Giorni fa ho letto che al Tribunale di Palermo è stata intitolata un’aula al giudice Alfonso Giordano, presidente del maxiprocesso a Cosa Nostra, che potremmo definire il “padre di tutti i processi” di quest’ultimo periodo. Troppo poco rispetto ai grandi meriti di Giordano, magistrato schivo e lontano dalla visibilità mediatica dei nostri giorni, uomo di grande coraggio e determinazione. Fu catapultato suo malgrado, per le rinunce più o meno condivisibili, alcune dettate da codardia, dei suoi colleghi del penale e del civile, a gestire un “mostro” processuale con 475 imputati, il Gotha dei mafiosi palermitani.
Tutto il mondo lo guardava con curiosità e interesse. Quando lo vidi in tv mi colpirono la sua figura poco austera, di buon padre di famiglia, e la sua voce per nulla impostata, che a malapena si percepiva in quella “bolgia” infernale. Si trovò a gestire e risolvere problemi di varia natura con imputati che gli creavano ogni giorno ostacoli di varia natura (per tutti ricordo che Ercolano si cucì le labbra con una spillatrice). Anche Siracusa ebbe il suo maxiprocesso, il Dominante più 54 imputati, che vissi in prima persona come giudice a latere con Tanino Guzzardi presidente. Era la terribile mafia degli Stiddari, gelesi e vittoriesi. Gente senza scrupoli che uccideva per un nonnulla; i vittoriesi uccidevano a Gela e i gelesi uccidevano a Vittoria in un reciproco scambio di manovalanza perché non conosciuti. Noi a Siracusa con appena 54 imputati “abbiamo visto le streghe”; immagino l’ottimo Giordano con centinaia di imputati. Esperienze terribili. Dopo le prime incertezze, e supportato da un giudice a latere come Pietro Grasso, Giordano prese in mano la situazione e condusse magnificamente in porto l’arduo compito assegnatogli. Ma penso che non sia mai stato valutato abbastanza il suo immane sforzo se si considera che fu anche costretto a rispolverare le sue conoscenze di penale ormai dimenticate essendo giudice civile.
Per la sua alta deontologia e la grande professionalità gli si dovrebbe collocare una statua o un busto al Palazzo di Giustizia di Palermo, altro che intitolargli un’aula! Davvero un magistrato fuoriclasse.

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