La composizione del comitato eletto dall’Assemblea provinciale del PD – in luogo del nuovo Segretario sul nome del quale non c’è condivisione – è esattamente come se l’aspettavano tutti, nessuno stupore. È proprio l’incapacità di “stupire” (la fantasia al potere si diceva nel ’68) il vero problema dell’attuale gruppetto dirigente del PD siracusano, non la “questione geriatrica” sulla quale mi astengo perchè sono anch’io over settanta e poi non sono capo di nulla e non so neanche se resterò in questo PD. Possibile che non sia venuto in mente a nessuno dei capicorrente (qualcuno “capo” senza corrente) l’idea di far scendere in campo forze fresche, con trent’anni di meno, per fare le poche cose di competenza del comitato?
La logica che ha ispirato la formazione di questo organismo è purtroppo figlia della cultura tipica del cenacolo di notabili, del maso chiuso, tutta protesa al comando del Partito senza confronto, senza discussione collettiva, senza rinnovamento. Questi “magnifici sei“, cinque uomini e una donna, non fingono neanche di voler cambiare tutto perchè tutto resti com’è: vogliono che tutto resti com’è, punto e basta. Neanche un po’ di vergogna per la presenza di una sola donna su sei componenti. Del resto, se c’è una sola donna capocorrente, come si fa a garantire la parità di genere?
C’è qualcosa di immorale nel comportamento di chi, ritenendosi investito dalla propria corrente del potere di nomina, nomina sè stesso, ma anche passiva sudditanza in chi, avendo più o meno quarant’anni, non rivendica il ruolo di titolare e se ne sta paziente in panchina, aspettando che arrivi per concessione il suo turno. Diceva Picasso che a quarant’anni si è giovani, ma è tardi.
“I magnifici sei” sono lo specchio fedele del declino politico e culturale del PD, giunto dopo anni di immobilismo ai titoli di coda. Un partito avvitato sulla propria autorefenzialità, che si parla addosso sulla chat di corrente, lontano dai problemi di quel mondo che dovrebbe rappresentare.

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