 110% al 90%) non si può legare lo sconto in fattura e la cessione del credito in normativa, ciò non consentirà a molte persone di accedere al bonus. Infine un elemento importante è legato alla paura degli operatori economici su un intervento in corso d’opera di un possibile cambio di normativa. Però altre prospettive esistono. C’è l’apertura dei lavori per la ragusana (Catania-Ragusa) con lotti già assegnati. Una parte passerà dalla provincia di Siracusa (Lentini/Francofonte). La seconda possibilità occupazionale è quella della capacità da parte dei Comuni di attrarre risorse tramite PNRR e Fondo Europeo. Più i Comuni saranno capaci di organizzarsi più avremo investimenti. Rispetto all’anno scorso registriamo comunque un incremento dell’occupazione. La prospettiva per dicembre è di 7.200/7.300 unità. Constatiamo che solo 15 anni fa avevamo questi numeri dovuti alla costruzione dell’autostrada Siracusa/Catania. Poi per 8-10 anni il settore ha subito una crisi profonda.

La categoria pensa di partecipare allo sciopero generale del 7 ottobre?

I lavoratori dell’edilizia in genere condividono queste iniziative. Siamo fra le poche categorie che contrattualmente abbiamo portato a casa importanti risultati quali quello sulle deleghe della Fornero per i lavori usuranti, l’applicazione del DURC nello stesso contratto all’interno del cantiere. Significa: qualora non sia possibile attestare la regolarità contributiva in tempo reale, l’INPS l’INAIL e le Casse edili trasmettono all’impresa l’invito a regolarizzare le irregolarità e in caso di mancata regolarizzazione la risultanza negativa della verifica porterà ad attivare il procedimento sanzionatorio della legge 98/2013. Infine abbiamo rinnovato il contratto nazionale ad aprile del 2022.

Con buoni aumenti salariali?

Abbiamo raggiunto, secondo me, una condizione economica buona se pensiamo a tutte le prestazioni aggiunte della cassa edile: 13ma e 14ma mensilità, premio pasquale, premio natalità, quello scolastico per i figli, l’anzianità professionale pagata con la mutualità e tante altre cose. Infatti, le impresi edili ci contestano un contratto molto oneroso. Se le aziende sono regolari nei pagamenti alla cassa edile, i lavoratori portano a casa oltre al salario tutte queste prerogative con il più grande fondo sanitario italiano che eroga 300 prestazioni sanitarie. Chi va a lavorare in edilizia fin dal 1° giorno è assicurato non pagando nulla e infine abbiamo il più grande fondo sanitario previdenziale complementare.

E sul fronte lavoro nero?

Continua a essere una devastante piaga nel settore, non è in diminuzione e aumenta in proporzione al numero degli occupati che sono più che raddoppiati negli ultimi due anni. Inoltre è legato agli infortuni che sono in aumento. I controlli non sono sufficienti. Non c’è la cultura della legalità, non riusciamo a modificare un atteggiamento complessivo nell’opinione pubblica rispetto a questo fenomeno. Il 30 giugno abbiamo inaugurato l’associazione degli RST dell’edilizia in provincia. È una espressione contrattuale. Sarebbero le RLS (i responsabili della sicurezza nei cantieri) ma territoriali là dove non può essere eletto il RLS perché si è sotto i 16 dipendenti. Stanno completando il periodo di formazione poi saranno a disposizione sul territorio. Andando nelle aziende sotto i 16 dipendenti potranno accumulare una serie d’informazioni fondamentali per innalzare lo standard di sicurezza e dentro queste indicazioni c’è anche la scoperta di lavoro nero, quindi più occhi più controlli.

Ma l’ispettorato del lavoro cosa fa?

Dovrebbe assumere 2 funzionari portando a 4 l’organico, assolutamente insufficienti nella provincia dove ci sono 600 cantieri edili. Per coprire il territorio provinciale ce ne vorrebbero ameno 30.

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