Nell’agosto del 2021 alle richieste di sospensione dell’attività venatoria e dell’urgente istituzione del Parco motivata dalla devastante quantità degli incendi che hanno interessato tutte le aree naturali presenti nella provincia di Siracusa si è contrapposto il rifiuto dell’Unione Associazioni venatorie siciliane, del Comitato Anti-Parco Nazionale degli Iblei, della Confagricoltura di Siracusa, dell’Associazione Sicilia Nostra e da Feditalimprese che hanno affidato a uno studio legale il mandato di opposizione alle procedure intraprese dal Ministero poiché ritenute carenti nei contenuti e nel merito.
Al contrario sembravano di ben altro tenore le sollecitazioni all’immediata istituzione, sostenuta dalle associazioni ambientaliste Lega Ambiente, Natura Sicula, FederParchi, FLAI CGIL Sicilia, Ente Fauna Siciliana, Lipu, Club Alpino Italiano, WWF O.A. Siciliane, Slow Food e Italia Nostra Sicilia, Movimento Antincendio Ibleo, che ha lanciato una raccolta di firme che ha raggiunto in pochi giorni il numero di 7.900; i movimenti politici quali Art.9, Oltre, il coordinamento per il Mezzogiorno del Comitato Parchi d’Italia. I Sindaci di Militello, di Vizzini, di Ferla, di Giarratana, di Siracusa si erano incontrati per ribadire la propria volontà all’istituzione del Parco.
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Il 18 maggio scorso a distanza di quasi un anno, arrivava invece la dichiarazione opposta e cioè che i sindaci dei Comuni di Buccheri, Ferla, Sortino, Carlentini, Rosolini, Noto e Lentini (questi ultimi due per delega) hanno rappresentato le loro perplessità rispetto all’iter procedimentale. I sindaci hanno chiesto la sospensione dell’iter istitutivo in quanto né i comuni, né le associazioni di categoria, né i cittadini stessi sarebbero stati messi nelle condizioni di verificare la nuova proposta di perimetrazione e zonizzazione oltre che avere contezza effettiva dei rilievi tecnici preliminari alla perimetrazione stessa.
Queste affermazioni non sono corrette poiché abbondantemente contraddette dalla numerosa documentazione ufficiale degli anni precedenti.
In data 18 dicembre 2021 infatti la Regione Siciliana aveva sbloccato il complesso iter per l’istituzione del Parco nazionale degli Iblei trasmettendo al Ministero dell’Ambiente la richiesta di avvio dell’istruttoria, frutto di un sano confronto con le istituzioni locali e gli enti territoriali.
«Abbiamo esercitato – commentava il presidente Nello Musumeci – un delicato ruolo di mediazione e coordinamento tra i vari attori. Siamo riusciti ad arrivare a una proposta unitaria di Parco che rispetta le esigenze e le aspettative di tutti gli organismi coinvolti. Adesso attendiamo soltanto il via libera dal Ministero per il raggiungimento di un importante obiettivo qual è il riconoscimento nazionale di un’area dalle grandi potenzialità».
A conclusione dei lavori del Tavolo tecnico interprovinciale, formato dall’Assessorato Regionale all’Ambiente, dalla Città metropolitana di Catania e dai Liberi consorzi dei Comuni di Ragusa e di Siracusa è stato condiviso un documento cartografico unitario, che teneva conto delle specificità territoriali e delle relative perimetrazioni.
«La creazione del nuovo Parco – sottolineava l’assessore all’Ambiente Toto Cordaro – è un’occasione storica di sviluppo per il territorio, che potrà consentire di attirare nuovi finanziamenti. L’iniziativa di coordinamento del dipartimento Ambiente, guidato dal dirigente generale Beppe Battaglia, è stata fondamentale per superare le criticità degli anni scorsi».
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Rientrano nel Parco degli Iblei, le ex Province di Catania (116,59 chilometri quadrati), Ragusa (389,58) e Siracusa (955,79). I Comuni che ricadono nella proposta del Parco sono: Licodia Eubea, Militello in Val di Catania, Vizzini, nell’area etnea; Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana, Ispica, Modica, Monterosso Almo, in provincia di Ragusa; Avola, Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Carlentini, Cassaro, Ferla, Floridia, Francofonte, Lentini, Melilli, Noto, Palazzolo Acreide, Rosolini, Siracusa, Solarino, Sortino, Priolo Gargallo, nel Siracusano. La proposta, comprende sia le riserve naturali Pantalica-Valle dell’Anapo, Cavagrande del Cassibile e il complesso speleologico Villasmundo-S.Alfio, sia i Siti di importanza comunitaria (Sic), le Zone speciali di conservazione e le Zone di protezione speciale.
