Continua il terremoto in Italia Viva. Riceviamo le dichiarazioni di altri tre dimissionari

Pubblichiamo così come ci sono pervenute le dichiarazioni, a motivo delle loro dimissioni dal partito di Italia Viva, rispettivamente di Mirella Abela, Francesco Magnano, Maria D’Andrea.

Quel tempo in cui l’autosospensione da ruoli politici ed associazionistici si è rivelata utile (non solo a me stessa) è trascorso. L’educato autotacitamento durante le riunioni alle quali ho comunque continuato a partecipare, e che ha seguito l’approfondimento di certe letture, pure. Il mio Leader resta comunque Matteo Renzi che, ad oggi, ritengo l’unico Politico meritevole di seguito, non lascio Italia Viva. Lo Statuto mi calza a pennello, e considero la Leopolda la Casa della Politica (tant’è che mi ci sono recata con famiglia a seguito). La Leopolda è il luogo fisico in cui le diverse esigenze di un territorio si incontrano. Il luogo fisico in cui si incontrano le proposte. O meglio dovrebbero incontrarsi.

Si sa esiste un Partito, esiste uno Statuto, esiste un Leader poi ci sono gli altri che non te li scegli e da alcuni dei quali puoi solamente raccogliere che non han capito quasi nulla della linea politica che si intende perseguire. Sono una tesserata, ho invitato al tesseramento, eppure, mio malgrado non sono più presente in una chat. Accade a seguito di un click arrogante. Sto con Renzi anche perché del Grande Tema Disabilità parla la mia lingua, altri lasciano trasparire che sulla disabilità hanno un’idea stereotipata che smodatamente trasferiscono. Non fanno per me né potrei starne al seguito, so bene che la Politica ed il suo lessico condiziona il vissuto di tutti.

Quindi non è più tempo di silenzio né di incassare colpi. Ogni azione, ogni parola, finalizzata ad alimentare lo stereotipo con l’aggravante della ricerca del compatimento e di una comunicazione strappalacrime crea una grave falla nella cultura generale che io non ho alcun interesse a sostenere, anzi, credo sia necessario che si stigmatizzi. Lo afferma Renzi in un passaggio del suo libro “non mi interessa commuovere gli italiani”.

Mirella Abela

L’armamentario satirico di materica tradizione catanese,  deporrebbe per un ben più prossimo, Italia Viva comu a sadda motta.

Le dimissioni della Segreteria Cittadina di Italia Viva, Donatella Lo Giudice,  Mirella Abela e  Maria D’Andrea,  definite “Defenestrazione” dai vertici di Italia Viva provinciale e laddove regionale,  rappresentano la post moderna rivisitazione del gioco del GHIGGHIO.

Chi scrive, da sempre frequentatore dell’area cristiana socialista,  ebbe l’entusiasmo di aderire a quel progetto democratico e riformista creato da Matteo Renzi.

Si avvertiva il profumo di partecipazione diffusa,  costruttiva e orientata al trionfo dei principi di legalità,  trasparenza e libertà politica,  indispensabili per tutti coloro che avevano avvertito l’aria pesante in altre congreghe politiche. La mia adesione fu assolutamente spontanea,  quasi improvvisa, tanto era autentica. Chi conosce la mia storia non avrà motivo di dubitarne.

Perché uscire allora?

Tre mesi di chat whatsap e contributi Facebook. Mai un incontro politico, mai un attivo,  come usava dire un tempo. Una sorta di ” Deserto dei Tartari”. Un ” The nel deserto “. Un “Aspettando Godot”. Fermi in silenziosa e deferente attesa che da Palermo,  Roma o Firenze,  qualcuno desse un input all’azione. Poi da vecchio arterioso mandi urlando un messaggio e improvvisamente si organizza una riunione politica.

Onestamente il messaggio aveva proprio l’obiettivo di svelare l’insussistente quanto inutile esistenza politica di questa specie di concessionaria provinciale. Progetto politico inesistente. Strategia di coalizione inesistente. Pianificazione territoriale (industria, Agricoltura e Pesca) inesistente.

Le tre donne dimissionarie sopra citate, hanno segnato laddove fosse ancora necessario il discrimine tra le intelligenze propositive al servizio della politica e l’uso di hostess e  steward dei servizi di accoglienza a terra.

Matteo Renzi e il suo progetto europeo,  meritano altro.

Francesco Maria Magnano 

La ragione per cui Italia Viva è rimasto un partito con una percentuale bloccata al 2/2,5% ha certamente radici riconducibili al “lavoro sporco” che è stato fatto dai competitor politici ed i capolavori delle fake news e come racconta Matteo Renzi nel libro “il Mostro”, da certa magistratura. È di tutta evidenza che a questa potenza di fuoco, si è aggiunta l’incapacità (parlo per la Sicilia) cioè di ciò che so dei “dirigenti” di partito referenti del nazionale. Continuerò a sostenere Matteo Renzi, a frequentare la Leopolda come faccio da ben 9 edizioni. Matteo Renzi è un leader che può non risultare simpatico ma è molto preparato, ha una visione chiara di ciò che serve al Paese e, a differenza di chi pretende di rappresentarlo è molto inclusivo. L’azione punitiva di escludermi dalla chat del partito è ridicola ed incommentabile oltre che puerile, una scemenza in purezza! Io sono e resto una tesserata di Italia Viva che non è il partito personale dei rappresentanti siracusani. La mia associazione che da sempre tratta i temi delle pari opportunità, si riconosce totalmente nelle linee guida dell’ottima ministra Bonetti. La politica è una cosa seria perché decide sulla qualità della vita dei cittadini, non può essere derubricata alla conta delle buche delle strade! (riferito a Salvatore Piccione, NdR).

La politica richiede impegno, metodo e capacità di costruire alternative valide e laddove i Governi non funzionano non serve ricoprirli d’improperi quotidiani. Questo fare populista è l’esatto opposto della politica di Matteo Renzi. L’antinomia per eccellenza! La politica non distrugge, la politica costruisce. La defezione di altre persone oltre noi tre, dovrebbe interrogare gli organismi di partito a tutti i livelli invece di stimolare sterili pettegolezzi in chat. Per quanto mi riguarda, siamo in un altro pianeta.

Maria D’Andrea

foto dal web

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