Considerazioni sulla fotografia

Note a margine della mostra B&N del 16 luglio 2022 a Siracusa

(La mostra rimarrà aperta dal 16 luglio al 18 agosto 2022, presso i locali del Palazzo Montalto, via dei Mergulensi 4, Siracusa)

Giorno 16 Luglio, a Siracusa, una serie di manifestazioni importanti sono state programmate contemporaneamente, in parte mostrando una ritrovata vivacità culturale, in parte non permettendo ai molti interessati la loro fruizione a causa della concomitanza degli eventi. Ciò nonostante la mostra organizzata dalla fototeca siracusana ha però avuto un ottimo e qualificato afflusso di pubblico e il prof. Fernando Gioviale, già docente di discipline dello spettacolo all’università di Catania è stata l’indiscusso protagonista nel presentare l’evento con il garbo e la competenza che lo contraddistinguono.

Mi soffermerò a trattare alcuni punti della sua dotta presentazione che mi hanno particolarmente colpito. Molti sono stati i riferimenti al cinema, ne poteva essere diversamente considerando la seguente definizione di cinema “immagini fotoschermiche in movimento”, quindi di fotografie, proiettate sullo schermo.

La relazione tra immagine stampata e cinema non è legata solamente all’oggetto o al soggetto ritratto, oppure alla luce che in alcune delle belle foto in mostra a Siracusa, rimandava al cinema di Visconti (La terra trema), o alla composizione surrealista a cui alcuni autori nella suddetta mostra facevano un corretto e dotto riferimento, ma va considerata nel suo complesso che, nella fotografia, è dato dal contrasto, dalla risoluzione, dal colore della carta su cui la foto è stampata, e da tutti gli effetti che in sede di camera oscura o chiara, il fotografo deve saper dosare, altrimenti la foto rimane fredda rappresentazione di un reale malamente trasformato dalle tecniche moderne di postproduzione.

Di tutto questo ha parlato Gioviale e di molto altro, ma una delle sue considerazioni sul potere evocativo delle immagini, in particolare di quelle B&N, mi ha colpito maggiormente.

Ha raccontato che in un film in cui la censura aveva vietato al regista di esporre bandiere Rosse perché propaganda sovversiva, anni ormai passati e che speriamo non ritornino mai più, il regista che girava un film in Bianco&Nero, fece sfilare un corteo di operai e braccianti con le bandiere Blu. Ma il pubblico che vedeva il film, ripeto in Bianco&Nero, associò quelle bandiere al colore Rosso, perché è la mente che “guarda”, ma è la cultura che ti fa vedere ciò che sei abituato a vedere. Era già successo con i primi film (Fratelli Lumière – L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat [1896]), quando gli spettatori fuggirono dal cinema terrorizzati perché si aspettavano di essere investiti, oppure con i famosi canali di Marte di Schiaparelli, astronomo che nel 1895 associava nella sua mente (e per la sua cultura) alcune strutture geologiche che aveva visto sul pianeta con il suo telescopio rudimentale, a canali dove scorreva acqua che avrebbe potuto permettere la vita.

È sempre la mente che ricostruisce la conoscenza con le informazioni che riceve, sia nelle foto che nel cinema. Questo mi ha suggerito un collegamento con il problema della conoscenza della realtà che fu la controversia tra Einstein e Bohr, quando, con la nascita della meccanica quantistica, si ritrovarono a dover accettare una realtà totalmente diversa da quella che il senso comune suggeriva.

Alessio Lo Giudice, filosofo del diritto, scrive: “La tecnologia, come tratto essenziale della vicenda umana, ha due caratteri fondamentali: genera strumenti che servono a conoscere e ad agire; incide sull’autorappresentazione dell’uomo”. Così la fotografia ha bisogno di competenze scientifiche per essere compresa appieno generando quindi azioni di trasformazione sociale, e non per essere vista come semplice strumento di creazione di emozioni o rappresentazione di un reale “evocato”.

Le foto del telescopio spaziale james webb, non sono altro che elaborazioni di dati digitali inviati sulla terra da una macchina che è in grado di trasmettere solamente numeri (in base 2) relativi a informazioni su frequenze di onde elettromagnetiche nell’infrarosso. Trasformando in pixell bianco/nero questi numeri avremmo foto in B&N che non possono dirci nulla o stupirci più di tanto. Eppure gli astronomi di tutto il mondo sono rimasti estasiati dalla bellezza delle foto che hanno visto e che sono il frutto di elaborazioni umane sui dati ricevuti. Quelle foto ad un competente rivelano e fanno vedere quello che avrebbero voluto vedere i profeti di tutte le religioni o i filosofi veteroscientifici: DA DOVE VENIAMO, DOVE ANDIAMO. Qualcuno direbbe che non ci fanno vedere però chi siamo, ma credo che bisogna essere totalmente miopi se non ci si accorge che siamo molto meno di un pixel in una gigantografia e che la nostra sorte non conta proprio nulla nell’universo e che la nostra sopravvivenza dipende solamente da noi.

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