Un luminoso pomeriggio di aprile ad Avola è stata la cornice nella quale si è svolto un incontro di natura culturale di rilevante spessore, che ha messo insieme storia, arte, musica e riflessioni sullo sviluppo turistico della città. A tirare le fila dell’evento il critico d’arte augustano Sergio Russo, da tempo cultore delle bellezze avolesi che, dopo aver messo temporaneamente da parte le sue riflessioni sulla pittura italiana, ha condotto con mirabile maestria un pomeriggio coinvolgente, dedicato alla riscoperta di due pregevoli reperti storici, i cannoni ritrovati in mare nel 2005 e risalenti alla battaglia navale combattuta al largo delle città di Avola e di Capo Passero nel 1718, due manufatti significativi per la storia industriale e militare che portano con sé e per le prospettive che potrebbero dare alla città.
Proprio quest’ultimo tema è stato il filo conduttore del pomeriggio, le riflessioni Sergio Russo e degli amministratori che hanno sostenuto l’evento hanno sottolineato l’importanza di partire dalla valorizzazione dell’evento bellico e dei ritrovamenti per dare una prospettiva turistica nuova alla città, collocandola in un circuito internazionale che possa attrarre studiosi, turisti e magari investimenti. Anche in questa ottica va letto il sostegno che l’ambasciata britannica e quella spagnola in Italia hanno concesso alla manifestazione.
Il pomeriggio è iniziato con l’inaugurazione di una mostra organizzata dalla Marina Militare, in particolare da Marisicilia di Augusta, che in una sala attigua al chiostro del palazzo comunale ha esposto cimeli e attrezzature provenienti da imbarcazioni in disarmo o dal faro di Capo Santa Croce.
La mostra è rimasta aperta per alcuni giorni per consentire anche ai giovani delle scuole locali di prendere contatto con il mondo delle stellette su divisa blu.
Successivamente l’attenzione dei presenti si spostata al teatro comunale dove, conclusi di convenevoli di prammatica, Russo ha raccontato la storia e il valore storico e culturale dei reperti ritrovati dal militare della guardia di finanza Bruno Magnano.
Fu il compianto archeologo Sebastiano Tusa il primo ad occuparsi della ricostruzione degli eventi storici che hanno portato i cannoni a giacere in mare per 3 secoli, e a metterne in evidenza il pregio storico e culturale. Sergio Russo ha ripreso questo lavoro, nel tentativo di dare loro una seconda vita grazie alla collocazione degli stessi manufatti in una sede museale in via di completamento ad Avola.
“Il progetto che presentiamo questa sera è di assoluto rilievo internazionale, a tal punto che ha ricevuto il patrocinio sia dell’ambasciata britannica che da quella spagnola in Italia” – spiega Sergio Russo.
“Ho visto i cannoni nel 2020 – continua – e sin dal primo incontro con l’amministrazione comunale ho cercato di dare a questi manufatti un’adeguata valorizzazione a vantaggio del territorio. I cannoni consentono, infatti, l’occasione di raccontare una storia legata alla città di Avola, quella della prima vera e propria battaglia combattuta dalla marina borbonica voluta da Filippo V per risollevare le sorti del proprio impero. La battaglia racconta anche le vicende di Don Jose Antonio de Gazdaneda, vice ammiraglio della flotta spagnola, che proprio ad Avola guidò nella disfatta, e cui in patria sono dedicati molti musei. Secondo una fonte spagnola, inoltre, sono ben cinque le fregate affondate al largo di Avola. Proprio per queste ragioni è stato conseguito il patrocinio dell’ambasciata spagnola. Il progetto è stato supportato e promosso presso tutti i cittadini spagnoli residenti in Italia, creando così una vera e propria occasione di turismo culturale”.
A proposito del patrocinio ricevuto dalle autorità inglesi, Russo aggiunge che “la battaglia di Avola e Capo Passero del 1718 ha rappresentato l’affermazione della marina britannica come potenza navale mondiale. Nei miei colloqui con l’ambasciata britannica ho sottolineato la possibilità di fare qui ad Avola un lavoro di catalogazione delle navi militari britanniche impegnate nella battaglia, nell’ambito di un progetto museale simile a quello realizzato a Greenwich, con loro si è creato un legame solido, da poco mi è stato confermata l’intenzione di continuare il progetto mettendo a disposizione dei documenti. La battaglia ebbe una grande eco a Londra, se ne parlò anche nel parlamento inglese nel 1718. Gli inglesi stanno cercando di recuperare dei documenti in proposito che potrebbero essere accolti nel nuovo museo”.
I cannoni raccontano un periodo storico di grande complessità e importanza, di cui furono protagonisti anche donne e uomini italiani, come “Elisabetta Farnese – spiega Russo – seconda moglie di Filippo V che fu di un grande acume politico, ultima discendente del casato dei Farnese, fu proprio lei a dare le chiavi della politica spagnola ad un abate italiano, Giulio Alberoni, originario di Piacenza che risollevò le sorti economiche dell’impero spagnolo. Ho coinvolto anche il Comune di Piacenza che ad Alberoni ha dedicato un collegio e sono convinto che con la realizzazione del progetto museale possa avere un ruolo importante”.
Di grande interesse, oltre alle considerazioni storiche proposte, anche quelle tecniche relative ai due manufatti rivenuti.
“I due cannoni sono di manifattura diversa – chiarisce Sergio Russo – uno è certamente inglese attribuibile alle fonderie di Thomas Western le cui iniziali si possono ancora vedere impresse sulla struttura, noto imprenditore e politico britannico attivo già negli anni ’60 del 1600. L’altro, invece, è di probabile produzione svedese. Il cannone è marcatore di un luogo e di un evento e fornisce informazioni utili sul relitto, creando anche importanti legami, connessioni con realtà museali anche lontane e occasioni di studio e di ricerca”.
A fornire ulteriori dettagli sul recupero dei manufatti è il restauratore Andrea Gobbi, secondo il quale molto presto, dopo aver ultimato il complesso trattamento chimico e fisico cui i reperti vanno sottoposti per salvaguardarne l’integrità, si potrà iniziare il processo di vero e proprio restauro.

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