IL VIAGGIO DI IRENE – PER UNA STORIA DELLA PACE

David Fiesoli, pratese, laureato in Psicologia presso l’Università di Padova, è ricercatore presso il Centro Internazionale di Studi Europei “Sirio Giannini”; i suoi interessi spaziano dalle letterature al mito e alla cultura greca. Ha pubblicato sulle pagine culturali di vari periodici e tra i suoi scritti ricordiamo “Il vincolo ricurvo” (Napoli, 1977), “Il segreto di Talete” (in «Kamen’», n. 16, Piacenza, 2000), “Il discorso di Ofelia” in “Autori contro la guerra” (Roma, 2003).

“Il viaggio di Irene – Per una storia della Pace”, pubblicato per i tipi di Avagliano Editore – casa che si contraddistingue per la cura e la scelta di libri e autori –, nasce come conferenza tenuta da Fiesoli presso l’Università del tempo libero “Eliana Monarca” di Prato, poi diviene un articolo, apparso sulla rivista internazionale di letteratura «Corso Italia 7» diretta da Daniela Marcheschi, ma la tragica vicenda ucraina nella quale siamo immersi tuttora e che le parole di Fiesoli forse drammaticamente preconizzavano – le parole dei messaggeri di pace sono etimologicamente un pro-fari, un parlare insieme presago e appunto profetico, avvertimento e grido insieme – ha reso quasi necessaria la sua trasformazione in un libro.

Il volumetto è scorrevole, ma solo apparentemente breve perché densissimo: un risuonare polifonico di voci alla ricerca di Irene, in viaggio con lei, con la Pace da tutti sospirata auspicata progettata ma quasi mai raggiunta a livello sia individuale che collettivo, economico, politico, sociale. Culturale.

Sì, perché l’autore, bandendo ogni forma di polarizzazione (caratteristica purtroppo imperante della comunicazione contemporanea, che non lascia spazio agli approfondimenti e alla riflessione in nome di schieramenti spesso manichei), spazia da Filippo Moretti a Camus, da Merton a Kant, da Erasmo con la sublime follia dei sognatori e soprattutto della Croce a don Sturzo (che auspicava una Società delle Nazioni), da Lévinas a Rigoberta Menchú, da Mandela a Gandhi e Martin Luther King – ci ha lasciati da pochissimo Henri Belafonte, artista e attivista per i diritti civili, legato tra l’altro alla figura del reverendo King –, quindi tra figure che hanno teorizzato sulla pace e figure che hanno lottato concretamente per renderla vera, viva, attuale, possibile e non un fugace retorico pensiero.

Intellettuali e uomini e donne di Chiesa, come Simone Weil, Virginia Woolf, Emily Dickinson, Karin Boye (quante donne, a partire da quelle dell’Iliade e dei tragedi greci, hanno levato le proprie voci contro l’egemonia della ferrea guerresca legge maschile! Antigone e Andromaca docent), Francesco d’Assisi e Don Tonino Bello, Petrarca e Camus, l’Abbé de Saint Pierre… e ancora il Novecento di Danilo Dolci, il Gandhi di Sicilia e Aldo Capitini, padre Ernesto Balducci, Giorgio La Pira – di origine pozzallese – , Alex Zanotelli, David Maria Turoldo, don Zeno Saltini: quanti i maestri di non violenza, disobbedienza civile, di no ad ogni totalitarismo… quanti martiri della pace, come quella Edith Stein, poi Teresa Benedetta della Croce, patrona d’Europa, immolata ad Auschwitz con la sorella.

Ma il volume non è solo una carrellata di ritratti o di citazioni sulla pace. È soprattutto un percorso sull’idea di pace e sulle parole che la incarnano, sulle filosofie e teorie che l’hanno studiata, su chi ha fatto sì che divenisse realtà tangibile.

 

Illuminanti le riflessioni etimologiche – tratte da Giovanni Semerano in primis – e i riferimenti al mito: la Pace, Irene in greco, deriverebbe il proprio nome dall’accadico arānu, cioè scrigno, arca dell’alleanza (dove custodire i patti di pace appunto), da cui sarebbe derivata a sua volta la parola ebraica arōn, dallo stesso significato (come non pensare allo splendido Aron di Agira, il più antico in Europa di cui si abbia notizia, destinato a custodire il Sefer Torah, i rotoli della legge? O alla stessa Maria, che nelle Litanie lauretane è invocata col titolo di Foederis arca, Arca dell’Alleanza ella stessa in quanto madre di Gesù, patto di pace vivente tra Dio e l’uomo?); dal sumero pahu (chiudere e serrare) e dall’accadico-sumero pašḫu (riposarsi, essere in pace, pacificato) verrebbe il termine pax, pacis, quindi pace; Irene è figlia di Themis, la dea dell’ordine universale e sorella di Eunomia (la legalità, il buon governo) e Dike (la giustizia morale, lo jus), contrapposte alla stessa Nike, la vittoria, a Cratos (la sete di dominio e potere) e Bia, la violenza, ad Eris, la discordia – e molti altri ancora sarebbero i riferimenti al pantheon greco).

Interessante anche la prefazione del cardinale Matteo Maria Zuppi, anch’egli in viaggio con Irene insieme alle parole e all’azione di Papa Francesco e Paolo VI, don Zeno, Ludwik Zamenhof e il suo sogno di una lingua universale, l’esperanto, non egemonica, Martin Buber e Archimede, Etty Hillesum… Il cardinale, per inciso e soprattutto per i nostri lettori, ha ufficialmente aperto l’anno mariano presso la Basilica Santuario dedicata alla Madonna delle Lacrime a Siracusa lo scorso 25 marzo, in occasione della festività dell’Annunciazione, presiedendo la solenne concelebrazione. Durante l’omelia ha ricordato che le “lacrime di Maria ci aiutano a comprendere che abbiamo una madre che piange guardando le nostre lacrime e ci insegna a piangere guardando le sue. Sono quelle dei suoi figli perduti, di un soldato che muore pensando a sua madre nel freddo di una trincea a in Ucraina… La Madonna delle Lacrime continui a farci sentire il Signore presente in mezzo a noi, tra le strade di questa città e l’intera diocesi. Possa insegnare la gioia della vita cristiana, della comunione con Dio e con i fratelli. Possa guidare i cuori alla compassione e alla cura dell’altro. Suggerisca vie nuove e creative di amicizia e di pace”.

Tra pochi giorni, sulle pietre del teatro greco di Siracusa si rinnoverà la magia delle tragedie e commedie classiche: Medea e Prometeo incatenato faranno risuonare dalla cavea del colle Temenite le loro ragioni e la loro follia, così come l’aristofanea Pace avrà modo di ricordarci la necessità di liberarla da paura e terrore, Guerra (Polemos) e Tumulto, di salvare l’agnello sacrificale e trasformare lance, elmi, corazze e scudi in strumenti di lavoro e prosperità – pensiamo alle parole di Isaia: “Come sono belli sui monti / i piedi del messaggero che annuncia la pace”; e ancora: “Spezzeranno le loro spade per farne aratri, trasformeranno le loro lance in falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, contro un’altra nazione non impareranno più l’arte della guerra”.

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