RANDAZZO: Il teatro Greco è la nostra Identità, appartiene al mondo intero.

Continua ad alimentarsi la polemica sulle condizioni del Teatro Greco e sulla inopportunità dei numerosi concerti programmati per quest’ anno. Personalmente non sono in grado di esprimere alcun giudizio sulle effettive condizioni di vulnerabilità del Teatro Greco. Leggo le varie opinioni, certo è una problematica da  lasciare al giudizio degli specialisti ma a scioglimento di ogni dubbio occorrerebbe procedere ad una perizia risolutiva da parte della Regione con incarico congiunto ai massimi esperti in materia sul piano interdisciplinare, ed è singolare che ciò non sia ancora avvenuto, risalendo la disputa ad almeno a quand’ero bambino (adesso ho 70 anni). L’ importante è non perderci più tempo e a quanto ho capito qualcosa si sta muovendo in questo senso, speriamo in bene. Ma nelle more, secondo me,  dovrebbe valere, trattandosi di un opera unica al mondo di cui noi siracusani come cittadinanza siamo custodi, il principio di precauzione. Quindi, a mio avviso, per quest’ anno niente concerti al Teatro Greco, neppure se viene Mina in persona (l’ ho detto no che ho settant’ anni)… Meno che meno nel numero allarmante programmato, che quest’ anno mi sembra anche esorbitante.

L’ obiezione,  sul piano scientifico, è che anche le rappresentazioni classiche, allora, fanno male alla pietra cariata. Questa è una obiezione senz’ altro ragionevole. Non è del resto un caso se, fino a prima della guerra, le rappresentazioni si tenevano ogni tre anni, e che anche dopo, si sono tenute, sino agli anni 90’ ogni due anni. Ma le rappresentazioni classiche sono un momento fondante della nostra identità collettiva come siracusani, proprio non è possibile alcun paragone, ed in ogni caso, anche sulla loro cadenza periodica si dovrà discutere in esito agli accertamenti che auspico siano al più presto effettuati. Lasciatemi ragionare con le corde di un modesto conservatore, quale una parte viscerale di me è certamente rimasta, e tantopiù che in questo caso si tratta di conservare il Teatro Greco.

Due motivi sugli altri formano l’ anima profonda della nostra città: Santa Lucia, e massimamente la processione che ci unisce alle nostre potenti radici cristiane, e le rappresentazioni classiche, queste meravigliose storie scritte 2.500  anni orsono, e che trovano gloriosa nuova vita ed echi ancora sul Temenite ove venne scavato l’ antico teatro, e furono recitate già nei millenni andati e ci rimandano ai greci che già vissero questi luoghi. E tutti e due i motivi rinviano al senso del sacro, che a tratti lenisce le nostre ferite, oltre i nostri difetti e vizi, e ci eleva e trascende la nostra stessa vita.

Ma dove la trovate quell’altra città dove già da ragazzini ci si commuove per Antigone o si arriva a compatire persino la fiera dolorante Clitennestra, l’ adultera che uccide il marito. E’ la nostra identità il Teatro Greco, conservare il monumento, che comunque appartiene al mondo intero, significa conservare anche l’ essenza della nostra collettività; ed in tutta Italia  si conosce  la preziosa originale vicenda di studio e di cultura classica cui ha saputo dar vita l’ INDA, con le generazioni di giovani attori che ha formato ed aperto alle meraviglie della cultura classica. E’ questo che, secondo me,  dobbiamo gelosamente mantenere, senza cedere alle lusinghe di ulteriore utilizzo del Teatro anche ad altri usi artistici. Sì, ma gli impresari intanto hanno venduto i biglietti, e poi gli artisti e tutto quello che gira intorno, i contratti stipulati e il resto. Salviamoli allora gli spettacoli, che siano resi al Campo De Simone, o a Fontane Bianche, dove per esempio vidi o le eccellenti esibizioni di  Renzo Arbore e di Pino Daniele, o in qualunque altro luogo possa essere adatto. E si coinvolgano gli artisti, si spieghi loro che si tratta di preservare un Teatro che va ben oltre i loro magnifici spettacoli, che per essi diventi motivo di vanto e promozione il trasferimento della loro esibizione in altro più prosaico sito, rendendoli protagonisti di un obiettivo più nobile.

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