IN TREPIDA ATTESA.
In ascolto, che la raffica di vento non sia troppo violenta, tanto da spalancare gli infissi ormai vetusti in quasi tutte le scuole. In trepidazione, sperando di non trovare calcinacci dappertutto, volati via dal tetto. In attesa, sperando che la pioggia incessante non sia troppa e non duri troppo a lungo, timorosi di trovare le scuole allagate. In apprensione, nel timore che le infiltrazioni blocchino i server e deteriorino gli impianti, mentre piove dentro le scuole.
Viviamo in una condizione emergenziale, strutturale e non solo, tutti i giorni, in assoluta distonia con l’innovazione in atto voluta dall’Europa e dal PNRR, impreparati a fronteggiare la rivoluzione in atto nelle scuole, metodologica e digitale, privi di spazi per creare davvero e in modo adeguato le ‘next generation classroom e i next generation lab, mentre i dati della dispersione scolastica soffocano la nostra isola e le nostre scuole che, troppe, cadono a pezzi davanti ai nostri occhi. Stanchi dei proclami e delle lunghe attese, arrabbiati e a tratti persino rassegnati mentre il diritto allo studio viene troppo spesso messo in discussione da aule fredde e per questo poco accoglienti, edifici vetusti e sempre in condizioni emergenziali; e preghiamo, letteralmente, che gli ingenti finanziamenti europei arrivati agli Enti competenti per mettere in sicurezza, rendere efficienti energeticamente e innovare le scuole non vengano per l’ennesima volta restituiti al mittente da uffici spesso commissariati, oberati dagli adempimenti e lasciati soli, dopo anni di depauperamento economico e sociale, cattiva politica clientelare e amministrazioni inefficienti, quando non incompetenti. Obnubilati dentro una bolla ovattata, poco consapevoli del fatto che per dare un orizzonte di senso ai nostri studenti intriso di motivazione, bisognerebbe prospettare futuro e visione, essere modelli coerenti nella condivisione di valori in armonia con il mondo e la sua umanità, programmare nel segno della speranza non disattesa dalla realtà: se non avviene questo, se non assicuriamo loro un percorso verso la crescita serena e un futuro davvero migliore, se non ci prendiamo cura di loro con impegno e convinzione, anche attraverso la tutela del bene comune, e quindi del nostro pianeta, nessuna innovazione, per quanto necessaria, avrà breccia nei loro cuori e nelle loro menti, né la dispersione, implicita ed esplicita, migliorerà.
Una visione apocalittica? No, non lo è ancora, ma potrebbe diventarla, se non cambiamo direzione di marcia: un mondo dall’apparente calma piatta, quasi in attesa di un’apocalisse incombente, tra palazzi tristi e villette a schiera, ipermercati e giochi circensi, banalità e solitudine, lavoro ed emergenza, conflitti e disservizi, crisi climatica e povertà, individualismo e incuria, cecità e odio, ossessioni che lentamente e inesorabilmente potrebbero essere quelle di un intero Paese, e anche oltre; e non essere più solo una visione. E che questo non avvenga, lo dobbiamo a loro prima che a noi, i nostri studenti, seppure dentro spazi freddi e trafitti da una pioggia incessante, e non solo dentro le scuole.

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