Assemblea pubblica di Confindustria Siracusa 12/05/2023 “Sicurezza energetica e Transizione energetica nel polo industriale”

“Porre all’attenzione l’impatto sul territorio della transizione e valutare le opzioni percorribili per raggiungere gli obiettivi della decarbonizzazione, attraverso un uso efficiente delle risorse…..”. Questo afferma l’opuscolo rilasciato ai partecipanti dell’assemblea pubblica promossa da Confindustria Siracusa il 12 Maggio 2023 sul tema “Sicurezza energetica e Transizione energetica nel polo industriale”. Questa premessa acuisce l’attesa che è grande per chi ha organizzato l’evento ma lo è di più per chi partecipa da spettatore conscio di confrontarsi con un gruppo di relatori di rilevanza politica e spessore tecnico culturale e manageriale. Tra i tanti si citano il “Ministro delle imprese e del made in Italy” Adolfo Urso, i vertici locali regionali e nazionali di Confindustria con Carlo Bonomi in collegamento remoto, rappresentanti di Unem CNR e Unicredit, i responsabili dei più grossi impianti di processo del Siracusano e l’Assessore delle attività produttive Edmondo Tamajo in rappresentanza del Presidente della Regione Sicilia. In platea i Sindaci dei comuni siracusani.

Lo schema è quello delle tavole rotonde con un moderatore; per la prima tavola l’argomento è “Scenari energetici e sostegno agli investimenti per le Piccole Medie Imprese”, per la seconda l’argomento è “Prospettive ed aspettative principali player”.

L’iniziativa dell’assemblea pubblica è stata lodevole, per la fortissima necessità di fare cultura sull’argomento. Chi non è dentro i meandri di questo “processo epocale” desidererebbe essere informato in maniera completa e imparziale ma, ad eccezione delle disarticolate notizie provenienti dai media, forse nessuno ha mai affrontato il problema di come informare organicamente i cittadini sulle logiche che guideranno questa vera rivoluzione industriale e sociale con le problematiche connesse. Grande attesa quindi per un evento ben organizzato, dentro un capannone industriale (IREM), cosa di forte valenza simbolica oggi che la disoccupazione è lo spettro di tanti giovani; grande si intuisce lo sforzo per riunire tante personalità di spicco.

A valle dell’apertura dei lavori tenuta dal Presidente di Confindustria Siracusa, ascoltati i primi interventi ci si è resi conto però che qualcosa non andava, come una nota stonata.  C’è un conduttore che fa domande alla persona di turno, per passare poi all’intervistato successivo; ma tutti rispondono con la stessa narrazione, non c’è contraddittorio. E non c’è perché mancano attori fondamentali come le parti sociali con i sindacati, le associazioni ambientaliste e i portatori di interesse diversi dalle aziende. Un peccato perché alla fine questa assemblea è diventata giocoforza portatrice di un “pensiero unico”.

Come premessa tutti hanno riconosciuto che “il percorso della decarbonizzazione è ineludibile e non rinviabile”; con queste parole ferme si è espresso il presidente di Confindustria Siracusa.

In apertura il presidente Bonomi ha voluto sostenere il morale della platea citando il cosiddetto “Piano Mattei” che dovrebbe trasformare la Sicilia in un hub energetico non solo nazionale ma europeo, inteso come centro di ricezione e smistamento verso Nord di grandi quantitativi di gas fossile proveniente da Africa e Azerbaigian e premessa di importanti investimenti infrastrutturali; purtroppo non vengono forniti dettagli specifici, e sebbene si comprenda come questo progetto possa essere importante per la sicurezza nazionale svincolandoci dal gas russo, non si riesce a capire quali punti comuni possa avere col futuro della transizione che spinge verso l’abbandono dei combustibili fossili.

Nel seguito i punti salienti trattati nel corso delle tavole rotonde.

