L’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei è alle battute finali. Il Ministero per la transizione ecologica attraverso i Liberi Consorzi Comunali, al fine di pervenire a una maggiore concertazione, ha concesso ai Sindaci e a tutte le Associazioni di categoria interessate un’ulteriore proroga la cui scadenza era stata prevista lo scorso 10 ottobre (una fake news che la data fosse stata anticipata) per la presentazione di osservazioni sulla perimetrazione e della bozza di regolamento dell’istituendo Parco.
Mercoledì 19 ottobre a Sortino sindaci, consiglieri comunali e stakeholder (presenti anche i neo deputati regionali Auteri e Gilistro) hanno partecipato ad un consiglio comunale aperto che in realtà è subito apparso non finalizzato alla presentazione di nuovi argomenti ed utili proposte di modifiche. Tutt’altro. Le dichiarazioni dei sindaci presenti – di Sortino, Buccheri, Solarino, Melilli e Ferla – sono state espressione della convinta negazione di ogni istituzione di parco naturale perché “di vincoli il territorio ne ha già troppi”, e ciò limiterebbe fortemente la libertà comunale di governo del territorio e delle prerogative degli enti locali.
Unico obiettivo dell’incontro è apparso quello di dimostrare che l’istituzione del Parco danneggerebbe l’economia dei territori comunali compresi nel territorio ibleo: un coro ben orchestrato dall’esterno, ovvero da quegli stakeholder che sembrava avessero un ruolo minore perché sentiti in coda all’elenco degli interventi ma che, invece, hanno assunto la regia delle proteste.
In sostanza, la mancata trattazione di argomenti scientifici e/o tecnici, a nostro giudizio, non ha consentito una reale informazione ai cittadini. In nessun intervento si è parlato di natura, bellezza, tradizioni agricole; del riconoscimento che un parco naturale comporta valorizzando le risorse naturali del territorio. Si è dato solo stura alla lamentela per i troppi vincoli, divieti e freni allo sviluppo edilizio, turistico, commerciale e via dicendo. Sulla scorta di una ormai improponibile visione del futuro si è chiesto di “non penalizzare le aree interne degli Iblei rispetto alle aree costiere”, quasi fosse vincente il modello dei resort “che danno lavoro” tre mesi l’anno. Argomenti ormai anacronistici, accompagnati dal populistico refrain del “no alla pianificazione calata dall’alto!”, senza alcun riferimento alla coesione territoriale, e a un vero rilancio del territorio che dovrebbe individuare le sue risorse migliori come volano di benessere della propria comunità, auspicando liberalizzazioni alle più varie attività economiche.
Due fatti sono stati ignorati: le risorse naturali del territorio ibleo e i bisogni della popolazione locale, o quel che ne resta. E infine le grandi sconosciute: biologia e scienze naturali sono la cenerentola delle tematiche affrontate mentre invece costituiscono il presupposto fondamentale in questo caso: sono il fondamento stesso di un parco … naturale. Addirittura qualcuno si è spinto a criticare l’assenza di studi scientifici credibili quali sono quelli universitari, mostrando di non conoscere il presupposto di partenza del Parco degli Iblei che è proprio quello di comprendere, all’interno di un unico perimetro, le riserve naturali, le zone Sic, i corsi d’acqua, le aree archeologiche, i siti Unesco già dichiarati e frutto di analisi scientifica e di ricerca da parte di studiosi che, a partire da Paolo Orsi, il resto d’Italia ci invidia.
Soltanto il rappresentante delle associazioni ambientaliste e turistiche (ben 61 hanno firmato l’ennesimo appello a favore dell’istituzione del Parco) Marco Mastriani, consigliere regionale dell’Ente Fauna Siciliana ed egli stesso operatore del settore turistico, ha descritto i valori fondamentali racchiusi nella perimetrazione di un territorio che consta di ricchezze naturali la cui conoscenza non è evidentemente nota agli attuali amministratori e portatori di interessi privati, orientati solo alla ristorazione diffusa, resort, cave di estrazione e concessioni di acqua minerale. Attività che comunque potrebbero essere regolate ed anche stralciate dai divieti del regolamento, in una visione di sviluppo sostenibile e non di sfruttamento all’interno di un unico brand, quello più adeguato, quello di un parco naturale.
Questa dunque l’unica voce dissonante che si è potuta ascoltare, quella di Mastriani.
“Fra gli interventi che ho ascoltato fino ad ora qui stasera, ma anche in altri incontri, spesso sento ripetere un’affermazione errata e strumentale, il fatto che la proposta di istituzione del Parco nazionale degli Iblei sia stata calata dall’alto e che non ci sia mai stata una concertazione con i territori e le comunità interessate. Questo non è vero perché discutiamo del provvedimento da oltre 15 anni e nel frattempo si sono svolte ben tre concertazioni con diversi incontri istituzionali organizzati dall’Assessorato Regione al Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, dai Liberi Consorzi Comunale di Siracusa e Ragusa e molti incontri organizzati da associazioni ambientali, culturali, proprio per approfondire il tema e spiegare anche le opportunità offerte dall’istituzione del parco nazionale degli iblei. In verità quello che è mancato in questi lunghi 15 anni è stato proprio il contributo da parte dei Comuni che, tranne in qualche caso, non hanno fatto pervenire contributi utili alla discussione in termini di osservazioni specifiche e tecniche relative alla zonazione o a eventuali proposte di modifiche al Regolamento, così come richiesto da parte del Ministero della Transizione Ecologica. Pertanto, a nostro avviso, dopo oltre 15 anni è opportuno procedere con l’istituzione del Parco offrendo ai territori interessati l’opportunità di avere un futuro concreto, incentrato su un nuovo modello di sviluppo che punti sulla tutela della biodiversità e al contempo sulla valorizzazione, promozione e fruizione dell’importante patrimonio ambientale, naturale, archeologico, etnoantropologico, enogastronomico che offre la Sicilia sud-orientale. Tutte le statistiche nazionali ci confermano che la ricerca da parte dei turisti e dei visitatori in termini di ecoturismo e di territori scelti per le loro vacanze e soggiorni anche prolungati è sempre maggiore nelle aree ricadenti all’interno delle aree protette, con particolare attenzione proprio ai parchi nazionali. Non è vero che il Parco nazionale degli Iblei ingessa il territorio, anzi crea le condizioni per puntare sempre di più sul turismo culturale e ambientale, creando una cinghia di trasmissione con la valorizzazione delle attività artigianali, agricole, zootecniche e con tutta la filiera dell’accoglienza turistica che avrebbe un importante impulso in termini di sviluppo economico e occupazionale. In tal senso, proprio nella proposta di istituzione di Parco nazionale degli Iblei, l’area due è quella maggiormente più vasta e se i comuni interessati dal provvedimento ritengono opportuno far pervenire delle richieste di osservazioni o modifiche al futuro Regolamento del parco nazionale, lo facciano ora e sicuramente verranno ascoltati dal Ministero dell’Ambiente e dalla regione Siciliana. In tal senso molto utili e interessanti sono state le osservazioni presentate dal comune di Noto che sono sul sito del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, molto aggiornato a differenza di quanto affermato da alcuni esponenti. Oggi non è più il tempo di non decidere anche perché viviamo in una condizione critica da un punto di vista climatico e l’istituzione di nuove aree protette rientra tra i 17 Goals (obiettivi) richiesti dall’ONU per l’aumento delle superfici terrestri e marine al 30%, proprio per puntare sulla tutela della biodiversità, per proteggere la natura e invertire il degrado degli ecosistemi. Oggi in Italia, per le aree protette terrestri e marine, siamo a un dato molto inferiore a quello indicato dall’Agenda 2030. Dunque, i tempi sono maturi per l’istituzione del Parco nazionale degli Iblei, è un nostro diritto-dovere tutelare l’importante patrimonio ambientale, naturale e culturale dei nostri territori, con l’ambizione ma anche la necessità di attuare un nuovo modello di sviluppo per le nostre comunità che punti al loro sostegno, tutelando la biodiversità e offrendo una concreta speranza per il futuro”

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