Omaggio satirico a Franco Battiato e Lucio Dalla

Quando collaboravo col settimanale  “Cuore” scrissi questo pezzo pubblicato  dalla redazione sul numero del 5 ottobre 1992 col titolo “Santo pe’ cantà“, sottotitolo: il nostro inviato si è recato in pellegrinaggio a Milo, alle falde dell’Etna, teatro della conversione al cattolicesimo di Battiato, Dalla e Morandi.

   In memore Milensi salus – che all’incirca vuol dire “Nel bosco di Milo c’è  la salute” – è l’appropriata scritta in latino posta su un cartello stradale che accoglie il pellegrino al suo arrivo a Milo, 750 metri sul livello del mare, nello scenario lussureggiante del parco dell’Etna. Una località divenuta di forte attrazione religiosa, da quando i due patriarchi della musica italiana, Franco Battiato e Lucio Dalla, hanno ivi deciso di risiedere nei momenti di creazione meditativa.

   Individuare le loro dimore di culto è stato evidentemente facilissimo, dato che nella piccola Milo la presenza dei due santoni è motivo di orgogliosa venerazione. Appena imboccata via Mazzini, una freccia segnala la direzione per l’Oasi della Divina Provvidenza e, superato un altarino in pietra lavica dedicato alla Madonna del Rosario, ecco apparire Villa Grazia Battiato.

Sul muro di pietra arenaria fa bella mostra di sé un’edicola votiva contenente l’immagine della Vergine Maria col Bambinello, mentre, al di là dell’inferriata sovrastante, due antenne paraboliche captano i segnali degli ET della fratellanza cosmica nella comune ricerca di un centro di gravità permanente, secondo il verbo del Maestro.

   In attesa che si levi dall’alto del minareto il canto del muezzin raggiungiamo, poche decine di metri distante, il cenacolo di Lucio Dalla, riconoscibile, all’ingresso,  per il francescano “Attenti al cane” (un lupo di guardia sarebbe stato forse eccessivo) e più ancora per una piastrella di terracotta raffigurante un Papa con la tiara in testa, il bastone pastorale in una mano e l’inconfondibile faccia dell’autore di “Gesù Bambino/4 marzo ’43“.

   Presumibilmente è in quest’area di adorazione che è avvenuta la conversione di Gianni Morandi alla fede cattolica e alla messa della domenica, grazie ai pii consigli dei mentori Dalla e Battiato, come egli stesso ha raccontato ai giornali. Ed è pacifico che anche l’ex ragazzo d’oro di Monghidoro – che da piccolo vendeva il quotidiano l’Unità col papà, intanto che la morosa si faceva mandare dalla mamma a prendere il latte – si stabilirà nell’Oasi della Divina Provvidenza di Milo. Grazie all’illuminazione sulla via di Damasco e con l’assenso di Adriano Celentano che, oltre vent’anni addietro, ammoniva i colleghi di sinistra cantando “Pregherò per te, che hai la notte nel cuor”.

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