Ogni malessere trova il suo angolo di respiro: un malessere economico trova supporto di sopravvivenza nell’arte di arrangiarsi, fuggire in cerca di o restare in cerca di, sono aspetti della medesima medaglia. È quell’arte che genera forza e trova spesso spinta e supporto nell’altro, un amico, un vicino, un genitore, uno sconosciuto, un volontario: oro che ripara il malessere.
Ogni malessere sociale trova supporto di sopravvivenza nell’arte di arrangiarsi, il percepire solitudine e sconforto, in compagnia di o in solitaria, sono gli aspetti della medesima medaglia. È un modo di arrangiarsi silente, dignitoso che genera naturalmente forza e richiama l’altro: un sorriso, un confronto ed uno sguardo senza rumore o urlato, diventano oro che ripara il malessere.
Ogni malessere è benessere al contempo, è insita nella natura umana questa netta contrapposizione. L’uomo la porta in dote nella sua comunità familiare, amicale, sociale e politica.
Ma per far sì che il malessere non prevalga, bisogna creare equilibrio.
L’equilibrio è una forza che trova riparo nell’istinto del dare, del curare. Equilibrio è armonia che non conosce secondi fini, personalismi individuali o collettivi, è sintonia col sentire, predisposizione all’ascolto, ma è soprattutto crescita economica, sociale, civile e rimane ombra visibile là dove la luce non filtra, espandendosi. Ogni singola vita è un po’ arte di arrangiarsi ma esistono delle precise responsabilità che ci appartengono e che richiedono disciplina ma prima ancora studio e osservazione su tutto ciò che è considerato un comportamento sbagliato.
È necessaria, quindi, un’analisi di coscienza individuale e collettiva che nasca da un vissuto personale, per attuare un confronto in uno spazio simile o diametralmente opposto e correggere i meccanismi inceppati.
Tutte le esperienze generazionali sono un’ottima palestra per cambiare le norme, per correggere azioni nocive e obsolete perfettamente mutabili in un mondo che non può essere statico per sua natura, pena l’estinzione.
Parlare di scontro generazionale non serve: focalizzare questo punto ed estrapolarlo fuori dal suo naturale contesto familiare è un’operazione utilizzata da chi sul malessere economico e sociale costruisce la propria campagna elettorale (giusto per aprire gli occhi sugli inquietanti giorni che stiamo vivendo in questa torrida estate).
Usare lo scontro generazionale, da parte soprattutto della politica, come grimaldello per aprire porte virtuali fa solo sorridere chi, come sopra, ha già imparato dal proprio vissuto, dai confronti, dalla solitudine e dalla disperazione che l’oro comunque sarà sempre pronto ad aggiustare una tazza rotta: oro che ripara il malessere.
arte del Kintsugi
Ma è solo chi ha già imparato, aprendosi ad una visione intelligente e diligente, avulso da condizionamenti o personalismi, che merita ascolto, spazio. Chiedere da parte loro non è atto di ribellione ma un atto dovuto.
Lo scontro generazionale in politica esiste nella misura in cui continua ad esistere una convergenza di pensiero che riguarda solo alcuni, giovani e meno giovani che hanno la stessa visione sorpassata e opportunistica sulle cose: i primi restano al seguito dei secondi, eterodiretti, in attesa di una pacca sulla spalla ed un piccolo evanescente angolo di gloria, i secondi non riescono a fare i conti con un presente che è totalmente diverso dal loro passato, ricco di importanti lotte ed intense ribellioni ma dagli stessi gerarchicamente imborghesito.
Chi della illuminata generazione precedente invece quelle lotte le ha realmente fatte proprie riuscendo a tramandarle, raccontando e portando sul filo di una nuova modernità la propria esperienza, merita ascolto, rispetto e spazio. Così come quello stesso spazio devono averlo naturalmente, con un’apertura delle acque biblica, quei ragazzi, giovani e un po’ meno giovani che mostrano con orgoglio le fratture sui loro corpi “riparate con l’oro”, perché hanno tanto da dire, da raccontare, perché sono ribelli nel senso nobile e profondo del termine, perché saranno buoni maestri per le generazioni future e al pari, mai subalterni, con la generazione precedente creando dei vasi comunicanti che si muovono in equilibrio ed armonia.
foto copertina di Elliot Erwitt

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