COSA CI HA CONSEGNATO IL VOTO DEL 28 E 29 MAGGIO? DATI E SCENARI DEL BALLOTTAGGIO

Finita la sbornia (euforia, delusione, incredulità, sorpresa, rabbia) della prima settimana per i risultati del primo turno, si è passati alla frenesia, ansia, agitazione degli ultimi giorni prima del ballottaggio. E così tutte le analisi, le riflessioni e le osservazioni che il “voto” meritava passano in secondo piano e vengono archiviate e sostituite dagli scompaginamenti di questi giorni.

Noi però non archiviamo, teniamo bene a mente ciò che è avvenuto e anzi rilanciamo le osservazioni alla luce degli avvenuti apparentamenti, passaggi di casacche, giri di valzer, dissidi.

COSA CI HA CONSEGNATO IL VOTO DEL 28 E 29 MAGGIO?

I DATI

PRIMO DATO ECLATANTE: IL FLOP DEL M5S. Quella che fu la lista più votata alle amministrative del 2018, quella che per una manciata di voti non portò la candidata RUSSONIELLO al ballottaggio, quella che determinò il gruppo consiliare più numeroso con ben 5 consiglieri, quest’anno si è fermata al 3,97%, non supera lo sbarramento e scompare dallo scenario consiliare. Di fatto il M5S si è presentato nel 2023 frastagliato e diviso in 4 schieramenti diversi: Silvia Russoniello con Mangiafico (totalizzando appena 68 voti); Roberto Trigilio candidato con Cateno De Luca (un mediocre 2,59%); l’ex presidente del Consiglio (prima donna in quella carica) Moena Scala era in lista con Garozzo -Siamo Siracusa (208 voti); mentre il simbolo ufficiale con Paolo Ficara era in coalizione con Renata Giunta (solo 41 voti per la sorella dell’ex deputato grillino).

SECONDO DATO ECLATANTE: IL FLOP DELLA LISTA OLTRE – MOVIMENTO PER LA RIGENERAZIONE. Per la seconda tornata consecutiva la lista Oltre non supera lo sbarramento fermandosi ad un deludente 3,39% e rimane fuori dal Consiglio. Nel 2018 (pur con nessun consigliere eletto) incassò un assessorato di rilievo con Fabio Granata che è stato l’esponente di maggiore spicco della giunta Italia. Ma il leader di Oltre non è riuscito a capitalizzare il ruolo svolto da vice sindaco e subisce in questa tornata un’evidente ed ulteriore bocciatura dall’elettorato.

TERZO DATO ECLATANTE: IL FLOP DELLA LISTA LEALTÀ E CONDIVISIONE (PIÙ ALTRE) – Nel 2018 fu una piacevole sorpresa un’associazione di cittadini attivi e responsabili che producevano idee e progetti, che ha espresso un vice sindaco e due assessori oltre a 2 consiglieri.  Anni e assemblee dedicate a focalizzare molti problemi della città e a proporre soluzioni con assessori tra i più attivi, eppure non è riuscita a produrre consenso elettorale. Per presentare la lista ha dovuto unirsi ai Verdi, alla Sinistra (entrambi elettoralmente irrilevanti) ma il totale dei voti è stato deludente: 1.838 voti (3,60%).

ALTRI DATI ECLATANTI:

GIUSEPPE (JOE!) BIANCA, già da mesi si era presentato con velleità di sindaco, per finire poi a fare numero tra i tanti candidati in una lista in appoggio a MANGIAFICO (SIRACUSA AL FUTURO!). Riporta 40 voti (su 43 totali di tutta la sua lista) e ottiene il RECORD MONDIALE di 23 candidati in lista con lui con  ZERO VOTI.  Imbarazzante.

ELINO ATTARDI, anche lui partito con velleità di sindaco, con proclami di rivoluzione e di rinnovamento. Finisce a fare numero nella lista della DEMOCRAZIA CRISTIANA (!) in appoggio a Messina e riporta un modestissimo risultato: 145 voti.

