Artemide, dea delle farfalle L’evento-mostra sulle farfalle nel giardino dell’Artemision.
Che Artemide fosse la dea del mondo animale lo sapevamo già. Ed è anche questa la ragione che spinse i fondatori della città, nella seconda metà dell’VIII sec. aC. a definire la nostra Ortigia “terra delle quaglie” e verosimilmente dedicarne la fondazione a quell’Artemide, gemella di Apollo, che Latona aveva dato alla luce nell’isola di Delo. Così quello che oggi chiamiamo “Artemision”, pur con le dovute cautele, poteva essere, insieme agli edifici di culto arcaici portati in luce in piazza Duomo, uno dei templi dedicati al nume tutelare che compare, attorniata da fiere, anche in una oinochoe di VII sec. a.C. in stile protocorinzio, rinvenuta nella stessa area durante i lavori di rifacimento della piazza dalla fine degli anni ’90. Pur non sapendo se si tratti o meno di un tempio dedicato ad Artemide, sappiano per certo che quei filari di blocchi di fondazione rinvenuti nel sottosuolo di via Minerva sin dagli anni ’60 durante la costruzione dell’edificio comunale adiacente a Palazzo Vermexio ma già attenzionati da Paolo Orsi in un saggio nel 1910 , sono da riferirsi sicuramente ad uno di quei grandi templi ionici che trovano confronti precisi con le realizzazioni più famose dell’area microasiatica, da Samo, a Mileto, ad Efeso, e ciò grazie al rinvenimento di un frammento di capitello e altri materiali che, per la purezza dello stile, non lasciano dubbi sulla presenza di un’architettura ionica.
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Tutto questo ha posto, negli anni, Ortigia al centro di un dibattito per i dubbi posti dalla presenza di un tempio così imponente, le cui colonne superavano i sedici metri di altezza e la cui tecnica costruttiva non poteva trovare riscontro nelle maestranze locali ma arrivare dall’area egea e nel 2012 l’Artemision ed il suo “giardino” hanno avuto la loro degna riqualificazione grazie alla realizzazione del padiglione di accesso agli scavi con un progetto realizzato dall’arch. Vincenzo Latina, insignito della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana alla Triennale di Milano. Ciò ha garantito al complesso una giusta e completa fruizione, grazie alla collaborazione con il dr. Lorenzo Guzzardi che dal 2006 aveva curato le ultime indagini per la messa in sicurezza dell’edificio sovrastante e che aveva fornito gli ultimi approfondimenti su un sito veramente unico, aperto al pubblico nel febbraio del 2013 con visite guidate gratuite rivolte alla città. Ma come tutte le cose belle, anche questa è durata poco e centinaia di persone, non solo turisti, desiderose di accedere al monumento ed al suo antiquarium allestito in una saletta del Vermexio, hanno trovato i cancelli chiusi, senza capirne il perché. E questo per anni.
Poi nel 2018, di colpo, arrivano le farfalle nel suo giardino. Tutti i bambini fanno “Oohhh!!”, i grandi pure, anzi, fanno “Waauu!!”, tra colori, verde, allestimenti ad effetto e ancora … il silenzio, per altri tre o quattro anni. Oggi, finito, si spera, il Covid, proprio nel giorno di San Valentino ritornano le farfalle colorate con una mostra simile alla precedente, come cita un articolo su una testata on line locale “… centinaia di farfalle in una serra che ricrea l’habitat ideale, ospitata nel bel giardino Artemision (grazie per citarne almeno in nome) all’interno del prestigioso palazzo Vermexio … nell’affascinante piazza Duomo di Ortigia … voleranno libere colorando di meraviglia lo spazio circostante.”
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Se non fosse che il monumento, che è, se proprio dobbiamo parlare di meraviglia, prestigio e fascino, il soggetto principale, resta chiuso e il suo nome usato solo per le locandine, ci sarebbe da chiedersi se questa città sia o non sia capace di dare risposte su beni comuni che vengono lanciati come le nuove collezioni primaverili, risanati, imbellettati e persino forniti di arredi (mi riferisco all’ormai dimenticato Cine Teatro Verga, ma la lista non è corta), pronti per la pubblica utilità e tuttavia chiusi o mai aperti. Però il giardino sì, passerella di eventi, con allo sfondo beni “fantasma”. E’ come usare i giardini di Versailles o quelli della Reggia Caserta per manifestazioni pirotecniche, tenendo chiusi i monumenti. Se io fossi Artemide, altro che farfalle colorate, le cavallette manderei, o una pioggia di rospi nel giardino a me dedicato. Tanto, sempre animali sono e lei, da dea fondatrice, la potnia figlia di Latona e di Zeus, ha tutto il diritto di pretendere rispetto in suo onore.

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