Yvan Sagnet, presidente dell’associazione internazionale no profit NoCap: “Contro il caporalato, proponiamo il bollino etico”

A Cassibile è presente da decenni una situazione socio-lavorativa drammatica: è quella dei lavoratori stagionali (migranti) che intervengono nelle campagne della frazione per la raccolta di prodotti agricoli. Se da alcuni abitanti, unitisi in comitato, non sono bene accetti, il fattore fondamentale è il loro sfruttamento da parte delle aziende agricole attraverso il caporalato presente. Per anni questi lavoratori, sottoposti a vessazioni, ricevevano nei loro improvvisati accampamenti visite delle forze dell’ordine perché le situazioni sanitarie erano al limite o per altri motivi e venivano sgomberati. Per rispondere alle esigenze logistiche di questi lavoratori, il 29 aprile del 2021 nella frazione siracusana si è inaugurata una struttura che contiene 17 unità abitative e che può ospitare 80 persone, dotata anche di servizi igienici. È stata realizzata dal Comune di Siracusa con i fondi messi a disposizione del ministero dell’Interno, per un ammontare di 245 mila euro. Ma questa struttura costituisce solo un primo passo perché i lavoratori che giungono superano le 100 unità e rimane sempre aperta la piaga del caporalato. Yvan Sagnet, promotore di un’iniziativa che vorrebbe rivoluzionare il settore, ce la racconta.

Sono venuto in Italia nel 2008 dal Camerun al Politecnico di Torino per laurearmi in ingegneria delle telecomunicazioni, avendo vinto una borsa di studio. Nel 2011, per necessità finanziarie, sono sceso a Nardò in provincia di Lecce, per lavorare nei campi. Fino allora non conoscevo né il sud né quella tremenda situazione lavorativa fatta di schiavitù e caporalato. Erano in 1.200 i ragazzi che raccoglievano ortaggi. Davanti a questa tragica situazione la visione che avevo prima dell’Italia come bel Paese è cambiata. Così sono riuscito a organizzare uno sciopero durato un mese che ha portato all’introduzione del reato di caporalato e al primo processo in Europa sulla riduzione in schiavitù, conclusosi con la condanna di dodici imprenditori e caporali. Quelle condizioni di sfruttamento illegale e ingiustizia non potevano continuare.

Poi sei andato oltre?

Siamo riusciti a farci sentire dalle istituzioni non solo facendo introdurre nel codice penale l’articolo 603 bis che tratta del caporalato, ma successivamente è stata approvata nel 2016 la legge 199. Il mio attivismo è stato notato anche dal presidente Mattarella il quale, di sua iniziativa, nel febbraio 2017, mi ha nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Si tratta di un prestigioso riconoscimento al mio impegno contro la schiavitù moderna nel comparto agricolo. Ciò ha reso sia me che l’iniziativa che portavo avanti più visibile. Avendo contatti con la Cgil essa mi ha assunto come dirigente nazionale. Però dopo un poco me ne sono uscito.

Come mai?

Ammetto che ho ricevuto un arricchimento da quell’esperienza, ma per me bisognava allargare la visione d’azione, cosa che non potevo fare come sindacalista. Esisteva questo sfruttamento fra aziende e caporali per migliaia di ragazzi in agricoltura e in certi luoghi rispetto a Cassibile era molto peggio. Nelle province della Puglia si arrivava a violenze e percosse. Per questo ho capito che bisognava arrivare alla testa, ai Generali, cioè a chi costringeva le aziende a imporre prezzi tanto bassi che si ripercuotevano sui lavoratori. Intendo le multinazionali alimentari, la Grande Distribuzione Organizzata che controllando i prezzi determina difficoltà per le aziende agricole che a loro volta si rivalgono sugli ultimi, i lavoratori. Era il momento di passare “dalla protesta alla proposta”; così è nata l’Associazione internazionale non profit NoCap, di cui sono il presidente.

Cosa fa l’associazione?