MICHELE MANGIAFICO, col Movimento Civico 4 ha lavorato 2 anni elaborando forse il programma più dettagliato e definito ma evidentemente tale Movimento era soltanto lui. Riporta un modesto 3,59%. Non si affronta una competizione a sindaco con una sola lista, a meno che non si hanno obiettivi diversi.

VINCENZO VINCIULLO, la sua lista non supera lo sbarramento. Un’altra cocente delusione dopo le regionali del 2022 e del 2017. Tre bocciature consecutive. Finisce un’era per il leghista nostrano?

SALVATORE CASTAGNINO : un misero 0,83% per la sua lista LABORATORIO CIVICO. Troppo poco per chi ambisce a ruoli di leadership. Dopo decenni trascorsi tra gli scranni del Consiglio e della Giunta è fuori dalla scena politica.

TRIGILIO – AZIZ : Potevamo farne a meno.

PER GAROZZO E BANDIERA mezzo flop visto che con un risultato superiore al 8% ciascuno di loro porta una lista in Consiglio. Ma sono molto lontani dai primi tre, riportando meno della metà dei voti ottenuti da Renata Giunta e, come vedremo in seguito, veri campioni di salto della quaglia.

OSSERVAZIONI E CONSIDERAZIONI

TROPPE LISTE (25 di cui soltanto 9 superano lo sbarramento) hanno snaturato e alterato  l’esito elettorale. Una confusione, un disordine politico incosciente e irresponsabile da addebitare tutto alla nostra classe politica inadeguata. Ma i nostri politici impareranno la lezione o il fenomeno si ripeterà, come già si è ripetuto, fra 5 anni?

Forse sarebbero utili delle regole più severe per chi vuol fare politica e/o amministrare una Città. Pretendere più rispetto per l’elettorato e magari adottare provvedimenti per chi si cimenta in maniera spregiudicata. Nonché prevedere forme e metodi più seri per la raccolta delle firme. Non è possibile dimostrare di aver raccolto 700 firme per poi totalizzare 43 o 185 voti totali. Qualcosa non funziona. E in mancanza di norme più severe sarebbe opportuno che la Politica si dotasse di un’ autoregolamentazione. Allora forse per le prossime amministrative avremo 4 o 5 candidati e al massimo una dozzina di liste in totale e dunque una competizione più dignitosa e responsabile.

LA RICERCA DEL CONSENSO. È SPESSO “AFFARE” DI POCHI. Il voto di opinione, quello militante, non sempre è determinante. Il voto di “massa”, degli indifferenti e non interessati alle dinamiche istituzionali e democratiche, quelli delle cosiddette “periferie culturali”, molto probabilmente rappresentano “numeri, serbatoi” utilizzabili da chi ha argomenti più convincenti dei programmi dei candidati e dei partiti o della “prassi” politica, e spesso sono loro a determinare la vittoria.

Ci sarebbe da riflettere su come sia possibile candidare soggetti inquisiti (solo nella nostra provincia 3 candidati sindaci su 8 risultano indagati) e tutti e 3 sono stati eletti. Un altro dato inconfutabile è che almeno 2 tra i più votati in assoluto sono stati in passato imputati.

Ancora un dato oggetto di riflessione. Dalle nostre parti (specie dove evidente è lo “stato di bisogno” e ancora persiste “la richiesta di aiuto”) il consenso risponde a logiche che la ragione non conosce. Secondo i malpensanti vige ancora l’abitudine di distribuire buoni benzina e buoni spesa e il voto “libero” probabilmente stenta ancora ad avere piena cittadinanza.

IL PD E LA SINISTRA neanche in questa tornata riescono a spiccare il volo. Troppi errori (come al solito) e poco appeal. Arrivato tardi alla definizione delle liste e alla scelta della candidata (fratture interne, dimissioni segretario, primarie per il segretario nazionale) il Partito Democratico si ferma al 6,13% che è ancora un risultato modesto ma che supera quello delle precedenti amministrative, prende 3 consiglieri (uno in più) e ha (ancora una volta) motivo per sperare e guardare avanti, e stavolta stando all’opposizione. Chissà se da questa posizione troverà finalmente il coraggio per scrivere capitoli nuovi, fare pulizia al proprio interno, aprirsi a quanti della coalizione (Lista Giunta e L&C in particolare) vorranno contribuire, affidarsi a nuove leadership a partire da Renata Giunta (risorsa da valorizzare) con la regia di Antonio Nicita.

