È stato salutato dagli “ambientalisti” come una vittoria della manifestazione di sabato scorso – ormai consegnata alla storia di Siracusa come “la marcia dei mille” – il comunicato con cui il sindaco Francesco Italia ha annunciato di aver rinnovato all’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente, dopo quella già presentata nell’ottobre del 2021, la richiesta di istituzione della riserva naturale orientata «Capo Murro di Porco e Penisola Maddalena». Si riprenderebbe così, dopo 7 anni (!), l’iter procedurale che aveva già visto il 23 aprile 2015 il parere favorevole dell’allora sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo.
Ma non è comunque sfuggita agli stessi ambientalisti l’ambiguità di un passaggio nel comunicato del sindaco Italia, quello in cui egli dice di aver chiesto alla Regione “la convocazione della conferenza dei servizi, che dovrà stabilire la delimitazione della riserva, il gestore e prevedere i criteri di utilizzo e i divieti da osservare”. La proposta di perimetrazione c’è già e da qui si deve ripartire, senza ulteriori discussioni. O ripensamenti, è la loro ferma posizione.
E a chiarire ancor meglio le permanenti criticità nell’annosa vicenda non poteva mancare la voce dell’avvocato Salvo Salerno, in questi giorni proposto dall’amico Corrado Giuliano come il miglior candidato possibile alla carica di primo cittadino per le prossime elezioni amministrative, non più lontanissime.
“Una decisione, quella del sindaco, che rompe il lungo immobilismo delle Istituzioni competenti. Il Comune ha voluto avvalersi della prerogativa – prevista per legge in quanto “amministrazione coinvolta nel procedimento” – di richiedere alla Regione (“amministrazione procedente”) la convocazione della conferenza dei servizi – commenta l’avvocato Salerno -. È esattamente, e letteralmente, la proposta che io avevo fatto già nel 2014 per superare l’impasse della sentenza della Corte Costituzionale 212/2014, proposta che ho ribadito ed attualizzato nei miei ultimi post, e soprattutto nell’intervista rilasciata a un’emittente siracusana, appena il 25 maggio u.s., ivi specificando espressamente gli istituti della Conferenza di Servizi e/o dell’Accordo o Intesa tra Pubbliche Amministrazioni, istituti partecipativi ampiamente previsti già nella vecchia Legge regionale 10/1991 ed oggi trasfusi nella nuova Legge regionale 7/2019 sul procedimento amministrativo”.
Finalmente ti si riconosce di aver avuto ragione, quindi. Una soddisfazione!
Certamente non mi illudevo che il sindaco Italia, rimasto inerte per otto anni, poi, all’improvviso svegliatosi oggi (probabilmente sotto la spinta dell’opinione pubblica), riconoscesse la paternità della proposta. Ma almeno che sapesse copiare con giudizio!
Leggo infatti, nella seconda parte del suo comunicato, che intenderebbe conferire la gestione della Riserva di Capo Murro di Porco e Penisola Maddalena al Consorzio Plemmirio. Prospettiva che era già stata espressamente avanzata dall’assessore Granata il quale rispondeva, da paladino degli ambientalisti, in una polemica col marchese Di Gresy. Le due circostanze, cioè che Italia e Granata abbiano avanzato la candidatura gestionale del Consorzio Plemmirio (nel cui CdA ha, ciascuno, il proprio referente) si saldano all’altra notizia, che un rappresentante del Consorzio Plemmirio sia andato a Palermo a sollecitare l’istituzione della Riserva.
Dunque tre indizi fanno una prova. E allora io chiedo al Sindaco: che c’entra il Consorzio Plemmirio in questa fase e nella successiva fase della gestione? Chi ha legittimato, e a quale titolo, il rappresentante del Consorzio Plemmirio a recarsi a Palermo, presso l’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, e parlando con chi? E soprattutto, rappresentando chi? Non certo il Comune e la Città di Siracusa!
Ricordiamo allora al Sindaco e all’assessore Granata, alquanto imprudenti e faciloni, come del resto è loro abitudine, che la Legge regionale 98/1981 sulle Riserve regionali, prevede un elenco tassativo di Enti Gestori (le Province regionali, l’Azienda regionale delle Foreste Demaniali, le associazioni naturalistiche, le Università, i Comuni) e tra questi non rientrano le quote di partecipazione dei sottogoverni comunali. Né si può subappaltare – li informo – una gestione istituzionale …
Quella delibera, oltre che carente, è illegittima, Stiamo attenti, perché, con queste piccole furbizie, che in realtà sono basso dilettantismo, la Città di Siracusa non ne esce troppo credibile e autorevole a Palermo, e anche questo potrà diventare un motivo del ritardo decennale che paghiamo in questa vicenda.
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Ma ora siamo finalmente a una svolta…
Bisogna stare attenti. Sul ritardo della istituzione della Riserva non pesano soltanto le responsabilità della Regione, ma proprio le inerzie intenzionali dell’amministrazione comunale targata Italia. Il Comune, infatti, è l’Ente che aveva l’interesse a far istituire la Riserva, ma perché, allora, è rimasto inerte per tanti anni, fino a stamattina?