Nonostante un iter complesso fosse stato già portato a conclusione, sembra invece che in prossimità di nuove elezioni sia lecito e consentito provare a mettere in discussione gli atti di pianificazione del territorio ibleo. Conosciamo la lentezza di alcuni procedimenti istituzionali ma le motivazioni che attengono alla sospensione di un iter amministrativo avviato ai fini dell’istituzione di un’AREA PROTETTA devono essere SUPPORTATE da motivazioni scientifiche e da mutate caratteristiche identificative dei luoghi. Ciò non è accaduto agli Iblei che piuttosto mantengono ed accrescono il loro valore naturalistico grazie a nuove ricerche floro-faunistiche (vedi i recenti studi sulla trota macrostigma, specie ittica endemica dei fiumi Iblei). Ciò che è cambiato invece è stato l’attacco criminale incendiario e doloso apportato alle riserve naturali comprese nella perimetrazione, durante la scorsa estate: proprio per questo ci saremmo aspettati che i Sindaci dei territori incendiati procedessero con maggior forza nel sollecitare la costituzione del Parco naturale degli Iblei che avrebbe il fine di fare rete tra i Comuni, rafforzandone l’azione di contrasto agli incendi e prospettando un comune sforzo di prevenzione. Con la dovuta determinazione e con il sostegno di tutti bisogna andare avanti e non retrocedere su una programmazione delle risorse naturali più a rischio del territorio quali sono i boschi e le formazioni naturali ancora presenti nelle aree demaniali regionali e comunali che vanno reimpiantate grazie agli incentivi pubblici previsti dal PNRR e dai finanziamenti europei.
Finalmente le comunità locali fortemente colpite dagli eventi metereologici estremi, quali le alte temperature e gli incendi della scorsa estate e i nubifragi e le alluvioni di ottobre e novembre scorso, potranno godere di un’opportunità che guarda al futuro e che vede nella sostenibilità ambientale, economica e sociale il paradigma a cui conformare il governo del territorio, adeguandosi completamente ai principi del Piano Nazionale di ripresa e resilienza.
Le future generazioni hanno tutto il diritto di ritrovare un ambiente più vivibile rispetto ai cambiamenti climatici ed ai loro effetti disastrosi.
Si riportano qui di seguito 13 OTTIME RAGIONI PER DIRE SI estratte dalla sintesi elaborata dal “padre” dei Parchi italiani Franco Tassi per il Centro Parchi Internazionale ,
1) i Parchi non sono zone residuali vincolate ma vere Infrastrutture, essenziali di un Paese moderno;
2) i Parchi sono autentico Presidio di Cultura, Paesaggio, Ecologia, indice della Civiltà di una Nazione;
3) i Parchi sono prezioso Marchio di qualità (brand) di territori emarginati, altrimenti in abbandono;
4) i Parchi garantiscono la ripresa, e la Rinascita, degli ambienti montani e insulari, oggi emarginati;
5) i Parchi sono Attrattori di Turismo ecologico e fotografico, in grado di vitalizzare gli antichi borghi;
6) i Parchi richiamano Visitatori responsabili di ogni provenienza in ogni stagione, a minimo impatto;
7) i Parchi sono un Patrimonio nazionale di valore crescente, che contribuisce al prestigio dello Stato;
8) i Parchi sono volani formidabili di Occupazione diretta, indotta, stagionale, qualificata e dignitosa;
9) i Parchi fermano l’esodo dei giovani offrendo loro la permanenza, come Guide-Interpreti-Custodi;
10) i Parchi sono la Fucina di Volontariato internazionale promotore di conoscenza e pace tra i Popoli;
11) i Parchi rappresentano, con i propri Centri, le vere Scuole di Istruzione ed Educazione Ambientale;
12) i Parchi devono portare il proprio messaggio nelle Scuole e le Scuole devono andare nei Parchi;
13) i Parchi sono Laboratori di Economia: non concentrata, ma diffusa, e non immediata, ma durevole.

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