IL BALLOTTAGGIO

Di sicuro non è il prosieguo della stessa partita del primo turno. Non sono nemmeno i tempi supplementari e nemmeno i calci di rigore. Sono un’altra partita del tutto differente. Con nuovi giocatori, nuove casacche e nuove tattiche di gioco.

E in effetti bisogna ammettere che quest’anno il riposizionamento per il ballottaggio a sindaco ha superato ogni previsione andando anche oltre la fantasia.

Mangiafico ha subito dimenticato il suo progetto, la sua lista  e i suoi compagni di viaggio. Ha preso armi e bagagli e si è accasato col primo che glielo ha chiesto (Messina) e forse era questo il vero obiettivo di cui accennavamo prima.

Garozzo fa un doppio salto mortale indietro carpiato con triplo avvitamento e va a finire nello schieramento di Destra, proprio lui che qualche giorno prima in una intervista video (che rimarrà nella storia della coerenza politica) definisce il male assoluto: “non chiedo di votare per me ma chiedo almeno di non votare a destra, quella destra”, facendo intendere che lì alloggerebbe il rischio serio del ritorno del Sistema Siracusa di cui lo stesso fu vittima durante la sua sindacatura. Quindi prima allarma, accusa e poi abbraccia il nemico. Stendiamo un velo.  Non tutto l’entourage di Garozzo seguirà le sue orme, mentre Messina perde la DC di Cuffaro e Magro.

Bandiera si dimentica di essersi presentato come antagonista del sindaco uscente di cui ne ha spesso contestato limiti e colpe e in cambio della carica di vice sindaco passa nella squadra Italia (ha scelto Siracusa, non la poltrona). Anche per lui si registrano defezioni interne.

Aziz, per quello che vale, passa con Messina: non si sa mai dovesse aprire qualche casinò.

Renata Giunta (con tutta la sua coalizione) passa, non si allea con nessuno, non esprime indicazioni e lascia libertà di scelta ai propri simpatizzanti. Il tempo dirà se fu scelta giusta.

Questo il quadro definitivo del nostro scenario. E se al primo turno si è giustamente sottolineato come predominante l’elemento della confusione e dell’eccessiva frammentazione, il secondo turno non facilita il giudizio. Non si è proceduto, come ci si aspettava, alla sintesi, all’azzeramento delle contrapposizioni interne per fare fronte comune e rafforzare gli schieramenti. Logica voleva che, per esempio, se Italia intendeva rivolgersi all’elettore di centro sinistra avrebbe dovuto cercare l’alleanza con Renata Giunta; che il centro destra mettesse da parte le frizioni e Messina e Bandiera facessero fronte comune per vincere a mani basse; che Garozzo, che dal centro sinistra proviene e col centro sinistra ha amministrato da sindaco, mettesse una pietra sopra il dissidio con Italia e ricompattasse l’esperienza vincente del 2013 e 2018 anche a difesa di quel rischio “Sistema Siracusa” da lui tuttora paventato. Invece niente. Tutto ciò che la prassi politica comune si aspettava non è avvenuto e si è invece messo in scena un copione che di politica ha poco o niente mentre evidenzia in tutta la sua tragicità sentimenti di ripicca, di rivalsa, di vendetta: Italia che ha voluto umiliare il PD, Garozzo che vuole vendicarsi di Italia, Bandiera che vuole vendicarsi del centro destra. Cioè motivi di  lotte personali (e non principi o programmi politici) caratterizzeranno comunque l’esito finale e la scelta del Sindaco a Siracusa. La sovraesposizione del Sé a discapito degli interessi della Città. La politica, anzi la Politica ci sembra assente. Forza Siracusa, chiunque vinca.

 

(foto da web)

 

 

 

 

 

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti