Riqualificazione Via Tisia. Non solo meno verde ma anche meno posti auto?

Dai, che alla fine ci sono riusciti a realizzare il deserto! A non avere neanche i parcheggi tanto decantati, quelli dove le automobili, almeno quelle, avrebbero potuto sollazzarsi sotto gli alberi.

Partiamo proprio da una delle due aree di sosta previste a supporto della riqualificazione di via Tisia – via Pitia, quella dell’Istituto Quintiliano, dato per certo nei giorni caldi dell’infiammato dibattito sulle alberature (oggi è calato il silenzio): “Un grosso risultato, un sogno inseguito da tempo” – commentava con soddisfazione nel giugno scorso Franco Veneziano, presidente del Cenaco -. Un polmone verde per 50 posti auto, completamente gratuito e custodito. Un progetto che presto farà il paio con la realizzazione dell’oasi di verde, arredo urbano, zona relax con panchine ed area gioco per i bambini”. Ma, per realizzare il sogno, era prevista in luglio la sottoscrizione del protocollo d’intesa con il Libero Consorzio (ex Provincia), Ente Locale proprietario dell’immobile e delle relative pertinenze: cosa è successo in questi mesi?

Un’ipotesi non andata in porto per tante ragioni – secondo la Dirigente scolastica del Quintiliano Simonetta Arnone -. Noi abbiamo posto alcune condizioni imprescindibili. Intanto la fruizione ‘pubblica’ del parcheggio, già insufficiente per le nostre esigenze, dovrebbe essere limitata all’orario non scolastico, e precisamente dal lunedì al venerdì solo dopo le 18.30, sempre che non ci siano scrutini o attività progettuali. Il sabato il parcheggio potrebbe generalmente essere utilizzato, poiché da quest’anno il Quintiliano adotta la settimana corta. Sarebbe quindi possibile fruirne anche in estate, fatte salve sempre e comunque le attività straordinarie che impegnino le componenti scolastiche. Ho inoltre precisato che, trattandosi di uno spazio interno, pertinenza dell’Istituto, occorre ci sia qualcuno, autorizzato dal Libero Consorzio di Siracusa e dalla scuola, che ne apra e chiuda i cancelli e provveda alla sua custodia”. 

Un custode a carico di chi? Non certo del Comune ma semmai del Cenaco, dato che il parcheggio è pensato a servizio dei clienti (o dei proprietari) degli esercizi commerciali della zona.

Qui, nel cortile dell’Istituto, per l’occorrenza sublimato in ‘sagrato’, i fieri oppositori di alberature d’alto fusto in via Tisia e via Pitia avevano immaginato un vero “polmone verde”, la piantumazione di alberi di “medio fusto”, esteso fino al condominio Barcio – “slargo che ci regala la geometria di via Tisia per via dell’arretramento del fabbricato” -, uno spazio di proprietà privata che Amministrazione e Cenaco hanno pensato di “arricchire con una fascia di cinque metri di riqualificazione” sempre per ospitare altri alberi. Un’ipotesi, si è detto a giugno, da verificare comunque con i tecnici del Libero Consorzio, e i propri, per valutare le caratteristiche del sottosuolo.

Solo chiacchiere, forse per dimostrare che da parte del Comune, come del Cenaco, non c’è alcuna preclusione ’ideologica’ al verde in città o forse per addolcire l’immagine di marciapiedi arsi dal sole, prossimo scenario urbano. Temperature altissime in estate proprio come quelle che si registreranno nell’altro super decantato parcheggio di via Damone, contiguo alla palestra Pino Corso.

Cinquanta gli alberi previsti per il parcheggio da 100 stalli, in alcune cronache portati a 200 e in realtà ridotti, non sappiamo di quanto, dal ritrovamento dei resti di un’antica agorà. “Ne faremo una suggestiva cornice del parcheggio, che cosi diventerebbe anche una suggestiva agorà greca nel cuore di un quartiere moderno – immaginava l’assessore alla Cultura Fabio Granata, graniticamente contrario all’idea di ‘tombare’ i ritrovamenti -. È questo che rende unica la nostra città. Incontrerò il Direttore dei lavori per cercare di salvaguardare il godimento di questo piccolo ma prezioso luogo come “fondale” del nuovo parcheggio dedicato alla rigenerazione urbana del quartiere. Ben illuminata sarebbe un ulteriore tassello della bellezza della città”.

Un ritrovamento che non può essere definito eccezionale, una sorpresa, trovandosi in un’area, com’è noto, archeologicamente sensibile che però non si è riusciti a sottrarre neanche alla speculazione edilizia più recente (i più informati ricorderanno le battaglie per impedire la costruzione dei due ultimi edifici residenziali che si affacciano sulla balza). Ma proprio le peculiarità storiche dell’area, essendo forte il rischio di danneggiare tracce del nostro passato, fanno sì che probabilmente non si potrà impiantare neanche uno dei 50 alberi promessi nel caso, da qualcuno avanzato, che non siano stati previsti nel progetto esecutivo i fondi necessari alla verifica preventiva dell’interesse archeologico così come prevedono le norme. Lo si è fatto?

In questo sconfortante scenario sarebbe il colmo se fosse realtà un altro sospetto appena appena accennato in alcuni interventi dei protagonisti della vexata quaestio: lo spartitraffico che dovrebbe ospitare, per altro in formelle anguste, gli alberelli decorativi indicati nel progetto – l’unico tocco di verde nel deserto di via Tisia -, correrebbe sopra alcuni sotto servizi (la fognatura) quasi al centro della carreggiata, e le radici rischierebbero comunque di danneggiarli.

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