È appena arrivata in edicola una nuova pubblicazione che si propone di essere un contrappunto alla “banalità e al qualunquismo della rete”.
Si intitola “il Marivò” ed è un foglio satirico cartaceo, edito dal Collettivo Marivò, che arriva in edicola come supplemento al periodico Sicilia Libertaria ed è stato voluto con forza da Gianmarco Catalano, Ester Madonia e Andrea Tringali, che del Collettivo sono parte ed animatori.
Il periodico si propone di essere disponibile nelle edicole augustane con cadenza mensile e si avvale anche della collaborazione di soggetti esterni al Collettivo, tra questi, in particolare, del vignettista Guglielmo Manenti.
In un comunicato diffuso proprio nei giorni della sua prima uscita nelle edicole, si legge una dichiarazione di intenti che fa luce sugli obiettivi dei promotori.
“La satira fa informazione – spiegano i promotori – agita e contribuisce a formare la pubblica opinione; altrimenti è (nel migliore dei casi) innocuo umorismo. Muovendo da questa linea politico-editoriale, il Marivó si dichiara allegramente in lotta contro la banalità e il qualunquismo della “rete”, con l’obiettivo di veicolare su carta inchieste e approfondimenti su temi locali, e non solo, attraverso il linguaggio satirico”.
Contattiamo Gianmarco Catalano, come anticipato parte del Collettivo che pubblica la rivista, per saperne di più.
Cosa vi ha spinto a lanciarvi in questo progetto?
“Già da tempo volevamo creare un giornale che facesse inchiesta su temi centrali a livello locale, tra cui ambiente ma non solo, e che fosse un veicolo per creare relazioni e stimolare un dibattito politico che ad Augusta è pressoché inesistente.
Il giornale ha una impostazione satirica ed è ispirato al periodico francese “le canard enchainè”, una rivista che si definisce satirica, ma che in realtà realizza degli scoop che in Francia non si trovano in altri giornali. La nostra satira parte dall’attualità e dagli eventi che approfondiamo e su cui ci concentriamo per le nostre inchieste. Il linguaggio satirico è anche un veicolo per arrivare meglio ai destinatari. Dal nostro lavoro viene fuori, quindi, una forma di “satira-informazione”, anche se questa sottolineatura è superflua perché la satira è un veicolo per raccontare fatti che non leggiamo nella cronaca locale”.
Nel vostro lavoro si parte comunque da Augusta.
“Si parte da Augusta, ma la città è un crocevia per fatti di rilievo nazionale e internazionale. Ad esempio, la questione industriale è un argomento centrale che sarà anche sul primo numero. Quando si parla delle multinazionali sul nostro territorio, si giunge ad implicazioni internazionali, soprattutto in questo periodo. Il prossimo numero, in edicola dai primi di marzo, sarà dedicato alla esercitazione annuale Nato denominata “dinamic manta”, che rappresenta un chiaro esempio di come Augusta assuma un rilievo internazionale, anche per le conseguenze legate alla guerra in Ucraina, al ruolo dell’Italia nella Nato, alla presenza statunitense nel mediterraneo. Noi cercheremo di evidenziare le problematiche di maggior rilievo, legate al rischio nucleare e al silenzio delle istituzioni sul tema”.
Ci anticipi contenuti della rivista, su cosa vi siete concentrati?
“Il primo numero parte da una fonte documentale pubblica ma di cui nessuno ha dato notizia, ovvero l’ultima relazione sulla qualità dell’aria in Sicilia, redatta da Arpa, nella quale si dice chiaramente che ad Augusta si respira male, anzi peggio che nelle altre città siciliane, e nelle altre città industriali siciliane, soprattutto per via delle emissioni di benzene. I dati che proponiamo sono pubblici, ma ci siamo accorti che nessuno ha letto con attenzione quella relazione.
Poi, abbiamo approfondito le cause di queste fuoriuscite di benzene e abbiamo messo insieme alcuni dati acquisiti anche attraverso accessi agli atti”.
Perché la pubblicazione esce in formato cartaceo in stampa e non solo web?
“Perché in realtà l’obiettivo è proprio quella di tirare fuori le persone dalla rete e creare uno spazio di socialità, uno spazio politico reale, attraverso uno strumento tangibile e visibile che possa generare spazi di condivisione reale. Riportare la gente in edicola e abituarla nuovamente all’idea della condivisione della carta stampata, che ha logiche diverse da quella on line, consente al giornale di diventare anche uno strumento attorno al quale si sviluppano conversazioni e dibattiti. Altrimenti, molte iniziative nascono e muoiono nel virtuale, il messaggio veicolato solo dai social si depotenzia e diventa assoggettato alle regole e ai calcoli dell’algoritmo. Invece, siamo noi a portare i nostri contenuti, fisicamente, nelle edicole e nei bar”.

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