La pandemia ha tolto le ultime maschere a chi non dice la verità ai cittadini. La sanità italiana era già da anni sotto il livello minimo di efficienza e di decenza. Come da chi scrive pubblicato più volte, dal 2007, ufficialmente anzi da qualche anno prima, l’Italia non aveva, e non ha ancora, un prodotto interno lordo tale da sostenere e finanziare la sanità pubblica. Nessuno ha avuto l’onestà e il coraggio di dire agli italiani che gradualmente avrebbero dovuto pagare tutto. Questa notizia, comunicata ai medici siracusani in una affollata occasione congressuale, suscitò non poche contestazioni, soprattutto da chi aveva ruoli di governo nella sanità e nelle associazioni scientifiche di categoria locali. Eppure era fondata su dati di pubblico dominio, a riprova che nessuno ha voglia di affrontare la verità e di progettare salute a Siracusa. D’altronde fino a quando si percepisce reddito senza una reale misurazione degli obiettivi raggiunti conviene fare i sordi.
La spesa sanitaria è tutta finanziata da prestiti e falcidiata da tagli regolari e continui negli anni, da parte di governi di ogni colore. Quando solo ora si comincia ad ammettere che mancano infermieri e medici, non si dice tutta la verità.
Vige da molti anni un blocco delle assunzioni di queste figure. Quindi una precisa volontà di non assumere. Che poi qualcuno pensi che si possa fare sanità pubblica senza medici e infermieri sarà un fenomeno tipicamente italiano ma totalmente ridicolo per chi governa e peggio ancora per chi accetti la carica di ministro della salute (minuscolo!). Che si sia ignorato l’appello delle categorie e dei sindacati del settore che da anni sapevano dell’ondata di pensionamenti del personale che sta concretizzandosi in questi tempi recenti, è un’altra colpa grave che nessuno sconterà.
Come spesso capita, però, le responsabilità e gli inganni sono più vasti di quel che appare.
A causa del blocco delle assunzioni e del numero chiuso nelle università noi non abbiamo pensato al ricambio generazionale, abbiamo del tutto sbagliato le previsioni sul personale, abbiamo fatto emigrare, come solo noi potevamo fare, decine di migliaia di laureati insieme a medici e infermieri. Peraltro quelli che continuano a lavorare e quei pochissimi assunti con mille artifici, sono retribuiti così poco e male da non potersi confrontare con le altre nazioni europee.
Nelle grandi città italiane, addirittura, molti medici, impoveriti da tantissime condizioni che qui sarebbe lungo descrivere, fuggono all’estero o vanno dal privato. Grande desolazione ha suscitato negli operatori sanitari l’assistere alle dimissioni di personaggi di valore e visibilità mediatica che hanno persino rinunciato alla pensione pur di sfuggire a condizioni lavorative ed economiche ormai insostenibili.
Sulla loro scia moltissimi medici si stanno mettendo in pensione anticipata per lo stesso motivo. Già nelle regioni del nord Italia qualche milione di cittadini non ha il medico di famiglia. Tra il 2010 e il 2020 secondo i dati forniti dalla Federazione Cimo-Fesmed sono stati chiusi 111 ospedali, 113 PS e tagliati 3700 posti letto. Si calcola che tra ospedali e territorio manchino più di 20.000 medici (4.500 nei pronto soccorso, 10 mila nei reparti ospedalieri, 6.000 medici di medicina generale) e la situazione è destinata a peggiorare sia per i pensionamenti ordinari sia per quelli anticipati e soprattutto per il fenomeno dell’abbandono per dimissioni volontarie. Non si era mai verificato che in soli tre anni 8000 medici si dimettessero dagli ospedali prima del tempo. La buona volontà e lo sfruttamento ignobile dei medici e infermieri residui non sono da tempo in grado di consentire il funzionamento delle strutture sanitarie. Aveva dato qualche speranza l’affermazione pubblica del ministro Schillaci, sacrosanta ma non mantenuta, che bisognava pagare di più medici e infermieri e assumerne moltissimi. Alla fine ha promesso un aumento ai medici dei Pronto Soccorso ma dal 2024 e basta! Con le norme vigenti non potrà assumere il personale. Dovrà rispettare le leggi derivate dai tagli precedenti ma non pensa ad abolirle. Crediamo, anzi, che la legge di bilancio appena licenziata abbia tolto alla sanità piuttosto che dare.
