C’è chi sostiene che nei patti parasociali in cauda venenum, il veleno sta nella coda, nei dettagli. In realtà i patti parasociali rispondono all’esigenza di gestire al meglio la società mista pubblica e privata “Aretusacque SpA” e di prevenire l’insorgenza di problemi tra i soci nel corso della gestione. Si tratta di accordi contrattuali per regolare i rapporti sia tra i soci che con gli amministratori e i terzi. La loro finalità è quella di concordare gli indirizzi della società su determinate questioni, di consolidare la governance, vincolare la scelta degli amministratori, disciplinare il recesso di uno o più soci, il trasferimento della partecipazione azionaria.
I patti parasociali vincolano solo chi li sottoscrive. Nel caso di Aretusacque sono stati previsti patti parasociali tra soci pubblici (i sindaci dei comuni della nostra provincia) e il socio privato che si aggiudicherà la gara ad evidenza pubblica. I punti salienti di questi patti – che saranno sottoscritti dopo che sarà espletata la selezione pubblica per la scelta del partner privato – riguardano: a) i princìpi di gestione, finalizzati alla tutela dell’ambiente e del territorio, alla cura della risorsa idrica (che, non dimentichiamolo, è pubblica) alla qualità dell’acqua potabile e alla “distribuzione sicura”; b) la garanzia ai terzi in base alla quale il socio privato è tenuto a farsi “unico garante” per la società nei confronti dei terzi, fondamentalmente nei confronti dei cittadini; c) la previsione di una penale dell’uno per cento del capitale sociale nominale in caso di inadempimento.
Più pregnanti sono i patti parasociali dei soli soci pubblici, cioè delle amministrazioni comunali. Essi infatti prevedono sia il “Sindacato di voto” che, e soprattutto, “Il Comitato unitario per il controllo congiunto”.
Il sindacato di voto è un patto di consultazione preventiva nell’imminenza dell’ assemblea dei soci. In genere gli aderenti al patto si impegnano a votare secondo quanto stabilisce la maggioranza dei soci, i quali conferiscono le loro quote azionarie al sindacato di voto. La finalità di questo organismo è quella di rappresentare unitariamente la volontà dei soci. Senza il sindacato di voto una parte dei soci per questioni di varia natura potrebbe minare la compattezza dei rappresentanti dei comuni, indebolendo la governance della società.
Il comitato unitario per il controllo congiunto ha la funzione di controllo/verifica sull’andamento generale della società. Al comitato spetta la disamina preventiva delle deliberazioni di competenza dell’assemblea dei soci che si traduce in pareri anche vincolanti sugli indirizzi strategici della società, sulla modifica dello statuto, sui bilanci, sulle operazioni straordinarie, sulle spese di funzionamento e del personale.
I patti parasociali, è perfino ozioso dirlo, prevedono le modalità di esclusione e recesso dei soci, le modalità di convocazione dell’assemblea ordinaria e straordinaria, il quorum necessario per approvare le deliberazioni, il sistema di votazione col voto ponderato, l’elezione del presidente del comitato per il controllo congiunto, eccetera. Ma si tratta perlopiù di aspetti tecnici.
In conclusione, mi sento di affermare che non ho riscontrato insidie nello schema dei patti parasociali, niente in cauda venenum. Ma per l’ampiezza dell’ambito territoriale (praticamente l’intera provincia), per la povertà di strutture nelle varie realtà comunali, per la vetustà delle reti idriche e fognarie e dell’insufficienza di sistemi di depurazione (si tenga presente che del sistema idrico integrato farà parte pure l’Ias), il cammino della società mista non sarà facile, specie nella fase iniziale. Perciò è fondamentale la scelta del partner privato e degli amministratori pubblici.

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