Massimo CACCIARI, il 29 e 30 giugno a Siracusa. Due Conferenze al “Caffè Neapolis”, al Parco archeologico.

Da diversi decenni al centro dell’attenzione filosofica in campo internazionale, ascoltato da sempre anche per i suoi giudizi, a volte tranchant ma sempre autorevoli, sulle vicende della politica nazionale e sulle urgenze ed anche i limiti delle culture politiche della sinistra in campo europeo, Massimo Cacciari sarà a Siracusa il 29 e 30 giugno, invitato dal Collegio siciliano di Filosofia, diretto da Elio Cappuccio e Roberto Fai, per tenere due Conferenze. Il luogo scelto ha una sua suggestione: il giardino del Caffè Neapolis, spazio contiguo all’Anfiteatro romano, lungo il vialetto che conduce al Teatro greco. La partecipazione di Massimo Cacciari a Siracusa nasce dall’idea di invitarlo per una Lectio su una delle tragedie del 57° ciclo organizzato dalla Fondazione Inda. Mercoledì 29 giugno, con inizio alle ore 17,30, subito dopo il saluto del Soprintendente della Fondazione Inda, Antonio Calbi, Cacciari intratterrà il pubblico su un tema inerente le tragedie rappresentate: l’Ifigenia.

«Il titolo scelto da Cacciari – così Roberto Fai, ideatore di questa due giorni col filosofo veneziano –, per l’incontro del 29 giugno è “Ifigenia in Tauride, tra Euripide e Goethe”, tema che offre lo spunto suggestivo per cogliere il passaggio dal modo in cui i drammaturghi antichi (qui, Euripide) affrontavano, nella Grecia del IV secolo, temi, figure mitiche e conflitti sociali dentro cui si configuravano attraverso la “tragedia”, valori e idealità delle poleis greche, al modo in cui nella Modernità – un’età “post-tragica” –, s’inizia a misurare e cogliere la distanza ideale e culturale legata alle lenti di quel classicismo su cui si misurerà sull’Ifigenia il grande poeta e drammaturgo tedesco, Wolfgang Goethe». Se è vero, come è stato già detto – così Fai –, che non è la tragedia come “genere letterario” a istituire il tragico, bensì è l’esperienza e la visione tragica del mondo sperimentata dai greci a fondare e istituire il “genere”, sarà interessante poter cogliere, dalla Lectio di Cacciari, il modo in cui Goethe, distanziandosi dal “movimento romantico”, proverà a rielaborare la vicenda dell’Ifigenia nel solco di quella nuova Stimmung (“tonalità emotiva”) in cui il contenimento “classico” delle passioni e il controllo sapiente delle emozioni suggellavano una concezione tesa all’accettazione dei limiti della finitezza umana».

«Di tutt’altro tenore – ancora Fai –, la seconda Lectio che Massimo Cacciari terrà giovedì 30 giugno, sempre nello stesso spazio del Caffè Neapolis (i due incontri avranno inizio alle 17,30), per consentire all’ospite di assistere subito dopo agli spettacoli al Teatro greco. Il tema dell’incontro, proposto al filosofo veneziano dal Collegio siciliano di Filosofia, ha un taglio più squisitamente filosofico-politico: A 100 anni da Il tramonto dell’Occidente, di Oswald Spengler: quale destino per l’Europa?».

«Preso atto che nel 2020 il Covid impedì la partecipazione, già concordata, di Massimo Cacciari per un incontro nel contesto delle Rappresentazioni classiche (come noto, anch’esse rinviate), agli inizi di marzo – prosegue Roberto Fai – ho scritto a Cacciari proponendogli l’idea. E mentre il tema della Lectio di mercoledì 29 giugno è stato scelto dallo stesso Cacciari, sono stato io a prospettare a Cacciari questa seconda Lectio, accolta da lui favorevolmente e senza esitazione. La mia attenzione – intuendo una suggestione dei temi di ricerca di Cacciari, che ha pubblicato due saggi di notevole spessore filosofico – era rivolta ai primi due/tre decenni del secolo scorso: una drammatica stagione epocale, segnata da una profonda “catastrofe” di pensiero, speculativa, economico-sociale, di crisi politica, di innovazioni nei paradigmi della “scienza” (si pensi alla fisica moderna): tutti aspetti che precipitano nel disastro della “prima guerra civile europea”».

