Moschella sul Passaggio di Testimone: “ La politica è il problema o la soluzione ? “

Caro Luca,

comincio da qui, da questa domanda che prendo a prestito dal documento congressuale dei Giovani Democratici del PD, il mio partito: La politica è il problema o la soluzione ?

Nel tuo articolo ti soffermi sul conflitto politico generazionale. Lo fai con molte ragioni che condivido. Meno con altre e per cercare di sfuggire al paternalismo, proverò ad allargare il campo delle riflessioni.

Di conflitti generazionali è piena la storia e non solo quella contemporanea. Nella famiglia, nella società, nel lavoro, nella politica. Nulla di nuovo ad eccezione, ovviamente, del contesto in cui si esprimono.

D’altra parte la politica è conflitto. La democrazia è conflitto. Anche generazionale.

Tuttavia, questo è il punto, non credo abbia radici esclusivamente anagrafiche. Nasce da ragioni culturali, sociali e politiche. Oggi siamo di fronte ad un distacco profondo tra giovani e politica. E non solo tra i giovani, come evidenziano i fenomeni astensionistici.

Un giovane su due non si reca alle urne. L’impegno politico dei ragazzi ha intensità scostante e socialmente limitata (Friday for future, pace, solidarietà umanitaria ). Greta Thunberg, le Sardine sono un’eccezione peraltro lontana dalle periferie sociali.

Il dato anagrafico? Smontato dalle statistiche. Mai tanti nuovi politici in parlamento, nell’Assemblea Siciliana. L’ultimo Consiglio Comunale della città di Siracusa era formato per metà da giovani. Cos’è cambiato?

Te la prendi con il PD che certo ha responsabilità ma osservo che Fausto Raciti, parlamentare del PD nella nostra circoscrizione, è stato eletto a 34 anni. Peppe Provenzano, ministro a 37.  Enrico Letta presidente del consiglio a 47 anni. Matteo Renzi a 39.

Il dato anagrafico come vedi non è di per sé sufficiente. C’è un problema di qualità della politica e di qualità della vita dei partiti. Su questo sono molto d’accordo con te.

I partiti non sono mai stati così respingenti come oggi. D’altra parte verso i partiti da vent’anni a questa parte si combatte una guerra ideologica pesante alla quale i partiti tutti, non hanno saputo reagire. Mani Pulite è lo spartiacque. Di Pietro, Berlusconi, Bossi, fino a Renzi, Grillo, oggi Salvini e Meloni.  Partiti di plastica e personali, senza legami con la storia. Gli ultimi vent’anni, segnati dal populismo, sono stati politicamente devastanti per le nuove generazioni. E il presente e il futuro prossimo non promettono niente di buono, forse anche per via dell’impedimento del voto elettronico per i fuorisede (4,9 milioni di elettori).

La vicenda politica italiana è stata peraltro accompagnata da cambiamenti spesso regressivi. Penso alla scuola, alla lacerazione tra formazione umanistica e professionale. Al ritardo di competenze dei nostri diplomati e laureati rispetto ad altri paesi europei. Penso al mondo del lavoro precario, nero, delle partite Iva. Alle politiche di welfare. Alla difficoltà di realizzare i propri progetti di vita, di rendersi autonomi dalla famiglia, di poterne crearne una propria. Se aggiungiamo i modelli culturali e di consumo contemporanei il quadro è completo. La politica ha perso partita e campionato.

Ma se perde la politica va in crisi la democrazia, le istituzioni disegnate dalla costituzione, la partecipazione, si allontana l’idea di un patto tra le generazioni.

Hanno vinto l’economia e la finanza per effetto delle distorsioni di una globalizzazione senza governo. La politica ha perso la sua “onnipotenza“ anche per via del profondo deficit di leadership nello scenario internazionale (Trump, Biden, Putin, Johnson, Le Pen, Orban). L’Italia con il voto del 25 settembre prossimo potrebbe iscriversi al club.

Ma non voglio buttarla in questioni macro. Nel tuo articolo fai un riferimento di natura personale attribuendomi la responsabilità di avere ostacolato il cambiamento rappresentato da Giovanni Randazzo.

Giovanni è una bella persona che ha scoperto l’impegno politico per una brevissima stagione della sua vita. Lodevole eccezione di una borghesia siracusana quasi sempre annoiata dall’interesse pubblico.

Io a sedici anni ho cominciato ad attaccare di notte i manifesti del movimento studentesco, da allora non ho smesso più. Nel 2018, in una assemblea pre elettorale della nascente Lealtà e Condivisione  sono intervenuto sostenendo che la candidatura di Giovanni Randazzo aveva senso se accompagnata da più liste, partiti, movimenti civici, pena l’impossibilità di competere in considerazione della legge elettorale siciliana. Inascoltato.

La mia coalizione metteva insieme partiti e civismo: PD, Siracusa Futura (Sinistra Italiana, Liberi e Uguali, Rifondazione Comunista, Radicali), Prossima, Presenza Cittadina. Sono stato l’unico candidato sottoscrittore del patto di responsabilità sociale redatto da  associazioni d’impresa e sindacati. Io divisivo?

Concludo. Il tuo articolo porta con sé il senso di un appello alla mia generazione. Se permetti questo è un errore. A me sinceramente piacerebbe una contaminazione tra le diverse generazioni. Non servono appelli, prendetevi la politica, prendetevi i partiti, non delegate. Portate i vostri valori e le vostre idee. La politica non è il problema, è  la soluzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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