IL PD SIRACUSANO E IL RISCHIO DELL’IRRILEVANZA  POLITICA   

Elly Schlein ha ammesso senza giri di parole che il PD ha perso nettamente le elezioni amministrative, benché sia stato   quasi ovunque il partito  più votato in assoluto.  Andrea Orlando, leader dell’area di sinistra dei Dem, non ha esitato a dichiarare che “sul territorio c’è un problema di classe dirigente e il partito va ricostruito”.

A Siracusa, il risultato elettorale conseguito dal PD è stato di poco superiore al 6 per cento, ma non è dato sapere se il suo gruppo dirigente lo ritiene  un “successo” o una sconfitta.  Il senatore Nicita  lo considera lusinghiero, ma con riferimento, credo, alla performance della candidata a sindaco Renata Giunta la quale, pur non andando al ballottaggio, si è battuta con impegno e passione.

A rendere ancora più deludente per il PD l’esito del voto,  contribuisce il forte ridimensionamento dei suoi alleati,  nessuno dei quali   sarà rappresentato in Consiglio comunale non avendo superato il cinque per cento.  Particolarmente pesante e imprevista nelle sue dimensioni la sconfitta del M5S  il cui ruolo politico viene notevolmente ridimensionato.  La coalizione che ha sostenuto Renata Giunta potrà contare solo su tre consiglieri comunali su 32.  A me sembra un risultato molto negativo, che richiederebbe una profonda riflessione e l’adozione di misure politiche e organizzative nette.

A Siracusa il PD va ricostruito, per dirla con Orlando,  e il suo  gruppo dirigente  non deve essere un ostacolo.  I Dem siracusani,  dopo questo insuccesso elettorale,  devono mettersi in discussione se non vogliono autocondannarsi all’irrilevanza, senza cercare alibi e giustificazioni.

Se deve essserci una speranza di rilancio e di rinnovamento, bisogna convocare il congresso, eleggere un segretario provinciale svincolato dai  pesi e i contrappesi delle correnti e un nuovo gruppo dirigente.  La gestione “commissariale” non può durare oltre.  Occorre un congresso per definire l’identità politica del Partito Democratico e il suo programma, sapendo che, visti i risultati, sarà difficile costruire una rete di alleanze e il mitico campo largo.

A dare la misura dell’incertezza che regna nel PD è la mancata convocazione della direzione cittadina per decidere l’orientamento da assumere in vista del ballottaggio.  Voglio augurarmi che, dopo tutto quello che è stato detto dal PD  nei confronti di Francesco Italia,  si eviti al partito e ai suoi elettori l’umiliazione di appoggiarlo, ma non escludo  che, come cinque anni fa, il PD si presenti dall’inquilino di Palazzo Vermexio col cappello in mano.

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