I corsi universitari di medicina traslazionale, la branca interdisciplinare che si occupa di ridurre le distanze tra la ricerca di base e l’applicazione clinica per migliorare ed implementare i metodi di prevenzione, diagnosi e terapia delle patologie umane – “dal laboratorio al letto del paziente” – sono ormai una realtà in campo biomedico e già diversi sono i centri specializzati in Italia. Da qui il progetto Translational Medicine Campus, un investimento da 36 mlneuro, con cui l’Università di Catania sta partecipando al bando dell’Agenzia per la Coesione territoriale che mira alla “riqualificazione di siti e alla creazione di Ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno” grazie a risorse comprese nel Fondo complementare pari a 350 mlneuro (70 mln di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026), “interamente riservate a contesti urbani marginalizzati delle regioni meridionali”. Ambizioso obiettivo del Governo: “la creazione di almeno 4 Innovation Hub per ospitare percorsi di istruzione superiore, riqualificazione, ricerca multidisciplinare e creazione di imprese”.
“Vogliamo realizzare due finalità – ha spiegato la Ministra per il Sud, Mara Carfagna -. Da una parte, premiamo le competenze e la creatività dei centri di ricerca meridionali, che possono collaborare con aziende, amministrazioni e altri soggetti, per elaborare soluzioni innovative e creare effetti positivi sia in campo economico che sociale. Dall’altra, abbiamo scelto di finanziare progetti che avranno sede in luoghi non sufficientemente valorizzati delle città del Sud, così da aiutarne la rinascita … Ex aree industriali, edifici storici, fabbricati senza una specifica funzione potranno trasformarsi in luoghi di ricerca e sperimentazione dove impresa, università e amministrazioni lavorano insieme. E in questo modo, sarà possibile ottenere per il territorio benefici sia economici che sociali“.
Sono stati ammessi a partecipare al bando organismi di ricerca (Università, Istituti Universitari, Enti di ricerca) in collaborazione tra loro e/o con enti locali, imprese e altri soggetti pubblici o privati, in numero minimo di tre. Durata massima dei progetti non oltre i 36 mesi, l’investimento previsto per ogni iniziativa tra i 10 – 90 mlneuro con la possibilità di una copertura totale grazie al finanziamento statale.
Le attività da sviluppare nelle infrastrutture oggetto del finanziamento sono tutte all’interno degli ambiti tematici del Programma Nazionale della Ricerca 2021-2027: salute, cultura umanistica, creatività, trasformazioni sociali, società dell’inclusione, sicurezza per i sistemi sociali digitale, industria, aerospazio, clima, energia, mobilità sostenibile, prodotti alimentari, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura, ambiente. Una vasta scelta possibile, quindi, nel cui contesto si è mossa l’Università di Catania presentando diverse proposte, dieci delle quali promosse alla seconda fase della selezione per un investimento pari, complessivamente, a 308.755.000 euro.
I costi ammissibili riguardano: fabbricati e terreni che ospiteranno il progetto, comprese le spese di recupero, ristrutturazione, riqualificazione e ampliamento degli immobili (ma non la manutenzione ordinaria); macchinari, strumenti e attrezzature, con i collegati diritti di brevetto, licenze o altre forme di proprietà intellettuale.
La prima fase della manifestazione d’interesse per la candidatura dei progetti si è conclusa il 12 novembre 2021: 270 le idee progettuali presentate, 177 ritenute dalla Commissione di valutazione idonee ad accedere alla seconda fase della procedura negoziale chiusa il 23 marzo scorso.
Immaginiamo quindi che l’Università di Catania abbia presentato per tempo questo, come gli altri suoi progetti ammessi alla seconda fase, in quanto soggetto proponente, quindi titolare delle deleghe degli altri partner alla presentazione della domanda di partecipazione alla procedura negoziale.
Ma in cosa consista nello specifico il progetto etneo proposto per Siracusa non è facile dirlo perché due sono gli aspetti: uno relativo al centro di ricerca in sé, alle sue potenzialità e capacità attrattive, alle ricadute ai diversi livelli che sarebbero indiscutibili (se si fosse in grado veramente di attivarlo) – Siracusa entrerebbe “in un mercato stimato in oltre 150 miliardi di euro l’anno” scrive SR News -, l’altro relativo alla “riqualificazione e rifunzionalizzazione del sito” prescelto quale sede dell’hub. E su quest’ultimo aspetto vorremmo ragionare.
Da quanto si apprende dalle notizie di stampa, l’hub verrebbe realizzato in un’area di proprietà delle Ferrovie dello Stato su cui insistono “capannoni, aree libere, tratti di strada di collegamento e impianti dismessi”. Nel caso in cui il progetto dovesse essere finanziato, Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. – Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. e FS Sistemi Urbani S.r.l. s’impegnerebbero a vendere al Comune una superficie di circa 28mila metri quadrati con i fabbricati per circa 4 mila mq che vi insistono. “Una dozzina di fabbricati che ospitavano uffici o attrezzi, oltre a 3 magazzini, aree e fabbricati – si legge sempre su Sr News -. In più vi sono anche una serie di immobili, definiti “opzionali” (!), che Palazzo Vermexio potrebbe acquisire nel caso in cui dovesse reperire altre somme oltre a quelle del bando. Se l’operazione dovesse andare in porto, Ferrovie incasserà poco più di 2 milioni di euro per le aree in cui dovrebbe sorgere il campus, mentre agli altri immobili (quelli definiti “opzionali”) è stato attribuito un valore di 1.196.080 euro. Il tutto oltre Iva e oneri previsti per legge”.
Ma in che senso il progetto “Translational Medicine Campus”, oltre all’hub mirerebbe “allo sviluppo di un grande parco archeologico per riconnettere la stazione all’adiacente sito archeologico”? Ne sa qualcosa la Soprintendenza?
Certo, per migliorare le condizioni della zona sarà importante, come si evidenzia, anche l’investimento di 14 mlneuro previsti dalle Ferrovie dello Stato (il PNRR ne ha stanziati 700 complessivi per gli interventi nel meridione) per lavori alla stazione di Siracusa, ma anche questo è un altro discorso.
E va bene: si può anche immaginare che un progetto di tale portata costituisca una spinta propulsiva all’attesa riqualificazione di tutta l’area vasta intorno a viale Ermocrate e via Elorina ma su questo tema si è da qualche mese aperto un dibattito in città imperniato sulla necessità di una vera pianificazione strategica per evitare errori del passato. C’è il famoso piano di rigenerazione urbana di cui ha parlato il Presidente dell’Ance sin dall’agosto del 2019, ma rientra forse anche questo nel progetto presentato dall’Università di Catania?
A noi sembra impossibile, anche perché, nelle linee guida di partecipazione al bando degli Ecosistemi dell’Innovazione nel Mezzogiorno, è scritto espressamente che l’individuazione dei siti da rigenerare deve tener conto “dell’assenza di vincoli che potrebbero rallentare la pianificazione dell’esecuzione” dati tra l’altro i tempi contingentati. E ben sappiamo quale sia il regime vincolistico dell’intera area!
E a questo proposito, le Ferrovie dello Stato, pensando di cedere e far utilizzare diversamente proprie aree e fabbricati, hanno già provveduto alla verifica dell’interesse culturale degli stessi ex art.12 del Codice dei BBCC?
È troppo chiedere all’Amministrazione Comunale di illustrare alla città in cosa esattamente consista il progetto Translational Medicine Campus che in sé potrebbe davvero essere un’eccezionale occasione per Siracusa?

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