Gli interessi economico-edilizi e gli appetiti speculativi non sembrano essere soltanto quelli di Elemata srl, in quel territorio ma, proprio nell’aprile del 2015, comincia a formarsi un forte centro di interessi attorno al patrimonio immobiliare del Faro di Capo Murro di Porco. L’ho chiarito in un mio post di ieri (che riproponiamo in calce all’articolo, ndr). L’Amministrazione comunale, conosceva già dall’aprile 2012 la zonizzazione, la perimetrazione e il Regolamento della Riserva. E, dalla primavera 2015 (nel luglio 2015 sarebbe poi arrivato il Decreto Assessoriale di inserimento definitivo della Riserva nel Piano Regionale delle Riserve) sapeva che il progetto di Riserva Naturale Orientata, se portato a termine, avrebbe bloccato la costruzione di qualsiasi struttura ricettiva nell’area del Faro. Perché il 21 aprile 2015 stipula tranquillamente il Protocollo d’Intesa con l’Agenzia del Demanio, cui dà via libera urbanistico per la “valorizzazione” (cioè resort) del Faro.
È dunque evidente che non c’era solo il progetto edilizio di Di Gresy. Altri progetti sono stati consentiti e agevolati, mentre era in itinere il procedimento istitutivo della Riserva. E poi c’era in corso l’appello del secondo classificato (conclusosi solo tra il 2020 e il 2021, credo). Avrà fatto gioco il ritardo nell’istituzione della riserva.
Ritengo che le associazioni ambientaliste abbiano una grave responsabilità in questa vicenda. Sarebbe stato doveroso, da parte loro, spiegare alle persone di buona fede e buona volontà che sabato hanno festosamente affollato la Pillirina, che i ritardi non sono tutti uguali e che troppe opacità e conflitti di interesse hanno inquinato, in questi otto anni, il percorso di costituzione della Riserva
IL POST DI SALERNO
Fatta la passeggiata, ora facciamo un po’ di storia amministrativa. Oggi solo una piccola storia delle tante che spiegano il ritardo nell’istituzione della Riserva di Capo Murro di Porco e Penisola della Maddalena (per i più, semplicemente “la Pillirina”). Ebbene, collochiamoci nell’aprile 2015. L’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente ha già da qualche settimana convocato la Conferenza di Servizi col Comune di Siracusa, che poi si terrà il 23 aprile. Allora che succede? Occorre far presto. Ed ecco che solo due giorni prima, il 21 aprile, lo stesso Comune di Siracusa, rappresentato dal vicesindaco Francesco Italia, firmava un Protocollo d’Intesa con l’Agenzia del Demanio, per dare il via alla “VALORIZZAZIONE” del Faro Capo Murro di Porco. In pratica il Comune doveva essere concertato dall’Agenzia del Demanio ai fini della preventiva verifica urbanistica degli interventi di cosiddetta valorizzazione. Detto altrimenti, se c’erano impedimenti urbanistici, il Comune doveva farlo sapere.. In realtà, dal Verbale del Protocollo, mi chiedo, il Comune fece presente che la “Valorizzazione” voluta dall’Agenzia del Demanio, forse, era un tantino affrettata, vista l’imminente istituzione della Riserva ..? Eppure il Comune di Siracusa, nelle persone del sindaco Garozzo e del vicesindaco Italia, da almeno tre anni prima, era al corrente dell’esistente Regolamento della Riserva, per averlo ricevuto con nota prot. n. 22133 dell’11 aprile 2012 dell’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente … Cosa hanno eccepito, al riguardo, all’Agenzia del Demanio..? Infine, ma molti mesi dopo, il Comune di Siracusa ratificava quel Protocollo con Delibera G.M. 09 ottobre 2015 (ma date un’occhiata ai presenti ed assenti) e fine della storia. Il successivo 23 aprile 2015 si tiene finalmente la Conferenza di servizi tra l’ARTA e gli enti locali per l’intesa sulla istituzione della R.N.O. “Capo Murro di Porco e Penisola Maddalena”, quindi non ci sono più ostacoli all’istituzione della Riserva. E invece gli “ostacoli”, come visto, erano già stati appena posti… A questo punto l’Agenzia del Demanio, incassata la “concertazione” silenziosa del Comune di Siracusa, procede a indire la gara per l’affidamento del Faro al privato imprenditore. La gara se l’aggiudica la Beacon Hope Lighthouse Resort srl che si terrà l’immobile per 50 anni e, manco a dirlo, lo destinerà a struttura ricettiva, spazi per la ristorazione, banqueting, centro congressi e sede di eventi. Eccovi servita la “Riserva intangibile”. Ma non è finita, perchè il secondo classificato nella gara è un imprenditore siracusano il quale, vuole pure lui mettere le mani sul Faro e allora fa ricorso al TAR del Lazio adducendo che il suo progetto è meno aggressivo (dice lui) e per farlo, si fa assistere da due avvocati che sono o sono stati anche assessori della stessa Giunta comunale che approvò quel Protocollo d’Intesa. Tornando al ricorso, il secondo classificato, assistito dai due avvocati di cui sopra, purtroppo per lui, perde la causa (e perderà anche l’appello). E cosa gli dice il TAR del Lazio? Gli dice “bello mio, di che ti lamenti? L’Agenzia del Demanio ha già verificato positivamente la fattibilità urbanistica e paesaggistica degli interventi, con la precedente concertazione con l’amministrazione territoriale (cioè il Comune) e con la Soprintendenza” (TAR Lazio sez. II ter 16 maggio 2018 n. 6481). E qualche ipotesi può venire dall’esame della vicenda giudiziaria descritta in questa sentenza TAR Lazio

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