Augusta: dal Mc Donald al destino delle zone F di interesse generale”.

Costituire un coordinamento di associazioni e cittadini per far valere la propria voce, in favore di una gestione del territorio che dia risposte all’esigenza di tutela e che possa proporsi di “Salvare Augusta”, è questa l’idea nata nel contesto della conferenza organizzata ad Augusta dall’associazione “Piano Terra”, impegnata in azioni di tutela e valorizzazione del territorio e presieduta da Andrea Tringali, e intitolata “Parliamone: dal Mc Donald al destino delle zone F di interesse generale”.

Mossa dal clamore suscitato dalla scelta dell’amministrazione comunale di Augusta di concedere uno spazio pubblico per la realizzazione di uno dei tanti negozi della nota catena di fast food, la conferenza è andata ben oltre, affrontando il tema della pianificazione del territorio di Augusta e i tanti problemi che abusivismo e gestione speculativa delle aree urbane hanno creato negli ultimi decenni.

Problemi che le associazioni ambientaliste non intendono far passare in secondo piano, ma che al contrario vogliono mettere al centro del dibattito pubblico soprattutto a seguito della recentissima approvazione in Giunta comunale delle linee guida al PUG, il Piano Urbanistico Generale che, come strumento di programmazione urbana, sostituisce il Piano regolatore.

Relatori dell’incontro sono stati Enzo Parisi, dirigente regionale di “Legambiente” e Gianmarco Catalano di “Punta Izzo Possibile”, dai cui interventi è emersa un’analisi cruda e preoccupante della situazione attuale.

“Abbiamo diffidato il comune di Augusta dal proseguire con il progetto della realizzazione di un fast food nell’area nei pressi del Palajonio – spiega Enzo Parisi – intanto perché quell’area verde è stata realizzata anche con il contributo dei ragazzi delle scuole, ma soprattutto perché l’area ricade nelle zone F destinate ad attività di interesse generale e non ad attività di interesse commerciale. Abbiamo anche sostenuto che questa iniziativa contrasta con l’esigenza di ridurre il consumo di suolo.

Inoltre, queste poche zone classificate come F prima nel piano Marcon e poi in quello Calandra (i due PRG al momento in vigore ad Augusta, ndr), sono state pensate come zone cuscinetto o barriera alla espansione della città verso Brucoli. Abbiamo sollecitato l’elaborazione del piano urbanistico generale PUG e proprio pochi giorni fa è stato pubblicato un atto di indirizzo con cui si avvia l’iter di predisposizione del piano. Adesso, i cittadini di Augusta devono intervenire e far valere le proprie ragioni per costruire una città adeguata ai tempi e alla dimensione umana”.

Spetta a Gianmarco Catalano spiegare ai presenti, attraverso la proiezione di cartografie dei piani regolatori attualmente in essere, dove sono collocate le zone F e quale ne potrebbe essere il destino.

“Per il piano Calandra – inizia Catalano – sono aree da utilizzare per l’interesse generale di natura non commerciale, nelle quali ogni intervento è riservato alla pubblica amministrazione. Queste aree sarebbero dovute essere espropriate per realizzare spazi pubblici, scuole, ospedali, parchi, di cui la città è priva, e anche a preservare le bellezze naturalistiche.

Il piano, risalente a metà degli anni ’70, era lungimirante e prevedeva anche la realizzazione di due parchi marini pubblici al Faro Santa Croce e a Campolato. Questo non è avvenuto e queste zone adesso sono divenute zone bianche, visto che il Comune non ha realizzato il vero e proprio esproprio.

Il problema ulteriore è che, a parte la questione del McDonald, vi sono altri progetti che rischiano di trasformare le aree F individuate alla Scardina e nei pressi del cimitero in zone commerciali. Contro questi progetti noi come associazione abbiamo presentato delle osservazioni per sottolinearne l’incompatibilità con i caratteri della zona F, il problema di fondo è che il Comune, al contrario, ritiene che queste attività commerciali si possano realizzare, contraddicendo quanto sostenuto anche da un orientamento giurisprudenziale che risale almeno al 2012.

Manca una visione di insieme, una visione generale e se il Comune non porta avanti l’attività di programmazione necessaria, anche con la collaborazione dei cittadini, si continuerà a consumare suolo e la città sarà sempre priva di quei servizi di base che oggi le mancano”.

Su questo tema si esprime anche Parisi sottolineando che “il territorio di Augusta è ormai più che cementificato, noi abbiamo un eccesso di costruzioni rispetto le necessità dei residenti, abbiamo bisogno di un piano regolatore che decementifichi il territorio e restituisca parti dello stesso alla cittadinanza. Le zone F di contrada Scardina e del Cimitero sono aree che ricadono nella vecchia perimetrazione delle saline di Augusta, il fondo delle aree è argilloso e questo favorisce gli allagamenti che ad Augusta ben conosciamo. Anche questo problema si affronta con la rinaturalizzazione delle aree e gli spazi in cui si vorrebbero realizzare le attività commerciali diventano essenziali in questa direzione. L’auspicio è che le linee guida al nuovo PUG, formulate dalla Giunta, non diventino occasione per favorire, al contrario, nuove occasioni di cementificazione. Contro questa prospettiva occorre che la città si muova e che professionisti, cittadini e associazioni, si pongano l’obiettivo di salvare la città. L’atto di indirizzo al PUG forse è stato presentato con troppo fretta, manca ad esempio una chiara perimetrazione delle saline, inoltre non è chiaro il destino delle aree che saranno liberate dalla ferrovia grazie al progetto di bypass ferroviario che allontana i binari e la stazione dalla città. Sarebbe il caso di realizzare uno spazio ciclabile e pedonale sul modello di quello di Siracusa, che attraversi le saline. Di questo abbiamo bisogno, non di nuove costruzioni. Un altro punto di approfondimento sarebbe quello relativo alla vecchia darsena, oggi del tutto chiusa e inaccessibile, che andrebbe riaperta alla città”.

Di grande interesse nel corso del dibattito, l’intervento del professor Giambattista Totis, secondo il quale “occorre evitare speculazioni, vincolando le aree F ed evitando che possano essere privatizzate, poi l’amministrazione deve impegnarsi per saldare tra loro i vari strumenti di programmazione che saranno prodotti nei prossimi mesi, come il piano regolatore del porto e il piano delle zes, garantendo una visione d’insieme. L’amministrazione deve manifestare la propria volontà di confrontarsi con la cittadinanza, realizzando un’operazione verità, mettendo sul piatto le iniziative che intende portare avanti”.

Accogliendo gli spunti proposti dal professor Totis, Parisi rilancia chiedendo “un confronto in sede istituzionale su questi temi e una moratoria affinché, in attesa che vengano prodotti i nuovi strumenti di programmazione, non si modifichino le destinazioni d’uso ma si rispettino le indicazioni previste nel piano Calandra”.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti