Economia, lavoro, zona industriale nell’analisi di Roberto Alosi (Cgil) in vista del congresso provinciale di gennaio

L’attuale momento è difficile anche per il sindacato: precarietà, lavoro povero, la possibile chiusura della nostra zona industriale ed altro ancora sono al centro delle analisi dei rappresentanti dei lavoratori. Ne abbiamo parlato con il segretario provinciale della Cgil Roberto Alosi.

Il 13 e14 gennaio si svolgerà il Congresso Provinciale della Cgil. Con quale spirito e quali aspettative?

Quest’occasione, che si rinnova ogni quattro anni, è sempre un momento di verifica dell’organizzazione, quando si tracciano le nuove linee da cui ripartire. È vero, oggi il Congresso cade in un momento davvero complesso, tra fine – speriamo – pandemia, crisi economica, inflazione, guerra in Ucraina, aumento speculativo del gas con relative bollette. In più nel nostro territorio abbiamo un aumento della povertà e del precariato. Ogni giorno che passa registriamo fasce sempre più larghe di emarginati e poveri. Sarà uno dei punti centrali del nostro dibattito. Occorre ragionare insieme per costruire un modello economico diverso rispetto a quello finora seguito dall’ubriacatura iperliberista che governa con la finanza. Sinora c’è stato un mercato senza lacci e lacciuoli che ha creato danni sociali immensi. A questo modello c’è un’alternativa. Per noi il modello economico che prova a tenere assieme diversamente economia e lavoro è il modello keynesiano. So che con gli incentivi superbonus del 110% lo Stato è intervenuto con grandi risultati positivi su occupazione, rientri fiscali ed ecologici. C’è stato l’uso di questa moneta complementare: “i crediti fiscali” nel settore edile, comparto trainante dell’economia del Paese che ha smosso tutta l’economia portandoci ad un Pil più alto. Ma per l’establishment europeo, di cui fa parte Draghi, il modello valido è quello iperliberista, per questo quelle agevolazioni rappresentano una stortura da eliminare. Altrimenti significherebbe affermare che avevano sbagliato sottoponendo la popolazione a sacrifici inutili. Invece era proprio il modello economico da valorizzare per aiutare le persone dagli strati più bassi, proprio oggi che si vive in una condizione terribile.

Si discute molto di salario minimo

Abbiamo dato la massima disponibilità a discutere col governo. Non siamo pregiudizialmente contrari perché si deve garantire la dignità dei lavoratori avendo anche un minor peso a livello centrale rispetto a quello decentrato, ma teniamo a precisare che con la struttura economica dell’Italia, fondata principalmente sulle piccole e medie imprese, con dimensioni anche ridotte, non si hanno adeguati strumenti per una valida contrattazione per cui deve intervenire il sindacato con il contratto nazionale che rimane un grosso strumento, anche perché è ancora presente il fenomeno dei contratti pirati e altri al ribasso.

Parliamo della tragica situazione in zona industriale. Non c’è troppo silenzio?

Noi abbiamo avuto ultimamente un coordinamento unitario decidendo per una mobilitazione cittadina in cui chiameremo tutti anche le organizzazioni sul territorio, perché ciò interessa quasi tutti. Bisogna levare una voce forte verso il neonato governo nazionale. Abbiamo attivato tutti gli strumenti di mobilitazione che il sindacato ha a disposizione. Abbiamo osservato la grande indifferenza dei partiti con poche eccezioni ma siamo molto preoccupati perché la scadenza del 5 dicembre è dietro l’angolo e l’approvvigionamento del greggio avviene con 20 giorni di anticipo. Perdere questa battaglia significherebbe la morte del Sin perché il raffinato Lukoil serve a molte attività industriali. Abbiamo anche attivato un canale per coinvolgere direttamente il neo Presidente della Regione per un provvedimento ponte, un provvedimento tampone come quello effettuato con decreto sull’Ilva di Taranto, anche se si è in una condizione leggermente diversa. A ciò si aggiungono i reati gravissimi riguardante l’Ias con il suo sequestro e la fermata di Priolo Servizi. Abbiamo un reato d’inquinamento reiterato dell’atmosfera e del suolo da perseguire pesantemente. In questo caso è la Regione, proprietaria di maggioranza, che deve muoversi immediatamente ponendo in essere gli investimenti già previsti.

C’è la guerra in Ucraina, il 5 novembre si terrà una marcia per la Pace, la Cgil nazionale ha aderito alla manifestazione a Roma. E a Siracusa?

Ci stiamo organizzando con le associazioni perché riteniamo importante il contributo di Siracusa terra di pace. Stiamo organizzando pullman, auto. Inoltre abbiamo pensato di partecipare nella stessa giornata anche una manifestazione locale, proprio per la cultura che ci contraddistingue.

Esaminando le ultime elezioni, probabilmente parecchi lavoratori e cittadini di sinistra non sono andati a votare. Il sindacato in ciò ha una responsabilità: quella di recuperare fiducia verso migliaia di lavoratori di precari che non si sentono tutelati

Concordo. Il vero partito che ha vinto le elezioni è stato quello dell’astensionismo e dobbiamo interrogarci perché una gran parte di lavoratori non ha trovato più riscontro alle proprie istanze in nessuno e non ha votato. Non è soltanto un problema del sindacato. Ma lo è anche per le forze intermedie: organizzazioni sociali, giornalisti, intellettuali, ecc. cioè quelli che chiamiamo i contrappesi della società. Dobbiamo insieme intensificare gli sforzi e noi stiamo iniziando a farlo.

Sulle associazioni territoriali?

Su ciò voglio dare un’anticipazione. Nei prossimi giorni ci attiveremo con tutte le associazioni, movimenti di cittadini che si riconoscono nei valori e nelle battaglie che la Cgil svolge. Vogliamo metterci a disposizione non solo per un confronto. L’obiettivo è di stipulare una dichiarazione di intenti di cui condividiamo obiettivi comuni e costruiamo una mutua solidarietà per iniziative da mettere in campo. Su questo territorio abbiamo già dato disponibilità a tutte le associazioni e per questo motivo abbiamo aperta la neonata camera del lavoro alla Borgata.

Sul triste capitolo salute e sicurezza osserviamo ultimamente un crescente numero d’infortuni anche mortali in zona industriale

Riteniamo che ciò sia dovuto anche all’attuale disorientamento, incertezza che i lavoratori vivono, ciò comporta un allentamento generale delle misure di sicurezza e controllo che favorisce gli infortuni. È per ciò che stiamo intervenendo sugli appalti. In un ultimo incontro con il Prefetto e Confindustria abbiamo proposto un protocollo di legalità per gli appalti che non dovranno essere gestiti al massimo ribasso o con scontistica inaccettabile e nello stesso tempo c’è stata l’intesa di congelare in questo momento gli appalti in essere. Congelare il cambio degli appalti programmati significa compiere una proroga degli appalti esistenti in attesa del protocollo di intesa. Su questa problematica c’è anche la Cgil siciliana sapendo che abbiamo gli Ispettorati del lavoro oramai inesistenti, quindi prevenzione e formazione sono importanti. Inoltre, vediamo anche la mancata formazione delle imprese che lavorano nell’indotto, non hanno una formazione adatta sulla sicurezza. È giusto richiedere loro strumenti di prevenzione e sanzionamento prescritti dalle procedure che stileremo.

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