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È desolante considerare le posizioni che abbiamo raggiunto nel rapporto fra medici e infermieri.
Conviene meditare su quali siano i Paesi che fanno meglio di noi e preoccuparci. Abbiamo anche troppi anziani e i bisogni della popolazione di questo tipo sono molto grandi. Si delinea una malasanità progressiva e irreversibile.
Analizzando, senza riportarli, molti interventi del nuovo governo e del ministro della salute Schillaci, possiamo fin d’ora garantire che si va verso lo smantellamento della sanità pubblica, il definanziamento, la perdita dei grandi valori fondanti, cioè la universalità, verso una regionalizzazione spinta anche alla gestione dei fondi sanitari, addirittura, e pur di non assumere dipendenti, si favoriscono sanitari a partita Iva cui si regalano sconti fiscali se stanno sotto gli 85000 euro di ricavi annui. In sostanza continua la velenosa svendita ai privati del Servizio Sanitario Nazionale che avrebbe pochi medici e infermieri dipendenti stressati, malpagati e supertassati mentre quelli a partita IVA possono andare dove vogliono e, se riescono a stare sotto gli 85000 euro annui, pagano tasse ridicole.
Tutti si son riempiti la bocca del PNRR per risolvere qualcosa. Innanzitutto è importante precisare che esso in sanità serviva a creare nuove strutture inesistenti o malfunzionanti ma non a pagare il personale.
Quando l’Italia aveva uno sbilancio fra una sanità ospedalo-centrica e una sanità territoriale che girava attorno alla medicina di famiglia, travolta dalle malattie croniche e priva di ogni mezzo per affrontare le esigenze di una popolazione anziana e longeva, si pose la necessità di riprogettare un allocamento di risorse sulla sanità extraospedaliera, facendo dimagrire quella ospedaliera. Il territorio è paralizzato dalle liste di attesa e dalla mancanza di posti letto per malattie croniche riacutizzate, per cui in un primo tempo sembrò opportuno spogliare gli ospedali e rivestire il territorio di investimenti e strutture di piccolo ricovero, quasi più ad impronta infermieristica che medica. Così nacque l’idea delle “Case della salute”. Malgrado non si sia valutato appieno il fatto che tali strutture non si erano mai potute realizzare prima, l’immatura classe politica italiana ne ha progettato la realizzazione e ha convinto l’Europa a finanziarle con il PNRR. Sbagliando, anche l’Europa ha creduto in questo progetto farlocco.
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Peccato che l’incompetenza generale italiana non abbia considerato che una Casa di Comunità senza medici e infermieri è uno sputo in faccia alla logica. Così è accaduto che la famelica sanità lombarda, mantenendo un discutibile primato sulle altre regioni, abbia pensato di rinominare 16 vecchie strutture ospedaliere o ambulatoriali abbandonate targandole come Case di Comunità, lasciandole chiuse dopo averle inaugurate. Le aquile della politica avevano pensato di metterle in mano a qualche sparuto infermiere che scappa dagli ospedali impazziti e ai medici di famiglia, ritenuti in grado essere ubiquitari e con tanto tempo libero da poter gestire i propri ambulatori contemporaneamente alle case delle comunità. Di fatto si è fatta dimagrire oltremodo la sanità ospedaliera senza riuscire ad investire in quella extra ospedaliera.
La Moratti e Fontana (assessora alla salute e presidente della regione Lombardia) chissà se conoscevano tutto quello che qui stiamo esponendo, cioè che mancano migliaia di medici di famiglia, che cercano di fuggire dalla professione per gli enormi carichi di lavoro, peraltro retribuiti così male da dimettersi anzitempo, che non si trovano infermieri, anche questi pagati malissimo? Si son fatti beccare da Report a inaugurare Case della Comunità chiuse e non funzionanti, a far promesse fondate sull’inganno dei cittadini.
I DRAMMI SI CONSUMANO SULLA CARNE DEI MALATI E DEI FAMILIARI.
