E in rete un’interrogazione parlamentare del ‘21 sul nostro articolo “Parco della Neapolis: presto l’ArcheoDisney”

E succede anche che, casualmente, navigando in rete, ci si imbatta in un’interrogazione parlamentare, rivolta al Ministro della cultura, di cui non eravamo a conoscenza, fondata su un nostro articolo del 28 maggio 2021 dal titolo “Parco della Neapolis: presto l’ArcheoDisney”. Considerazioni ancora di estrema attualità https://www.lacivettapress.it/2021/05/28/parco-della-neapolis-presto-larcheodisney/

A presentare l’interrogazione il 15 giugno 2021 i senatori Margherita Corrado, Luisa Angrisani, Laura Granato, Elio Lannutti (M5S e Gruppo misto)


Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02605

Pubblicato il 15 giugno 2021, nella seduta n. 336
CORRADO , ANGRISANI , GRANATO , LANNUTTI

Premesso che:

risulta all’interrogante che il 26 maggio 2021, in un articolo di Mario Di Caro apparso sull’edizione palermitana de “la Repubblica” (“Siracusa accende il suo teatro per ritrovare il tesoretto da 36 milioni” su “palermo.repubblica”), a margine della notizia del riavvio delle tradizionali rappresentazioni delle tragedie antiche nel teatro greco di Siracusa, sia stata annunciata la costruzione, in un altro settore del Parco archeologico della Neapolis, quello della Latomia del Paradiso, di un “nuovo palco” che “sarà una struttura da duemila posti”;

il 28 maggio, Marina De Michele ha commentato la novità sul portale web “La Civetta di Minerva” firmando un testo molto ben documentato, dal titolo “Parco della Neapolis: presto l’ArcheoDisney” sul sito “lacivettapress”) in cui deplora l’avvenuto “stravolgimento e snaturalizzazione” di un’area alberata antistante la Grotta del Salnitro, una delle maggiori cavità aperte nel colle Temenite, proprio in funzione della costruzione in legno descritta dal Di Caro;

considerato che:

come ricordato dalla giornalista, l’alterazione dello stato originario dei luoghi sarebbe avvenuta nel corso delle periodiche attività di ripulitura e di sistemazione della vegetazione del parco, fin qui incontaminata ed anzi oggetto, negli anni, di studi molto accurati che ne hanno esaltata la varietà e l’importanza, studi il cui precipitato è una Carta degli interventi atta a definire in dettaglio la tipologia delle manutenzioni necessarie per rispettare al contempo i valori monumentali, ma anche quelli naturalistici compresenti nel Parco, che si estende per 240.000 metri quadri;

ne discende anche il dubbio che il taglio degli alberi di agrumi e di altre piante effettuato davanti alla prefata grotta (naturale), iniziativa che ha spezzato violentemente il legame tra monumento e contesto, possa essere stato deciso ed eseguito senza la prescritta autorizzazione paesaggistica;

la De Michele inquadra l’operazione in quel sistematico fraintendimento del concetto di valorizzazione che, allontanandolo dal significato di incremento della conoscenza attribuitogli nel Codice dei beni culturali e del paesaggio (l’articolo 9 della Costituzione non conosce il verbo “valorizzare”), ne fa un sinonimo di commercializzazione e in suo nome ammette ogni genere di privatizzazione dei servizi legati ai beni culturali di proprietà pubblica, con conseguente moltiplicazione e aumento di cubatura degli immobili a ciò destinati, interni e limitrofi al Parco, nonché, alla lunga, la loro stessa mercificazione;

quanto detto sembra accadere sotto lo sguardo compiaciuto del neo-direttore, l’architetto Carlo Staffile, che s’intesta orgoglioso la “riqualificazione”, e gli occhi distratti del neo-soprintendente, l’arch. Salvatore Martinez, commissario straordinario del Parco Archeologico di Siracusa in luogo del previsto, ma inesistente, Comitato tecnico scientifico,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo, poiché il cosiddetto “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” è stato adottato come legge di tutela anche dalla Regione Siciliana, davanti a ripetute e proterve violazioni della normativa nazionale come quelle verificatesi a Siracusa nel Parco della Neapolis, dove l’alterazione dell’integrità del sito è indiscutibile, non ritenga di dovere intervenire presso il Governo perché, come richiesto anche nell’atto di sindacato ispettivo 3-02557, pubblicato il 27 maggio 2021, eserciti il potere sostitutivo previsto dall’articolo 120 della Costituzione nei confronti della Regione e, ristabilita l’unitarietà giuridica del sistema di tutela sul territorio nazionale, e garantisca la cura istituzionale del patrimonio culturale di tutto il Paese, Sicilia compresa.

https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/18/Sindisp/0/1299828/index.html

Abbiamo chiesto al dottor Lanutti cosa il Ministro abbia risposto allora, anche se possiamo immaginarlo: assolutamente nulla.  

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