Salvatore Baiardo non sarà certo uno stinco di santo. Ha gestito la latitanza dei Graviano e deve avere ancora qualche aggancio con certi ambienti visto che riesce a rivelarne scenari che, a distanza di circa due mesi, si rivelano esatti, come la malattia di Matteo Messina Denaro e la sua probabile cattura, poi realmente avvenuta. Questa circostanza suscita giustamente un acceso dibattito sulla realtà di tale cattura: merito esclusivo della magistratura e delle forze dell’ordine o frutto anche di una volontà di abbassare la guardia e di agevolare l’azione di ricerca? Comunque stiano le cose, la lunga intervista di Baiardo merita certamente di essere esaminata con la massima attenzione da parte degli inquirenti e dei media. È certamente presumibile (ed auspicabile) che i primi, con la dovuta segretezza, stiano indagando su tutti gli scenari descritti dal Baiardo. Che non è persona credibile al 100% giusto per i suoi trascorsi e per le sue contiguità rispetto ad ambienti di cui si deve diffidare e che vanno combattuti. Ciò che non si riesce a capire è la tendenza di molti a negare ogni valore alle confessioni di Baiardo a causa della sua inaffidabilità e, più ancora, l’elusione sistematica di una certa parte di tali confessioni, come se si trattasse di argomenti tabù. Mi riferisco a quella parte delle chiacchiere di Baiardo che riguardano i rapporti tra il Berlusca e i Graviano. Non se ne fa menzione nei telegiornali e neanche nei salotti televisivi. E ad essi si dedica poco spazio anche sulla stampa. Chissà perche? Forse perché si reputa l’ex cavaliere ed ex presidente del Consiglio al di sopra di ogni sospetto? Se Baiardo avesse detto di qualche altro cittadino italiano ciò che ha detto e fatto capire su Berlusconi, ci sarebbe altrettanta reticenza a dibattere su quel tema che meriterebbe la massima attenzione non solo da parte dei magistrati ma anche del giornalismo più attento e più serio? Certi giornalacci di parte certamente hanno interesse a dirottare l’attenzione altrove e sono sempre pronti ad assolvere quel tizio prima di ogni processo. Ma la stampa libera? I media non di parte? L’informazione del servizio pubblico? Perché tanta riverenza nei confronti di qualcuno che non può essere più “uguale” o più insospettabile degli altri cittadini? Forse la circostanza che sia di nuovo in senato gli procura qualche immunità, della quale gli inquirenti dovranno tener conto, ma non gli conferisce alcuna aureola di santità. Se ne parli, dunque! Baiardo ha richiamato l’attenzione sui rapporti tra Berlusca e i Graviano. Il senatore D’Alì, condannato a sei anni di carcere per aver svolto la propria attività politica a vantaggio di famigerati personaggi come Riina e Messina Denaro milita o militava in Forza Italia, il partito personale del cavallerizzo. Il quale ha candidato la sua quasi moglie Marta Fascina a Marsala. Strana scelta. Sarebbe interessante sapere come e da chi sia stata condotta la campagna elettorale in quel territorio, considerato che la Fascina non ci avrebbe messo piede, secondo autorevoli fonti di informazione come La Stampa. Su questa vicenda e su amicizie compromettenti forse non si è ancora indagato abbastanza. Dell’Utri, prima condannato, è stato successivamente assolto e vige il principio ne bis in idem, ma ciò non toglie che certi personaggi che si circondano di stallieri come Mangano o che hanno relazioni politiche con D’Alì e che vengono chiamati in causa per rapporti economici con i Graviano, condannati al 41 bis, siano da attenzionare con la massima diligenza. Ed è compito della stampa libera non solo informare ma anche tener desta l’attenzione dei cittadini e della magistratura su questo delicato e difficile compito di difesa dello stato dall’antistato, alquanto pervasivo. Non certo quello di mettere nel dimenticatoio e occultare sotto una cortina di silenzio e di distrazione le informazioni di Baiardo. Tutte da verificare, certamente! Ma, appunto, da verificare! Non da ignorare.
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