E dal Parlamento il deputato cinquestelle Paolo Ficara dice che …

Ci troviamo in una situazione in cui l’emergenza covid sembra essere terminata, o almeno lo è nella comunicazione dei grandi media nazionali, e, quasi come in un cambio di testimone, ecco quella della guerra in Ucraina che prospetta nuove grandi emergenze. Ne abbiamo parlato con il deputato del M5S Paolo Ficara, partendo dal decreto concorrenza.

Nel decreto, in una sorta di calderone, troviamo la questione mai risolta della privatizzazione dell’acqua pubblica, cioè dei servizi relativi. Può essere calpestata la decisione popolare espressa in un referendum contraria al business dei privati sul più essenziale dei beni comuni?

La parte del disegno di legge delega sulla Concorrenza che riguarda i servizi pubblici locali, e in particolare la gestione delle risorse idriche, trasporti e rifiuti, con l’intenso lavoro in seno alla maggioranza sta determinando un netto miglioramento del testo licenziato dal Consiglio dei Ministri. Abbiamo ottenuto importanti modifiche, a cominciare da quelle a garanzia della tutela e non discriminazione della forma di gestione cosiddetta ‘in house’. Il nostro contributo nella definizione dei criteri per l’istituzione dei regimi speciali o esclusivi è stato determinante. Il testo, approvato dal Senato, ora all’esame della Camera, riconosce le specificità del nostro Paese che ne giustificano la permanenza: tra i criteri, infatti, abbiamo inserito anche le peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento. Altro importante risultato lo abbiamo ottenuto eliminando la revisione dei regimi di proprietà delle reti e rimarcando invece due principi importanti: la tutela della proprietà pubblica di esse, che è e deve restare inalienabile; l’adeguata tutela del gestore uscente, sacrosanta se vogliamo che si facciano investimenti adeguati. Quanto ai regimi di gestione in autoproduzione dei servizi, i cosiddetti regimi di gestione in house, abbiamo ottenuto che si eliminasse la motivazione anticipata e il corrispondente obbligo di inviarla in anticipo all’Autorità Antitrust. La norma modificata prevede soltanto una relazione che renda conto delle ragioni non solo economiche, ma anche sociali per cui l’ente locale decide di scegliere o confermare questa modalità di gestione. Il monitoraggio dei costi, infine, è stato esteso a tutte le tipologie di gestione ottenendo l’eliminazione del riferimento all’obiettivo di tutelare la concorrenza. Obiettivo del monitoraggio è ora la necessità di garantire che la gestione, indipendentemente dalla tipologia, avvenga secondo i criteri di qualità, efficacia ed efficienza del servizio, com’è giusto che sia. L’intenso lavoro fatto dal M5S con le altre forze di maggioranza ha messo degli importanti punti fermi nella salvaguardia di forme di gestione che nella quasi totalità dei casi hanno mostrato di essere efficienti e adeguate alla dimensione territoriale cui appartengono, ragion per cui non ci sono motivi per non ritenerle meritevoli di tutela. E il nostro lavoro continuerà su questa strada.

La guerra continua in Ucraina ma la popolazione è stanca e sfiduciata nell’osservare come il governo spenda milioni in armi da inviare in contrasto con la Costituzione per di più togliendo risorse alla sanità, agli aiuti per le classi più povere qui al sud dopo la pandemia. Qual è la posizione del M5S?

È bene ricordare che se oggi in Italia si è deciso di non spendere più 14 miliardi di euro nei prossimi due anni per spese militari, è grazie al M5S che si è opposto chiedendo una seria e sana riflessione alle altre forze politiche e al governo. Fino a qualche settimana fa, inebriati da un illogico spirito guerrafondaio, tutti sembravano orientati a un riarmo che per noi non poteva avere giustificazione alcuna quando ci troviamo di fronte milioni di italiani e migliaia di imprese in difficoltà estrema con l’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime, dei carburanti. Ora questa discussione per fortuna è stata accantonata e si guarda ad una più logica programmazione nel medio-lungo periodo e soprattutto alla prospettiva di quella che dovrebbe essere una difesa comune europea nella direzione di una migliore organizzazione e minori spese. Al momento non ci sono tagli su sanità, anzi, abbiamo di fronte a noi la grossa sfida di mettere sul terreno i grossi investimenti del PNRR anche in questo settore. Ma state sicuri che senza il M5S se si fosse deciso di investire quelle cifre in armi nel breve periodo, da qualche parte si sarebbe dovuto tagliare.

C’è il problema zona industriale Lukoil e la richiesta di stato di crisi complessa. Quali misure propone il movimento?

