Nostra intervista alla coordinatrice del gruppo di lavoro che ha redatto il Piano Strategico d’Area Vasta Renata Giunta proposto dal Patto di Responsabilità Sociale. Innanzitutto, cosa sono i piani strategici d’area vasta e cosa perseguono?
Dal punto di vista delle strategie politiche È quell’adozione in cui la logica di pianificazione segue un processo di scelte programmatiche cooperative per valorizzare le aggregazioni territoriali propositive. In questo disegno svolgono un ruolo propulsivo i sistemi delle autonomie locali, sempre più impegnate per l’ottimizzazione dell’impiego delle risorse finanziarie e della relativa allocazione territoriale. È pertanto un modello di sviluppo territoriale che deve rendere operativo il principio di sussidiarietà, in sinergia con la valorizzazione delle risorse locali. I processi cumulativi dei progetti, del coinvolgimento degli attori per la definizione degli stessi e dell’attivazione di buone pratiche si sostanziano nella capacità di “fare rete”, o ancora meglio di attivare sistemi in relazione alla scala di riferimento (locale/regionale/nazionale/comunitaria). Pertanto i sistemi locali, nel quadro delle strategie, alleanze e sinergie transcalari, si pongono o ambiscono a porsi in prospettiva come sistemi territoriali della relazionalità, tanto amplificata e complessificata.
Partendo da questa sintetica spiegazione d’un piano strategico d’area vasta chiediamo alla coordinatrice del gruppo di lavoro redattrice del progetto generale Renata Giunta di darci maggiori ragguagli.
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In questi mesi di lavoro abbiamo fatto una bella esperienza nel preparare questo piano verificando le disponibilità dei fondi del Pnrr e come i progetti possano coniugarsi con una concreta sostenibilità. Sono progetti che, data la disponibilità dei finanziamenti, non sono destinati ad essere, come in passato, spezzettati proprio in quanto pensati per un vasto territorio dove ruotano imprese industriali, agricole, turismo, servizi. Il Piano Strategico d’Area Vasta dovrà rappresentare un supporto al territorio (enti pubblici, consorzi, professioni, aziende private, etc.) per la fruizione degli investimenti del Pnrr sui versanti economico, sociale ed ambientale. Abbiamo individuato interventi di sostenibilità e potenziamento della digitalizzazione, agricoltura avanzata, turismo sostenibile, potenziamento delle infrastrutture logistiche, mobilità, valorizzazione dei beni culturali ed ambientali. Non vogliamo che questo progetto finisca come tanti altri presentati, a disposizione di tutti, ma riposti come sogni nei cassetti. La provincia possiede delle eccellenze, siamo andati anche a verificarlo osservando anche altre esperienze positive createsi con successo in altre città d’Italia come nei Comuni di Rimini e Treviso. Sappiamo di avere davanti poco tempo, obblighi del Pnrr sui progetti, sulle risorse umane, sull’economia anch’essa scarsa e dobbiamo affrontare la sfida economica, sociale e ambientale. Speriamo che questo incontro dia luogo ad altri in cui partiranno operazioni concrete. Il Patto di responsabilità sociale è stato finanziato dalla Confindustria e ha coinvolto tre giovani un economista, un informatico e un ingegnere ambientale di circa trent’anni. Nel percorso effettuato con loro abbiamo appreso molto di costruttivo e interessante, hanno denunciato la loro insoddisfazione per una scuola non aperta anche fuori dal periodo scolastico. La scuola entità fisica dovrebbe essere un centro di aggregazione e ciò è perfettamente in linea con i piani strategici del Pnrr. Per fare questo c’è bisogno di alleanze fra scuole, Comuni e il mondo del terzo settore, con la presenza di altre figure perché non possiamo immaginare scuole aperte anche il pomeriggio che si facciano carico di ciò con il proprio personale. Invece queste strutture devono diventare un centro di comunità di quartiere, esserlo per gli adulti, per la formazione digitale. Usciranno a breve degli avvisi per la formazione digitale degli adulti: sarà la regione ad aprire questi bandi e saranno chiamate scuole, fondazioni, banche, ecc. Lo scopo è di costruire un metodo di formazione, selezione dei soggetti per creare dei centri sociali per la digitalizzazione. Dentro la scuola è più facile perché ci sono già i mezzi, gli strumenti ed è già accreditata come ente di formazione con le aule d’informatica. L’obiettivo è potenziare il patrimonio infrastrutturale pubblico. Siamo andati a studiare il Pnrr e abbiamo individuato tutte queste cose. Ora proponiamo al territorio lo studio molto più complesso e articolato che abbiamo fatto.
Hai detto che sono venute due classe del Fermi, perché questa scelta ed erano studenti selezionati?
Non erano selezionati, bisogna sapere che l’Istituto Fermi è fra i primi Istituti col più alto livello di invalsi in Italia, un punto d’eccellenza. Nella nostra analisi sulla realtà scolastica provinciale sono emerse luci e ombre con una tendenza in peggioramento. È nostro compito invertire questa tendenza e avvicinare questi poli perché gli stessi picchi alti non possono rimanere elitari. Attraverso questa considerazione entriamo in un’analisi provinciale elaborata in cui abbiamo trovato una realtà siracusana formata da punti di eccellenza scolastica e altrettante estremità negative. Esiste una polarizzazione nella scuola ma è presente anche in quasi tutti gli altri settori della realtà siracusana. È estremamente negativo, qui in effetti manca un centro. Inoltre, la mediana di questa polarizzazione va scendendo verso il basso. Dobbiamo, al più presto, invertire questa tendenza e avvicinare questi poli. Perché i picchi alti non possono rimanere elitari.
Il modo auspicato da voi?
Pensiamo di poter trovare linguaggi e metodi di coinvolgimento che possono essere accattivanti, chiamiamoli strumenti di marketing, devono essere più vicini alla gente comune e spingere verso questo risultato. Noi li abbiamo trovati in questo piano strategico e oggi li vogliamo proporre. C’è un altro dato positivo: Siracusa possiede oltre il 99% di banda larga, importante per la digitalizzazione, ma manca l’ultimo miglio, cioè il collegamento delle scuole e delle infrastrutture pubbliche. E anche per questo il Pnrr mette in campo risorse.
Come è combinato l’iter dei progetti?
Devono calare dai ministeri l’accettazione dei progetti, sapendo che viviamo in un periodo di risorse scarse (tempo, risorse umane ed economiche) vogliamo operare dando delle priorità quindi selezionare quegli interventi che portano ad una pluralità di obiettivi in questa maniera cogliere con una fava 2 piccioni. L’obiettivo è di lanciare una prospettiva per continuare con questo patto di responsabilità finanziato dalla confindustria, un’operazione capovolta. Altrove è il pubblico che si muove su questo fronte e promuove il patto, l’abbiamo constatato da esperienze già avviate da tempo; qui c’è il privato che vuole aggregare muovendosi per sollecitare il partner pubblico a una sinergia. Oggi siamo qui per dirlo a tutti ponendo i dovuti interrogativi alla politica. Questa è la nostra proposta per tutto il territorio, ci vogliamo mettere insieme e lavorare? Bisognerà vedere quale sarà la risposta. Verificare la reale disponibilità di tutti gli attori: se è totale o parziale o solo uno spot. Il risultato migliore sarebbe quella di costruire un meccanismo di collaborazione che possa vedere quanto prima la luce.

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