MENTRE IL TITANIC DELLA SANITÀ PUBBLICA SIRACUSANA AFFONDA, CI SEMBRA AUTOREVOLE E RARA LA PROPOSTA E LA RELAZIONE DELLA CGIL
È stata una bella occasione quella di decidere di partecipare il 22 aprile 2022 al Convegno della CGIL: La sanità ad una svolta. Costruiamo insieme la salute.
Nel convegno del 22 aprile scorso la Cgil Siracusa ha messo ben in luce le criticità della sanità pubblica, in particolare di quella siracusana, chiedendo ai sindaci in primo luogo di svolgere al meglio il proprio ruolo di primi responsabili della salute dei cittadini.
Già da qualche decennio la condizione della sanità pubblica siracusana destava serie preoccupazioni ma la pandemia ha scoperchiato la botola dell’inferno. Errori storici e madornali nella conduzione dei responsabili sono stati evidentissimi fin dalle primissime battute. Spassosa ma tragica la sottovalutazione di chi doveva approntare le prime strategie di difesa nella popolazione dal Covid e, persino, le rassicurazioni che, in fondo, altro non fosse che una influenza, risuonano ancora nelle orecchie dei testimoni: bastarono le prime due settimane di pandemia in Lombardia per terrorizzare cittadini e operatori sanitari. Vero è che i morti nostri furono pochi rispetto alla Lombardia ma i telefoni muti del dipartimento di prevenzione rappresentarono il prologo della tragedia che tutti noi ancora stiamo vivendo.
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È la regola che tutti i responsabili della tragedia chiamino in causa i loro predecessori e la turpe abitudine governativa di aver falciato per 15 anni sanità pubblica quando fu chiaro che il debito pubblico allegro non trovava finanziatori.
Eppur bisognerà mettere dei punti fermi. Questi ultimi sono costituiti dai numeri, dai fatti, dai morti, dalla generale involuzione anagrafica, economica, sociale in cui versa la Sicilia e Siracusa in particolare.
A Siracusa si sono persi 8000 cittadini, sono aumentati gli anziani, sono molto diminuiti i giovani, sono aumentati i disoccupati e gli inoccupati e di conseguenza i poveri intesi come famiglie e individui. Siamo giunti a una povertà che si è attestata al doppio dei valori nazionali.
In Sicilia la speranza di vita si è ridotta rispetto all’Italia e Siracusa è piazzata peggio della media regionale, soprattutto per le morti femminili. A Lentini e Noto si muore ancor più precocemente.
Per le morti evitabili abbiamo pessime performance piazzandoci al 100° posto su 107, solo Enna e Caltanissetta fanno peggio di noi.
La maggiore mortalità evitabile femminile va letta come una grave sconfitta della medicina preventiva e delle cure efficaci.
In questo triste contesto il covid ha paralizzato tutte le attività sanitarie. Non si pensi che prima della pandemia i cittadini avessero risposte alle loro esigenze. In questo senso è utile conoscere quanto siano storicamente rispettati a Siracusa i tempi di prestazioni che andrebbero eseguite entro 10 giorni (breve).
Moltissimi cittadini non hanno accesso alla prestazione cosiddetta breve prima di due mesi, attesa che può arrivare persino ad un anno.
In una città di vecchi e di ammalati, povera e già ampiamente fuori da ogni standard minimo di qualità assistenziale da almeno venti anni, e massimamente in questi ultimi due anni, chi non ha potuto pagare non si è curato.
Di fatto nel silenzio della politica e delle forze sociali e sindacali la sanità siracusana è nelle mani dei privati.
Precisando quest’ultimo aspetto che vede Siracusa prima in Sicilia per una sanità privata accreditata presso il pubblico, ben pochi sanno che 326 posti letto per acuti (quelli che mancano da sempre) sono in mano ai privati ma ben 150 non vengono occupati e utilizzati. Per meglio chiarire, il privato a Siracusa ha circa il 33% dei posti letto per acuti e quasi il 50% di quelli per lungodegenti e riabilitazione.
Considerando che già, al momento di stabilire il numero necessario dei posti letto, questa provincia subì una decurtazione, accade che, dividendo con il privato tale dotazione, si deprivino i medici pubblici della piena disponibilità di usufruire di queste degenze.
Ecco spiegato uno dei motivi della totale paralisi dei ricoveri per altre patologie durante la pandemia.
Una lunga serie di errori strategici e di valutazione delle reali necessità della popolazione ha portato i cittadini a morire in casa senza cure con le famiglie terrorizzate dallo spettacolo dei pronto soccorso in tilt senza possibilità di accettazione e ricovero. Sono bastate una o due notti su una sedia o in barella per far capire ad ammalati e parenti che conveniva morire a casa.
Non vi è qui lo spazio per poter indicare le criticità enormi e insormontabili che tengono lontanissimi per noi siracusani i minimi standard di sicurezza ed assistenza definiti come essenziali. Sono stati ben esposti da Roberto Alosi, segretario generale e dal bravissimo collega Pino Bruno, responsabile per la sanità provinciale CGIL, gli amplissimi ambiti sanitari di interesse provinciale. Con coraggio sono state individuate le criticità locali in presenza del Direttore generale Ficarra e dell’assessore Razza.
Difficile far capire che il problema non sta solo nel saper sfruttare il treno del PNRR quanto nell’individuare il corretto incardinamento degli investimenti affinché non vadano perduti o finiscano nelle mani dei soliti noti.
Delle proposte e delle criticità si tratterà in futuro ma non si intravedono le personalità politiche e manageriali tali da poter gestire una virata decisa verso la sanità pubblica e l’allontanamento del concetto di aziendalizzazione della sanità. Giusti gli appelli ai sindaci affinché si riapproprino del loro ruolo di responsabili della salute cittadina.
Se ci fosse concessa la perfidia come mezzo di tutela della salute aggiungeremmo che l’allontanamento degli incapaci e degli indifferenti potrebbe giovare a una rifondazione delle politiche sanitarie. Rimpiangiamo la 833 e la classe politica che la partorì. La sogniamo realizzata mentre tutti ne constatano il decesso.

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