Con una sanità completamente stravolta da mille problemi sono i malati a pagare un prezzo troppo alto. Impossibile trovare un ricovero se non per casi gravissimi. La regola è dover pagare per accedere alle cure, dover trascurare la propria salute e la prevenzione per le liste d’attesa e i ticket troppo alti. Passa sotto silenzio che in città come Siracusa l’aspettativa di vita alla nascita di un neonato è già più bassa rispetto a qualche anno fa e che i nostri anziani vivranno qualche anno meno degli altri italiani per non essersi curati adeguatamente.
Da noi a Siracusa si chiudono i consultori familiari, altro che controllo delle nascite, educazione sessuale delle adolescenti e delle giovani, tutela della maternità, prevenzione dell’aborto e contraccezione! La tutela della salute mentale viene abbandonata a sé stessa e le famiglie con disabilità mentale sono disperate. Siracusa ha il primato italiano per i trattamenti sanitari obbligatori perché nessuno si cura della prevenzione della riacutizzazione delle malattie psichiatriche. Ed è solo l’inizio. Chi non potrà pagare già non si cura e non si curerà. Calate questi nuovi fatti nel contesto di crisi economica ed energetica attuale e avrete visto cosa si cela dietro il velo! È chiaro che solo una sollevazione popolare può reindirizzare la politica verso la difesa delle conquiste sociali del dopoguerra.
COME REAGISCONO GLI ITALIANI? MALINCONICI, SPAVENTATI, RASSEGNATI: È IL RITRATTO DEGLI ITALIANI CHE EMERGE DAL RAPPORTO CENSIS DEL 2022.
Una popolazione sempre più povera e più vecchia, preoccupata sia dal presente che dal futuro ma restia a cambiare. Cresce il malcontento per le diseguaglianze sociali, ma non si registrano fiammate conflittuali o intense mobilitazioni collettive. Invece di attivarsi, gli italiani si chiudono.
E come non scendono in piazza, non vanno nemmeno a votare: l’astensionismo elettorale registratosi quest’anno è il più ampio nella storia della Repubblica.
Insomma così come improbabili personaggi sono ormai eletti nelle stanze del potere, allo stesso modo diventa possibile demolire i pilastri dello stato sociale, completando l’opera iniziata nel ’94 per sovvertire l’ordinamento dello Stato. Ai cittadini, rintontoniti dalle bugie dei media e confusi da beceri populismi si può dire di tutto e il suo contrario, nella convinzione che nessuno scenderà in piazza a cacciare i cattivi maestri e a difendere le conquiste sociali. Gli italiani sono sempre quelli: aspettano un nuovo duce e per ora si accontentano di una (ex) simpatizzante in gonnella e del suo carrozzone inverosimile.
P.S.
Qualcuno si irrita leggendo analisi impietose e critiche ai sistemi italiani come appena descritto. Vorrebbe soluzioni. Rispondiamo sempre che non tocca a chi scrive trovare le soluzioni. Mai. Retribuiamo anche troppo bene politici ed economisti e a loro spetta trovare le soluzioni. Noi possiamo solo sognare di vivere in un paese più civile e avanzato.
Quando uno stabile ha gravi vizi strutturali conviene demolirlo e ricostruirlo. A maggior ragione quando i vizi, pur importanti e gravi, sono dissimulati e ignorati. Da un po’ si è corrotto l’accesso alla politica. Persino il più disinvolto somaro della classe può accedere alle massime cariche pubbliche. Non è democrazia ma degenerazione morale, politica e sociale. Non dimentichiamo di citare l’ignoranza e la spocchia, ormai regola in tutta la nazione.
Purtuttavia anche noi abbiamo la presunzione di avere qualche proposta ma siamo stati sfortunati per la morte di Gino Strada. Alcune organizzazioni senza profitto ci insegnano che si può fare buona sanità con poco denaro. Anche mantenere in vita mezzi costosissimi come una nave per salvare le vite in mare. Anche in questi casi bisogna demolire e sapere ricostruire su nuove basi e principi.
Se il privato continua a far soldi in sanità vuol dire che non solo gli è possibile, grazie ad accordi col potere politico non confessabili, ma è possibile anche per altri. Questi poteri politici noti a tutti hanno la maggiore responsabilità sul default della sanità pubblica e in questo momento sono nel governo eletto.
Alla luce di quanto esposto ci sembra molto importante tenerci cari i demolitori e aprirci al futuro,
cominciando con il contrasto di alcune formazioni politiche ostili alla sanità pubblica dentro le istituzioni.

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