Noi diamo il nostro bollino etico solo ad aziende che hanno determinati requisiti quali la messa in regola dei lavoratori e altro. Alcuni nostri ispettori certificano, dopo aver verificato la giusta retribuzione, la garanzia di un ambiente lavorativo sicuro, salubre e un adeguato servizio sanitario, se l’azienda ricorre all’uso di materie derivanti da fonti sostenibili, di tecnologie che rispettino l’ambiente e minimizzino il consumo da fonti fossili, riducono i rifiuti, favoriscono il ricorso ad imballaggi derivati da materiali riciclabili o facilmente biodegradabili. NoCap in cambio apre una via preferenziale ai loro prodotti per accordi che abbiamo verso supermercati nazionali ed europei. Essi danno oltre alla priorità di quei prodotti marchiati dal bollino etico un prezzo giusto. In tal modo la filiera si accorcia e chi vi aderisce ne trae convenienza. Come NoCap insistiamo nel far capire il concetto del consumo consapevole da parte dei cittadini perché quel bollino fa sapere da dove viene, come è stato trattato, con quali sacrifici è stato raccolto quel prodotto. Abbiamo esteso questa rete in tutta Italia e stiamo continuando anche in Europa perché vi sono luoghi simili in Portogallo, Spagna, Grecia, ecc. anche in quei luoghi esistono realtà di schiavitù.

Aziende agricole a Cassibile hanno aderito?

L’anno scorso abbiamo ottenuto il primo risultato con l’azienda Bio-sihelia che ha assunto 10 ragazzi con i giusti requisiti. Ora a Siracusa città stiamo trattando con una seconda azienda.

Quali i supermercati con cui avete queste convenzioni?

Abbiamo collegamenti con la Despar del nord est Italia e la Megamark del Centro Sud, un’azienda con 500 punti vendita, stiamo trattando con altre come la Coop. Bisogna sapere che il 90% dei prodotti agricoli italiani viene esportato. L’Italia è la seconda esportatrice di prodotti agricoli in Europa perché essi sono molto apprezzati, quindi il bollino etico dà una certezza di qualità in più.

Sei soddisfatto di come stia andando l’iniziativa!

Certo, abbiamo avuto da parte di tanti cittadini in Italia l’apprezzamento della nostra causa. In tanti ci hanno inviato lettere di incoraggiamento perché questa produzione etica è bene accetta e la gente compra questi prodotti perché certificati.

Quindi, anche lo scopo del consumo consapevole ha preso piede?

Assolutamente, oltre ai cittadini anche le aziende hanno capito.

Nel concreto, qui a Cassibile, come siete organizzati?

Abbiamo un pulmino a 9 posti con un autista retribuito, ospite della struttura  di padre Carlo, che va a prendere e riportare i ragazzi di quell’azienda da Cassibile nei suoi locali. Un domani che avremo necessità per altre aziende compreremo altri pulmini.

Avete delle somme a disposizioni come Associazione?

Dai distributori prendiamo una percentuale che varia fra 8-10% per mantenere queste spese vive. C’è da considerare che finora gestiamo 1.400 ragazzi in tutta Italia collegati a 20 aziende agricole distribuite fra Puglia, Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia, dove oltre a Cassibile c’è Ragusa e Chiaramonte Gulfi. L’associazione è composta, in Italia ed Europa, da 120 tra agronomi, avvocati, commercialisti, esperti in energie rinnovabili ed economia circolare, ecc. Questo perché vogliamo non solo il rispetto dei contratti di lavoro, ma il rispetto per l’ambiente e il benessere degli animali.

Avete ricevuto minacce o difficoltà da parte della G.D.O. per questa profonda e tenace iniziativa che spiazza la realtà esistente?

Ho ricevuto da caporali a Lecce avvisi di morte e alcuni sono giunti a minacciarmi con pistole e anche alcune aziende agricole mi hanno avvertito, ma finora con nessuna GDA ho avuto uno scontro perché siamo ancora una piccola realtà. Se osserviamo la realtà economicamente abbiamo avuto 40 anni fa, con la venuta dell’iperliberismo, una diversa divisione nei guadagni rispetto a quella esistente (un terzo produttori, un terzo lavoratori, un terzo distributori). Difatti, attualmente due terzi dei ricavi vanno alle multinazionali che decidono in borsa il prezzo dei prodotti anche per alcuni anni, ciò è legato alla speculazione, lasciando ai produttori e lavoratori solo uno scarso terzo. Ma noi vogliamo ritornare alla situazione più equa di prima. È su questo cammino che stiamo operando avendo presente la consapevolezza ambientale.

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