La forte critica alla Commissione Europea che è stata accusata di essersi mossa in maniera ideologica nelle sue scelte; è però una critica stucchevole, poiché ripetuta da troppo tempo in questi ambienti e francamente inverosimile. È la scelta strategica di una commissione e di un parlamento che rappresentano l’Europa composti da 732 persone, di cui 27 commissari per gli Stati, supportati da circa 32.000 persone; tra questi figurano ricercatori, funzionari responsabili delle diverse politiche, giuristi. Difficile accusare un numero così elevato di persone di essersi mosse in maniera ideologica, soprattutto quando l’Italia ha sempre approvato queste politiche. Si sarebbe potuto evitare perché ha rischiato di inficiare in parte la credibilità del dibattito.

Nel corso della apertura lavori e poi nella prima tavola rotonda si è affermato che “gli obiettivi di neutralità carbonica possono essere perseguiti affermando il principio della neutralità tecnologica dando alle aziende la possibilità di esplorare tutte le possibilità di conversione industriale”; tra queste si include la produzione di biocarburanti, messaggio destinato al Ministro Urso da ribaltare alla Commissione Europea. Ma se il principio della libertà di scelta tecnologia può in teoria sembrare sacrosanto, non si può negare alla Commissione la responsabilità di indicare le strade migliori per raggiungere l’obiettivo comune, non fosse altro per evitare una babele di soluzioni.

I due principi indicati dall’Europa sono semplici. Non si riconoscono interventi mirati a ridurre l’emissione della CO2 se i prodotti finali della azienda restano prodotti provenienti dal fossile (leggi raffinerie di petrolio); poiché si produrrà tutta l’energia da rinnovabili in forma elettrica, si considera controproducente usare questo vettore per produrre combustibili liquidi da destinare poi a piccoli motori a bassa efficienza. Nessuna norma però vieterà l’uso dei biofuel su tutti i trasporti che non siano autovetture perché si riconosce che rappresentano l’unica soluzione per garantire grandi autonomie; navi, camion, aerei, treni non elettrificati e impianti. Ma questo messaggio non passa neanche in questa assemblea preferendo lasciar credere che i biocarburanti saranno vietati piuttosto che limitati a specifici usi.

Non è mancata la domanda di carattere ambientale sulle auto elettriche. Il relatore che ha provato a rivendicare il fatto che le auto alimentate con biofuel hanno “ad oggi” una impronta carbonica inferiore alle auto elettriche, ha lanciato un messaggio giusto ma parziale. Molti studi affermano che le auto elettriche nell’intero ciclo vita abbiano oggi emissioni equivalenti alle auto ibride a benzina e quindi superiori alle auto alimentate a biofuel, ma confermano tutti che con l’aumento dell’energia elettrica rinnovabile fatalmente le elettriche raggiungeranno il livello “emissivo zero” cosa non consentita alle auto a biofuel, peraltro meno efficienti. Uno scivolone non da poco, visto che l’obiettivo della transizione è proprio quello di arrivare al 2050 col 100 % di produzione di energia da rinnovabili; si sarebbe potuto evitare se fosse stata presente una forte controparte con cui dibattere.

Marcata l’insistenza sulla sostenibilità della transizione che non può essere solo ambientale e industriale, ma soprattutto sociale; l’occupazione va preservata e difesa. Con un punto di valenza così forte sarebbe stato opportuno avere una figura sindacale che per questo aspetto sarebbe stata di forte supporto.

Qualche parola in più si sarebbe potuta spendere per i posti di lavoro che comunque svaniranno perché non allineati con quanto richiesto dalle attività emergenti. E che quindi per mantenere il livello occupazionale attuale sarà necessario reindirizzare i giovani verso nuove strade a contenuto specialistico con un grosso impegno del mondo dell’istruzione; è mancata una discussione estesa su questo punto anche perché non c’era al tavolo alcun rappresentante dei Ministeri della Pubblica Istruzione e del Lavoro e delle Politiche Sociali. Ma resta un punto ineludibile.

