“Il termine effimero deriva dal greco ephemeros, composto da epi (prefisso per, di) ed emera (giorno). La sua traduzione corretta è quindi di un giorno, riferito alla durata. Altro termine derivante dalla stessa parola greca è effemeride che vuol dire giornaliero. Tra gli insetti le effimere, delle quali sono state riconosciute più di 3000 specie in tutto il mondo, raggruppate in più di 400 generi, sono caratterizzate da una lunga coda e da due ali che non si piegano sull’addome. Emergono come adulte dalla primavera all’autunno di solito in un numero enorme nei pressi degli specchi d’acqua. Sono conosciute per due motivi: perché i pescatori usano delle esche che assomigliano a questi insetti per catturare i pesci, cosa che indica che gli stessi pesci ne sono golosi, e perché la durata della loro vita, una volta diventate adulte, è molto breve e può essere calcolata in ore (raramente supera le 24 ore, in alcune specie addirittura può essere calcolata in minuti)”.
Con la sfilata di Dolce e Gabbana, in Piazza Duomo a Siracusa, abbiamo goduto di un bellissimo evento effimero, sopra le righe, teatralizzato, surreale, visionario, come è giusto che sia, e nel solco della tradizione, delle antiche feste barocche. In un mix tra sacro e profano, e a volte dissacrante.
È il rito, la festa.
Sono piacevoli eventi, bellissimi, ma che durano l’arco di una giornata. La cosa importante è goderne di quell’attimo, e trarne memoria ed esperienza.
Ma è inimmaginabile che un evento effimero, piacevole e per alcuni indimenticabile, possa diventare altro.
Un metro di misura di un luogo, di una economia, di un’esperienza collettiva da perpetrarsi in altri ambiti. Sarebbe un grave errore, una grande ubriacatura. Perciò evviva l’effimero, il teatro barocco.
Purché l’indomani si torni ai problemi del quotidiano che attanagliano la comunità.

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