«Autori come Max Weber, Robert Musil, Ludwig Wittgenstein, Carl Schmitt, Hans Kelsen, Oswald Spengler, Georg Simmel, Edmund Husserl, Martin Heidegger, Ernest Jünger, e tanti altri ancora – così ancora Roberto Fai –, figure emblematiche di una straordinaria costellazione di pensiero, attorno a cui ha lavorato profondamente Massimo Cacciari lungo questi intensi decenni dei suoi studi e interessi, costituiscono un saldo punto di riferimento per cogliere, per analogia, la temperie intensa, incerta e lacerante in cui precipitano i nostri anni di questa stagione “globale” del mondo, non perché la “natura” dei problemi di quei decenni sia rimasta immutata o identica nel vivo della pervasiva “crisi d’epoca” dentro cui siamo avvitati da oltre un trentennio di globalizzazione, bensì perché, quei primi decenni del ‘900 contengono, in nuce, oltre al “cuore” di domande irrisolte, anche il segno di potentissime trasformazioni dei paradigmi culturali – scientifici, politici, esistenziali, di comprensione della realtà, di “destino”, ecc. – che continuano a “parlare” a questa “Europa” che sembra tuttora cercare la propria identità e la propria collocazione».

«Partendo dal fatto che Massimo Cacciari, tra il 2020 e questi primi mesi del 2022, ha consegnato alle stampe due straordinari ed intensi saggi filosofici – “Il lavoro dello spirito” (Adelphi) e “Paradiso e naufragio” (Einaudi) –, tornando così a porre l’attenzione su due straordinari aspetti di pensiero dei primi decenni del ‘900 (Le due conferenze di Max Weber, tra il 1917 e 1919, su “La scienza e la politica come professione”; e il più grande romanzo incompiuto del secolo scorso: “L’uomo senza qualità”, di Robert Musil) –, venivo costruendo il tema della 2a Lectio, ripensando ad un terzo studioso di quella stagione, quasi a fare così del centenario della pubblicazione (1922) del 2° volume della monumentale ricerca di Oswald Spengler su, “Il tramonto dell’Occidente”. Non già un mero pretesto formale per rievocarne l’anniversario (peraltro, sulla tesi di fondo del librone di Spengler molto discutibile e controversa!), bensì l’opportunità per offrire così a Massimo Cacciari l’occasione di intrecciare i corposi temi e le domande ricorrenti che, a partire da Spengler (ma anche da Weber, Musil, e dal grande pensiero filosofico-politico del primo Novecento), risuonano tuttora nella domanda: “quale destino per l’Europa?”. Peraltro, se, da sempre, l’Europa, l’Occidente è quell’Abendland (“terra del tramonto”), che già nel nome – Occidente/Occaso – porta impresso il timbro del suo tramontare, vale a dire di un “compimento”, di una “destinazione” delle sue forme storiche determinate (lo Stato!), non è impellente – ancora senza risposta! –, forse, quella che è la domanda “decisiva”? Vale a dire, questa: questa terra che tramonta, che sempre è l’Occaso delle sue “forme storiche determinate”, questa Europa ha un futuro? Questo “tramonto” può avere un futuro? E qual è, tale futuro?».  «Non sono anche queste domande – così, in chiusura, Roberto Fai – che, per analogia, risuonano nel vivo delle inquietudini attuali, evocate dalla stessa drammatica condizione della brutale invasione di Putin in Ucraina?».

Dopo la Lectio su l’Ifigenia di mercoledì 29 giugno, è attorno a questi temi che s’incentrerà l’attenzione di Massimo Cacciari, giovedì 30 giugno, sempre alle 17,30. Vorrei esprimere qui un “Grazie” alla Direzione del Parco archeologico e agli Enti ed associazioni (l’Ance; NoiAlbergatori; Confcommercio; Slow Picture Studio; Fondazione Archimede ITS; Euromed srl), che col loro contributo hanno consentito questo evento culturale.

Due appuntamenti imperdibili per il mondo culturale e per la città di Siracusa.

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