Domenica diciannove marzo alcune persone hanno deciso di riunirsi presso Cala Arenella di Siracusa per ricordare e pregare in memoria delle vittime del naufragio di Cutro, in Calabria. La presenza di un pubblico multiculturale ha sottolineato, prima in modo silente, poi attraverso varie preghiere, il senso dell’apertura e l’importanza dell’accoglienza verso l’altro.
Che l’altro debba considerarsi persona ce lo ricorda la Costituzione italiana che include valori basati (non a caso) sul personalismo di ispirazione cristiana. La fonte di tali valori era stata compendiata nel cosiddetto Codice di Camaldoli, documento programmatico di politica economica, elaborato nel luglio 1943 nel monastero di Camaldoli, presso Arezzo. Il Codice venne redatto alla presenza di una cinquantina di giovani dell’Azione Cattolica Italiana e della Federazione Universitaria Cattolica per stabilire le linee dello sviluppo futuro del Paese, una volta finita la guerra. Tra i 99 punti del testo emergeva l’idea della centralità della persona umana nella futura organizzazione dello Stato e della sua economia, idea che La Costituzione Italiana ha pienamente recepito.
Sulla spiaggia di Cala Arenella, oltre alle preghiere, qualcuno ha voluto sottolineare proprio l’importanza dell’unicità della persona la cui dignità è irriducibile, quale che sia la sua storia, la sua cultura, la sua appartenenza sociale, politica o religiosa. La Costituzione lo sottolinea all’inizio, nel testo dell’articolo 2, dove si afferma che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Questi diritti sono considerati naturali, non creati cioè giuridicamente dallo Stato, ma ad esso preesistenti. Tale interpretazione è autorizzata dall’uso della parola “riconoscere”, che implica la preesistenza di essi rispetto allo stesso loro riconoscimento giuridico. Al principio di singolarità si connette immediatamente quello di uguaglianza, affermato con chiarezza nell’articolo 3 del testo costituzionale, secondo cui tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociali e personali, sono uguali davanti alla legge e devono essere in grado di sviluppare pienamente la loro personalità sul piano economico, sociale e culturale.
La tragedia di Cutro e in genere tutte le tragedie relative a chi attraversa il Mediterraneo ci obbligano, inoltre, a rileggere la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea proclamata il 7 dicembre 2000. Nella Carta, tra i valori fondamentali, troviamo quelli di dignità e di eguaglianza la cui declinazione giuridica spetta ai singoli stati europei ma l’adesione, anche in line di principio a tale carta, comporta la condivisione di concetti che ci riportano a quello di persona e, soprattutto, di responsabilità verso l’altro.
Non a caso il filosofo tedesco Hans Jonas pubblica già nel 1979 “Il principio responsabilità” in cui scrive: “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza di un’autentica vita umana sulla terra”. È un monito che ogni governo, di qualsivoglia colore politico, dovrebbe far proprio quando si palesa il rischio che qualcuno rischi la vita per raggiungere le coste italiane via mare.
Ma forse è proprio l’idea dell’apertura verso l’altro il nocciolo duro della questione, cioè la “commistione” culturale è un concetto difficile da metabolizzare per qualcuno. Non c’è da meravigliarsi se pensiamo alle (note ed influenti) teorie di Carl Schmitt la cui filosofia politica propone un concetto di nazione come una comunità di individui che condividono alcune caratteristiche comuni quali la lingua, il luogo, la storia ed un governo.
Inoltre, per Schmitt, la democrazia è possibile solo come democrazia nazionale, ossia uno stato democratico presuppone sempre l’omogeneità nazionale dei suoi cittadini. Contestualizzando le teorie di Schmitt, occorre sottolineare che lo studioso era in sintonia con quanto esposto nei famosi quattordici punti di Wilson al termine della Prima guerra mondiale, tra i quali emerge quello di autodeterminazione dei popoli.
Eppure, nonostante l’attuale contesto storico caratterizzato da una pervasiva multi e interculturalità, certe “nostalgie” permangono. A differenza di Schmitt, il contemporaneo filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas ritiene che il concetto di popolo e di cittadinanza nascono insieme al patto democratico e la nazione non viene considerata come una fattualità prepolitica, ma come il prodotto di un dialogo tra parti sociali. Jurgen Habermas si riferisce al concetto di nazione come ad un libero contratto sociale tra etnie e gruppi sociali che si riconoscono in una “costituzione” comune.”
Se pensiamo allo sviluppo della democrazia come ad una procedura e come ad uno sguardo orientato al futuro, sostiene Habermas, non ha senso riagganciare la formazione della volontà politica ad un consenso da parte di gruppi e cittadini aventi stessa nazionalità. Per giungere ad un razionale accordo normativo e giuridico, non è necessaria l’esistenza di un accordo di fondo proveniente da una omogeneità culturale, perché l’opinione pubblica e le forze politiche sono strutturate democraticamente.
Habermas afferma che una nazione deve trovare una base nel processo democratico, il quale deve funzionare da garanzia per l’integrazione sociale di una società differenziata, e sempre più in via di differenziazione. Questo compito di integrazione spetta alla “macchina della politica” che deve far valer la sua volontà.
Inoltre, per Habermas, il pluralismo sociale, culturale e delle visioni-del-mondo è un tratto saliente della modernità per il rapporto con l’altro non può essere creato partendo dal concetto di un popolo presuntivamente omogeneo: dietro questa facciata finirebbe solo per nascondersi la cultura egemonica dei gruppi e dei partiti dominanti. Condividiamo col filosofo tedesco l’idea che dentro una stessa comunità politica possano coesistere diverse, e giuridicamente equiparate, forme di vita culturali, etniche e religiose, concetti che, sotto forma di preghiere e di semplici ma genuine riflessioni, sono state più volte ripetute presso Cala Arenella, domenica diciannove marzo, alla presenza di un pubblico etnicamente e culturalmente eterogeneo.

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