Bisogna salvaguardare il sito industriale avviandolo verso la transizione energetica e la sostenibilità ambientale. A una crisi del settore della raffinazione che viene da lontano, oggi si aggiunge la guerra in Ucraina con le sanzioni al petrolio russo. Il primo incontro dell’atteso tavolo tecnico governativo dedicato all’area industriale di Siracusa si è tenuto il 31 maggio grazie alla nostra costante pressione e al lavoro della viceministra allo Sviluppo Economico, Alessandra Todde. È un primo concreto segnale di attenzione e ascolto verso una zona industriale che produce circa il 20% dei carburanti raffinati utilizzati in Italia e impiega, tra diretto e indotto, quasi 10mila persone. Una bomba energetica e sociale che potrebbe esplodere e di cui il Governo deve farsi carico con una precisa strategia. Insieme ai colleghi M5S abbiamo scritto al Presidente Draghi, abbiamo incontrato il prefetto e continuiamo a tenere alta l’attenzione con tutti i Ministeri interessati. Adesso il territorio deve presentarsi unito, mettendo da parte speculazioni a scopo elettorale. Il governo deve percepire la compattezza delle forze locali e l’urgenza di un intervento che possa permettere alla zona industriale di Siracusa di avere anzitutto un futuro produttivo per programmare la successiva e necessaria fase di transizione ecologica.

Il movimento ha aperto un capitolo importante che mancava da sempre, quello della formazione politica dagli iscritti ai dirigenti. Come è stato inteso e come sarà organizzato quello provinciale?

La nuova organizzazione del MoVimento ha avviato un ciclo di dieci incontri coordinati dalla Scuola politica, dieci incontri che fanno da apripista alla vera scuola di formazione che partirà ad ottobre. E anche Siracusa e la sua provincia sarà in prima fila in questo percorso. Aspettiamo anche la nomina dei referenti locali e quindi il completamento di quella struttura che servirà a definire ruoli e compiti, in un lavoro che dovrà essere necessariamente di squadra tra portavoce eletti, attivisti e cittadini. Non sarà un percorso facile, lo sappiamo, c’è tanto entusiasmo da recuperare dopo un periodo difficile come quello che abbiamo attraversato. Le difficoltà di trovarci al governo del Paese, il confronto con forze politiche anche molto diverse da noi, una pandemia che ha stravolto piani e programmi. Avremo commesso degli errori, ma lo abbiamo fatto in buona fede. Pensando al bene degli italiani, sia di fronte alle difficoltà di tutti i giorni sia in prospettiva. Non potevamo girarci dall’altra parte e con il Reddito di cittadinanza abbiamo pensato a quei milioni di italiani in difficoltà in un Paese con i tassi di povertà più alti in Europa, ma allo stesso tempo abbiamo pensato al rilancio, alle imprese e ai lavoratori, mettendo in piedi uno strumento, come il superbonus, in grado di rilanciare l’economia. Il Paese vive una preoccupante aria di restaurazione. In Sicilia si fanno i nomi di Cuffaro, Dell’Utri o Lombardo come fossero i salvatori della patria, quasi dimenticandoci da dove vengano i disastri che paghiamo oggi. E anche a Siracusa vedo questa preoccupante atmosfera di restaurazione. Ecco perché ci stiamo riorganizzando, avviando quel percorso che ci porterà alle elezioni amministrative del 2023 e nei prossimi mesi organizzeremo anche momenti di confronto pubblico. Invito quanti vogliano dare il loro contributo a contattarci per dare a Siracusa una classe politica degna della sua bellezza.

Sulla questione finanziamenti da Pnrr per la riqualificazione delle reti idriche dei Comuni della provincia a che punto si è? I Comuni si stanno muovendo e quali?

Nei giorni scorsi ho letto alcune valutazioni sui mancati investimenti per la rete idrica siracusana francamente sorprendenti. Se in provincia di Siracusa non ci sono finanziamenti Pnrr per intervenire su reti colabrodo, questo avviene per un semplice motivo: non è ancora operativa l’ATI, manca l’approvazione dello statuto da parte di alcuni consigli comunali e senza la piena operatività dell’Assemblea Territoriale Idrica non si può partecipare ai bandi che hanno messo sul piatto risorse fondamentali per un necessario ammodernamento delle nostre reti idriche. La provincia di Siracusa non ha potuto partecipare al primo bando, scaduto nei mesi scorsi. Ora ha mancato anche la prima tranche di interventi del secondo bando e rischia di restare fuori anche dalla seconda, in scadenza ad ottobre. Il motivo, come ho già avuto modo di spiegare in più occasioni, è il mancato avvio della gestione del servizio idrico da parte del soggetto istituzionale individuato dalla legge (del 2015), cioè l’ATI, condizione richiesta per partecipare al bando. Ho anche letto che i mancati finanziamenti sarebbero la prova del fallimento della gestione pubblica. Mi permetto di dire che non può esserlo: per il semplice motivo che il servizio idrico non è ancora a guida pubblica. Semmai, la situazione in cui si ritrovano le reti cittadine in provincia di Siracusa mostra il fallimento della gestione privata. Senza andare lontano, basta pensare a Sai 8, ai mancati investimenti e ad alcune operazioni oggetto dell’interesse della magistratura. Una volta di più, in questa corsa contro il tempo per ottenere le risorse del Pnrr dedicate agli acquedotti, chiedo ai pochi sindaci del siracusano che non hanno ancora provveduto, di adempiere ai loro compiti con l’adesione all’ATI, unico e vero modo per dare un senso alla gestione pubblica dell’acqua e intercettare qui finanziamenti assolutamente necessari.

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