Un’inchiesta giudiziaria senza fine. L’ultimo atto, in ordine di tempo, che costella la lunga e complessa vicenda giudiziaria dell’Ias è la revoca da parte del Gip Palmeri dell’incarico da lui conferito ai primi di dicembre dello scorso anno a tre esperti per accertare l’idoneità del depuratore consortile a smaltire, azzerando o comunque riducendo al minimo l’impatto ambientale, i reflui industriali.
Ai tre esperti era stato assegnato un termine di sei mesi per portare a termine la verifica in modo da consentire successivamente ai magistrati l’adozione dei provvedimenti conseguenziali. Ma, a quanto è dato sapere, i sei mesi non sono bastati ai tre consulenti per dare una risposta esauriente ai quesiti posti in sede di incidente probatorio dal Gip, il quale poteva accordare loro una proroga, vista la complessita della verifica, oppure revocargli l’incarico e affidare ad altri esperti il compito. Il Gip ha optato, come detto, per la seconda soluzione e pertanto nell’udienza di metà luglio formalizzerà il nuovo incarico, ripartendo da zero.
Quali i motivi di questa scelta? E’ possibile che il Gip abbia trovato lacunosa l’indagine dei tre consulenti o comunque non coerente con la natura dei quesiti a loro posti. Non bisogna dimenticare che l’impianto Ias è sotto sequestro della magistratura da tre anni e mezzo e che è stato ipotizzato il reato di disastro ambientale. La cautela e il rigore del Gip Palmeri sono pertanto assolutamente comprensibili tanto più se si tiene conto che, in caso di accertata inadeguatezza dell’impianto a depurare i reflui industriali, non gli resterebbe che chiudere gli impianti, bloccando di conseguenza la produzione industriale del Petrolchimo. Ciò avverrebbe a quadro normativo mutato a seguito del riconoscimento con Dpcm del Governo dello status di sito strategico nazionale dell’Ias come infrastruttura strumentale alla salvaguardia della produzione e dell’occupazione.
Il punto debole di questo quadro è l’incerto bilanciamento delle esigenze produttive e occupazionali con quelle ambientali, bilanciamento sul quale la magistratura è sensibile e attenta, ma la cui realizzazione dipende dal Governo nazionale e da quello regionale.

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