Danziamo la voce fino alla morte – Il metodo VoxEchology nelle cure palliative”, di Raffaele Schiavo

Per la direzione artistica di Carlo Collovà, dal 2 agosto – e si concluderà il 4 settembre – si è tenuto a Segesta l’omonimo teatro festival.

“Ierofanie” – parola introdotta dallo studioso rumeno Mircea Eliade e che ha a che fare con il sacro e le sue manifestazioni – è titolo del festival nel festival e ha previsto una serie di incontri e manifestazioni, tra cui una due giorni con Raffaele Schiavo, cantante, musicista, compositore, musicoterapeuta, ricercatore, autore e performer teatrale, ideatore del metodo VoxEchology: è stato possibile infatti partecipare a un seminario e a un workshop sul canto sacro e profano nella cristianità medievale approfondendo il tema delle risonanze acustiche ed emotive nell’apprendimento musicale di gruppo – due intense giornate di attività, tra seminario e laboratorio esperienziale, che hanno coinvolto appassionati e non in un lavoro di gruppo che ha portato ad una performance finale svoltasi all’Ex Convento di San Francesco.

Il metodo VoxEchology si fonda sull’ascolto profondo della salute propria ed altrui, del corpo sociale tutto visto come un sistema vitale polifonico, in cui ogni persona è pausa e nota insieme, musica che si incontra/ scontra con altre persone-musica secondo i principi della polifonia classica, ovvero il contrappunto (punctum contra punctum, nota contro nota), lo “scontro”, e l’armonia, l’incontro consonante con l’altro da sé. Diacronia e sincronia, ascisse e ordinate, spazio e tempo, tutto inizia si svolge cozza si armonizza e si risolve come in un brano musicale: un’utopia, un’ucronia per un’idea musicale di società, contro il monadismo, la frammentazione, il non ascolto, la sordità ai propri bisogni e a quelli dell’altro.

In quest’ottica, la morte e il dolore sono fasi musicali della sinfonia della vita, pause e finali previste dalla partitura dell’esistenza.

Raffaele Schiavo ha avuto modo di sperimentare il proprio metodo specie nell’ambito delle cure palliative presso l’Hospice di Siracusa.

Anche qui, quante risonanze verbali e musicali: “hospice” è un termine inglese che deriva dal latino “hospitium”. Come non ricordare la missione di accoglienza di pellegrini e malati della Chiesa medievale? Anche il termine “ospedale”, così come tutta la famiglia di parole legate all’ospite e all’ospitalità, ha la stessa origine. Accogliere e prendersi cura delle persone nella fase terminale della loro vita è forse la missione più alta della medicina: svanita la possibilità di una guarigione e accantonato l’accanimento terapeutico, accompagnare una persona alla soglia di una nuova vita, al termine della propria esistenza terrena – che si creda o meno in una sopravvivenza dopo la morte –, tentare di affrontare musicalmente il momento in cui si fa il bilancio non sempre attivo della propria esistenza (quante dissonanze tra parenti, amici e conoscenti, quante consonanze rimpiante, quanta armonia perduta), è un compito degno di attenzione, studio, considerazione.

La stessa che meritano le cure palliative – abbandonato qui il senso deteriore dell’aggettivo “palliativo” e accolto invece quello etimologico, da pallium, mantello, coperta che protegge e ripara, che rimanda ad esempio alla leggenda di San Martino, al pallio degli ecclesiastici, segno della missione pastorale che sono chiamati a ricoprire.

Nel suo studio “ edito da Cleup (https://www.cleup.it/product/18728096/danziamo-la-voce-fino-alla-morte), Raffaele Schiavo teorizza il proprio metodo e riporta alcune esperienze sia laboratoriali (svolte nell’ambito dei corsi di aggiornamento per gli operatori sanitari) che terapeutiche – interessanti e umanamente toccanti: l’augurio è che il metodo sia trasmissibile e ripetibile in senso scientifico, che quindi  possa essere testato e verificato da altri terapeuti oltre al teorico-terapeuta che lo ha ideato.

 

Pregnante il riferimento al mito – un approccio musicale, uditivo, nei confronti della vita, troppo basata forse sulla vista, la visione (quanti studi sulla società dell’immagine!) e quindi viziata dalla cecità-indifferenza, dall’orgia di icone emoji reel video meme…, forse potrebbe sanare l’ancestrale conflitto Narciso-Echo -, come l’idea dei rapporti umani come continuo canto-controcanto, alla maniera degli stormi di uccelli apparentemente caotici studiati dal premio Nobel Giorgio Parisi.

Echology-ecology: le riflessioni e la pratica musicale e terapeutica di Raffaele Schiavo richiamano anche alle parole della “Laudato si’” di Papa Francesco, alla necessità di una ecologia del cuore che si rifletta poi nel rapporto con il Creato (il richiamo a Echo e all’ascolto, quindi alla pulizia del silenzio contro l’inquinamento uditivo a tutti i livelli può essere una suggestione in questo senso).

Il dolore e la morte quindi, esorcizzati da una società efficientista basata sulla cultura dello scarto (ancora Francesco), dell’infinito remix da The Show Must Go On, in una visione musicale della realtà sociale potrebbero trovare un’antica e nuova insieme chiave di lettura.

 

 

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