Il valore del dissenso secondo la professoressa Ester Tanasso. Ma noi preferiamo il lamento

Ormai non possiamo lamentarci perché siamo andati oltre l’essere stati favoreggiatori, ottusi e complici, vendendoci per nulla. Questo è ciò che dicono i risultati delle elezioni nazionali e regionali del 2022. Abbiamo eletto personaggi paracadutati in Sicilia da un partito (Forza Italia) ma mai essere stati qui e alla domanda fatta ad una il sentir dire “da bambina mio padre mi ci portava in vacanza”. Per cui non solo snobbati, trattati come colonia, ma ridicolizzati.

Abbiamo dato migliaia di voti (oltre 114mila-5,07%) a un partito che fa solo gli interessi del nord e lo si è visto ultimamente su scelte industriali, d’investimento o di aiuto bloccate per la Sicilia e Siracusa a vantaggio del centronord. Eppure noi continuiamo a votare questo partito; più schiocchi di così! Abbiamo eletto senatore l’ultimo presidente regionale, con ben 150.000 voti, che nel suo mandato ha foraggiato clientelismo, non ha approntato piani sull’energia, rifiuti, rinnovabili, investimenti agricoli-industriali e ha presentato progetti per il Pnrr rigettati perché fatti male. Al posto di questo presidente ne abbiamo eletto un altro, e con una valanga di voti, conosciuto nelle aule dei tribunali, oggi indagato sul sistema Montante, ieri per reati andati in prescrizione (concorso esterno per mafia) il quale alla sua vittoria ha ringraziato un suo amico condannato definitivamente per mafia (Totò Cuffaro). Infine tanti siciliani (il 48,62% oltre 2 milioni) non sono andati a votare. È stato per protesta? No, per alta stupidità. La protesta era d’andare alle urne e votare partiti contro il sistema o alcuni più vicino ai nostri interessi o ancora scheda bianca. Ciò sarebbe diventato “voto di protesta” perché avrebbe pesato sulla percentuale generale dandone una diversa interpretazione. Invece chi non vota fa capire che accetta supinamente le decisioni della politica. Un sondaggio di Demopolis* ci dice che questo 48,62% di astenuti (2.377.276 di siciliani) si divide fra chi pensa che la politica è ininfluente sulla vita reale dei siciliani (52%), chi ha avuto scarsa fiducia nei candidati in lista (25%) e chi è deluso dai partiti (23%). È da considerare anche la coincidenza nel sondaggio delle elezioni Politiche e Regionali. Continua la ricerca: “Tra le qualità maggiormente riconosciute dai siciliani al neo Presidente della Regione emergono la competenza e la capacità di governare, legate alla sua lunga esperienza politica. Nella percezione dell’opinione pubblica, Schifani è anche concreto, mentre appena il 16% lo ritiene innovativo”. Insomma chi l’ha votato non vuole cambiamenti. Ma se ritorniamo alla differenza fra astensionismo e scheda bianca studi sociali evidenziano che lasciare volontariamente in bianco la scheda è sempre la negazione del proprio consenso, un giudizio consapevole, intenzionale di rifiuto, una bocciatura in risposta all’offerta dei partiti. Come tale, la scheda bianca è un comportamento di voto in senso pieno. Così scrive la prof.ssa Ester Tanasso**: “Bisogna rispettare il cittadino che vota scheda bianca, è comunque un votante. Per cui gioverebbe alla competizione e quindi alla democrazia se ciò avesse un’efficacia sui risultati elettorali. Se le proposte dei partiti, infatti, non consentono di esprimere una preferenza convinta, perché deve “chiamarsi fuori” l’elettore e non il candidato? Se “il voto è una manifestazione di volontà”, ritenere che esso esiste solo quando, incardinandosi nella rappresentanza fisica, esprime un consenso, non è forse una diminutio del potere democratico di giudizio degli elettori? Va osservato infatti, che mentre Governi e Parlamenti sono esposti continuamente, nel loro operato, a critiche e bocciature, ciò non avviene con riguardo all’attività dei partiti e delle loro segreterie, nel momento – fondamentale, in democrazia – in cui provvedono, come oggi accade, alla scelta delle candidature. È democratico un Parlamento che non tiene conto dell’opinione di una sempre più larga percentuale di elettori? Vale la pena d’esaminare l’art. 48 della Costituzione, laddove sancisce che il voto è “personale ed eguale, libero e segreto”. Ravvisando nella competizione aperta il metodo della rappresentanza, ci sembra che competizione vera esista solo ammettendo la possibilità di bocciature, che consentano di interloquire in questo modo con l’operato dei partiti. Disconoscere il ruolo di questi elettori (scheda bianca) porta a percepire un potere avulso e totalitarista”.

Seguitando, la prof.ssa Tanasso afferma: “La proposta che sento d’avanzare è quella di dare alle schede bianche, in sede di computo elettorale, la stessa rilevanza dei voti di preferenza e “attribuire” loro un certo numero di seggi, lasciandoli semplicemente vuoti, con la conseguenza di diminuire il numero degli eletti in proporzione al numero delle schede bianche. Le schede bianche dovrebbero concorrere alla formazione di una propria cifra elettorale, assimilabile alle altre cifre di lista, da dividere per il quoziente elettorale. Ove tale quoziente fosse maggiore di zero, quello sarebbe il numero dei seggi da lasciare vuoti. Altrimenti, guardando ai più alti resti, si procederebbe all’assegnazione dei seggi, lasciandoli vuoti, laddove essi fossero appannaggio della “lista” delle schede bianche”.

Se si seguissero le indicazioni della prof.ssa Tanasso, la composizione parlamentare non sarebbe quella che rispecchia adeguatamente la realtà del Paese? In queste elezioni avremmo avuto come risultato un parlamento completamente capovolto!

Pensiamo a cosa accadrebbe applicando la ‘dottrina’ Tanasso alle amministrative comunali. Nel caso di due soli candidati vince chi dei due ottiene più voti. Se i candidati sono più di due, le eventuali situazioni di stallo in cui nessuno riceve i voti richiesti vengono risolte col secondo turno di votazione, al quale sono ammessi solo i due candidati che hanno ottenuto più voti al primo turno. Cosa accadrebbe in questo caso se le schede bianche avessero valore? Nelle elezioni comunali, infatti, laddove vi sia stata un’unica candidatura a sindaco ed i votanti non raggiungano la soglia del 50% degli aventi diritto al voto, l’ente viene commissariato ed indette nuove consultazioni. Ciò induce talvolta il candidato unico a porre in essere una seconda candidatura tecnica, proprio per scongiurare il rischio di nullità delle elezioni. Paradossalmente, invece, in presenza di due candidati, con le relative liste di consiglieri, anche se un solo elettore si recasse alle urne, avremmo un sindaco e un consiglio comunale validamente eletti. Cosa certo non molto rassicurante per la democrazia.

Difatti, oggi le forze “vincitrici” non rappresentano il vero volto del Paese, non sono legittimate ad esercitare il loro potere in quanto risultano espressione di percentuali minori di cittadini (circa 12milioni e 300mila al centro destra – oltre 13milioni e 800mila le opposizioni). Ove si consideri, poi, che i seggi vengono assegnati sulla base della popolazione residente, in certe zone in cui l’astensionismo è ormai una componente costante e consistente del comportamento di voto, i seggi finiscono per “costare”, in termini di voti validi, assai meno di quanto non accade in quelle con forte partecipazione. E questo è un paradosso pericoloso per la democrazia. Sarebbe invece opportuno dare voce al dissenso che significherebbe anche recuperare in questo modo il più ampio numero di cittadini alla partecipazione attiva, quanto mai necessaria in un mondo che dovrebbe aspirare all’inclusione di ciascuno nel gioco democratico”.

Infine, ritornando all’attuale situazione, cosa possiamo fare? Tante cose partendo dal basso, costruendo dalle macerie, ma una cosa per nulla si può fare. Non ci si può lamentare, dire che la politica è disgusto, ecc. perché siamo rimasti anche in queste elezioni complici, non vittime, popolo bue, trattati da colonia pronta a subire tanto. Loro sapranno di sicuro che non alzeremo mai la testa, non ci uniremo in una vera unica protesta a tutti i livelli di partecipazione elettorale a cui saremo chiamati.

 

*https://www.italpress.com/elezioni-sicilia-demopolis-astensione-per-bassa-fiducia-cittadini/

**La rilevanza delle schede bianche nel computo elettorale: il valore del dissenso

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