Al Ministro è stato chiesto di spingere sulla Commissione perché riconosca aiuti alle raffinerie che lavoreranno ben oltre il 2035 sia per alimentare il parco auto esistente sia perché le stesse continueranno a produrre beni come lubrificanti, bitumi e semilavorati per l’industria chimica. In assenza di futuro a lungo termine gli azionisti potrebbero decidere di non investire più per migliorarne l’efficienza, da qui la necessità di incentivi. La Commissione può intervenire con correttivi come ha già fatto sugli E-fuel e sul gas fossile; perché non aiutare le raffinerie a ridurre l’impronta carbonica fissando soglie temporali ultime sugli interventi, come già fatto per il gas fossile attribuendo un riconoscimento temporaneo del contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici?

Valida la richiesta di ridurre le incertezze normative, sia temporali che tecniche perché rischiano di bloccare qualunque iniziativa; ma è bene capire che i maggiori ritardi sono per lo Stato che ha l’obbligo di trasformare in leggi i regolamenti Europei. Purché questo non diventi un paravento per non agire; esistono già realtà che stanno investendo sul futuro in Sicilia e si cita per tutti la “3Sun gigafactory Enel” a Catania che diventerà la più grande fabbrica di pannelli solari europea, con l’auspicio che faccia da traino ad altre iniziative.

Giusta la proposta di Confindustria Siracusa che ha chiesto un tavolo di confronto permanente tra le imprese, la Regione (che deve rendere traguardabili i tempi di realizzazione degli investimenti) ed il Governo Nazionale”.

Deludente la tavola rotonda sulle prospettive dei principali player per chi si aspettava che da lì giungessero notizie nuove sul futuro del siracusano. Ciascun responsabile di stabilimento si è limitato ad elencare le proprie previste azioni, stringendo sulle informazioni; nessuna novità sul progetto Hybla per la produzione di idrogeno verde sviluppato da Sasol e Sonatrach con Pistorio di Sonatrach che aggiungeva che loro prevedono di procedere ad una riduzione dell’impronta carbonica anche con processi di elettrificazione ed efficientamento ed il direttore di Versalis, Baldrati, che accennava ad un piano di sostituzione della nafta fossile che alimenta gli impianti con oli da riciclo della plastica; un accenno questo all’economia circolare che per il resto è rimasta sostanzialmente fuori dal dibattito. Assente dai discorsi l’elettrificazione del porto di Siracusa: perché?

Infine la politica con governo e regione. Parte degli interventi sono stati excursus su tutte le cose da loro fatte nel recente passato. Il Ministro Urso ha parlato estesamente del salvataggio dell’ISAB da parte dell’attuale governo, cosa che ha consentito la conservazione dei posti di lavoro salvando un importante asset energetico; resta il dubbio sul futuro degli impianti e dell’occupazione oltre l’orizzonte dei cinque anni e gli impegni presi sulla decarbonizzazione. Da citare la forte spinta che il Ministro si propone di dare alla microelettronica con una legge ad hoc per attrarre investitori stranieri col proposito di fare dell’Italia il più importante player europeo; applausi dalla platea quando il ministro ha accennato al tavolo aperto con le parti interessate per il rilancio del sito industriale di Termini Imerese.

In conclusione una assemblea con un attore, l’industria, che si rivolgeva al coprotagonista, il mondo politico, per porgere le proprie istanze. Ma questo ha forse tradito le attese di chi si attendeva un aperto confronto tra tutti i portatori di interesse, aziende, politica, sindacati, rappresentanze ambientali, agenzie tecniche, comuni; un gruppo più variegato avrebbe fornito un quadro più obiettivo e avrebbe consentito di esporre il futuro della transizione in maniera più organica fornendo un quadro generico ma almeno complessivo. Delude infine il comprendere che di concreto sembra non sia stato ancora fatto nulla per il Siracusano ad eccezione delle iniziative di singole e poche imprese; la transizione riguarda non solo loro ma anche e soprattutto il “Pubblico” con gli enti locali dai quali viene ancora silenzio.

L’auspicio è che iniziative come questa assemblea vengano riprese e migliorate, non lasciando Confindustria da sola ad organizzare l’evento. Il settore pubblico ha l’interesse ed il dovere di informare il cittadino.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti