Vicenda Calbi. Sciogliere il nodo dei conflitti nella governance dell’INDA

Da un burocratico e notarile comunicato del 6 settembre 2022 apprendiamo che il Consiglio di Amministrazione dell’INDA ha inviato al Ministero dei Beni e Attività Culturali, il 19 agosto scorso, una “terna” di nomi per il nuovo incarico di Soprintendente della Fondazione – essendo scaduto, nel ruolo, dopo il quadriennio 2018-2022, il dr.  Antonio Calbi. Da parte sua, la Direzione generale Spettacolo del suddetto Ministero ha rimandato indietro al mittente la “terna” (non sappiamo se per qualche rilievo critico sui nomi proposti, in ogni caso indicando un altro criterio di scelta), invitando il Consiglio di Amministrazione Inda a procedere ad una “selezione ad evidenza pubblica”, vale a dire un “Bando pubblico”, cui possano partecipare “esperti” (manager culturali, teatrali o dello spettacolo) disposti ed interessati a concorrere al titolo di nuovo Soprintendente della Fondazione (quadriennio 2022-2026).

Qualche giorno fa, su “La Sicilia”, in una prudente intervista, Pucci Piccione (Presidente “Amici dell’Inda”, componente, senza diritto di voto, del Consiglio di Amministrazione dell’INDA) lasciava trasparire che qualche incomprensione o dissidio in questi mesi o nel corso degli anni all’interno della Fondazione deve aver incrinato relazioni o rapporti tra alcuni membri. Peraltro, nella “terna” proposta al Ministero, il Consiglio di Amministrazione Inda non ha infatti inserito il nome di Antonio Calbi, il che lascia pensare che quest’ultimo abbia concluso il suo pur brillante ruolo di Soprintendente senza godere della fiducia dell’Organo della Fondazione. È immaginabile che lo stesso Calbi non parteciperà al Bando per Soprintendente per il prossimo quadriennio.

Ma andiamo con ordine. È innegabile che – “senso comune” diffuso in città e “giudizio unanime”, per chi sa osservare l’attenzione e il riconoscimento di “qualità” dalla grande stampa nazionale e internazionale – il triennio 2019-’22 (il Covid, nel 2020, impedì la stagione teatrale), sotto la guida Calbi, non soltanto la produzione teatrale, il prestigio e la fascinazione degli spettacoli classici abbiano toccato livelli alti (l’ampia mole di recensioni e articoli specialistici lo attesta), elevando la scia positiva dell’ultimo decennio delle Rappresentazioni classiche, ma la “presenza” e il ruolo di Antonio Calbi ha saputo sancire in città un ruolo di “raccordo” e vivace stimolo culturale: dall’input a costruire con intelligenza il percorso per Siracusa “candidata a capitale europea della cultura per il 2033”, sino a fare dell’Inda l’Istituzione capofila per una “politica culturale” qualificando ed estendendone ruolo e iniziative lungo tutto l’anno, ponendola a vettore nazionale della “cultura classica”.

Con Calbi, la città ha così posto nel dimenticatoio le tristi stagioni dei “commissariamenti” della Fondazione (esprimo qui un giudizio positivo sull’apertura, sobrietà ed eleganza con cui il dr. Alessandro Giacchetti svolse il suo ruolo di Commissario a cavallo tra il “centenario dell’Inda”), che carsicamente ha avvolto l’Inda in una sorta incomunicabilità col tessuto civico e culturale della città. Detto ciò, sgombrando il campo da chissà quale “visione partigiana” a suo favore, o pregiudizio di natura “soggettiva” verso altri, forse è giunto il momento di prendere di petto un nodo “giuridico-normativo” tuttora irrisolto – già presente nelle prime versioni – e che riguarda anche l’ultimo ed attuale Statuto della  Fondazione.

Chi non ricorda come, nel gennaio 2016, il Sindaco Garozzo decise le sue improvvide dimissioni da Presidente della Fondazione – lanciando così l’input direttamente al Ministro delle Attività culturali perché “commissariasse” l’Inda –, dal momento che non seppe mediare nell’attrito di “funzioni” tra il Soprintendente (Gioacchino Lanza Tomasi) e il Consigliere delegato (Walter Pagliaro)? Di lì a breve prese avvio il ruolo di Pier Francesco Pinelli, nominato commissario, che guidò l’Inda sino all’approvazione del nuovo Statuto. Le fasi successive sono storia nota. Sia chiaro, tutte le Fondazioni culturali italiane di prestigio (dal “San Carlo” di Napoli, all’Arena di Verona, dal “Carlo Felice” di Genova, dall’Ente lirico “Giuseppe Verdi” di Trieste al “Petruzzelli” di Bari, al “Teatro dell’Opera” di Roma, ecc.) presentano, sì, un’uguale “forma giuridica” (tutte sono Fondazioni di diritto privato, senza fini di lucro con importanti finalità “pubbliche”; sono presiedute dai Sindaci; vi è un “Consiglio di Ammistrazione” o di indirizzo, ecc.), ma l’unico Organo strategico e “ideativo” che governa e costruisce le stagioni culturali è “il Soprintendente”: l’unico organo con funzioni specialistiche di ideazione teatrale, musicale, di spettacoli ecc.: o scelto in una terna inviata al Ministro, oppure vincitore di un Bando pubblico, come è stato per il caso di Antonio Calbi. Ma non esiste in tutte le Fondazioni culturali la figura del “Consigliere-delegato”, le cui funzioni, inevitabilmente, rischiano di incrociarsi e sovrapporsi a quelle del Soprintendente, determinando – per “specialisti” che quasi “competono” sullo stesso terreno – ambiguità e confusione, col rischio di immettere nella “Governance” di queste Istituzioni culturali due figure che per diverse ragioni possono entrare in conflitto.

Al contrario, è comprensibile e giustificabile per le sue funzioni specifiche (queste sì, davvero “ontologiche”!) – derivanti dalle inimitabili finalità espressive dello “spirito della grecità”, custodendo ed incarnandone il genius loci dell’Occidente – che l’INDA veda nel suo Organo di amministrazione la presenza di filologi/grecisti, dal momento che il loro ruolo trova un serio fondamento non solo nel fatto di interfacciarsi con la scelta delle tragedie/commedie greche da “rappresentare”, ma anche nel compito di alimentare e rinvigorire in permanenza quella memoria fondativa del “pensiero greco”, inciso in eterno nel trittico “tragedia, filosofia, democrazia”, offrendo a cittadini e spettatori convegni, seminari, Lectiones di studiosi, Mostre d’arte ed altri eventi culturali afferenti alla grecità e al Geist originario dell’Europa.

Ecco allora che il problema irrisolto inscritto e riproposto nell’attuale Statuto – la compresenza del “consigliere delegato”: una figura ingombrante: di nomina Ministeriale, solo all’INDA, e non nelle altre Fondazioni Culturali – è come se esprimesse la volontà del Governo nazionale di condannare la Sicilia a vivere in un “ontologico stato di minorità”. Come se la Sicilia fosse segnata da antropologiche incapacità di governo derivanti dal suo essere una realtà del Sud Italia! Per cui, “paternalisticamente” vi è necessità di un’altra funzione di nomina romana: il “consigliere delegato”, che da sempre fa attrito con ruolo specialistico e di manager del Soprintendente! Quale che sarà l’epilogo dell’incarico al nuovo Soprintendente dell’INDA, il tema vero è quello di porre fine all’ambiguità dell’attuale Statuto, riformandolo per eliminare la figura del “Consigliere delegato”. Così come resta il fatto che pur nella sua legittima “autonomia” di governo e di scelte da parte della Fondazione, esiste, ed è forte ed espressiva, l’istanza di una relazione tra l’Inda e il tessuto civico-culturale della città che andrebbe vivificata e accresciuta con una reale apertura. Aspetti che sinora il Consiglio di Amministrazione ha svolto in modi episodici e poco trasparenti.

 

 

 

 

 

 

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti