“CASINA CUTI NON UN PARCHEGGIO MA UN GIARDINO URBANO”

Abbiamo voluto chiedere all’architetto Vera Greco, che ha già diretto la Sezione per i Beni Paesaggistici e Urbanistici della nostra Soprintendenza, una valutazione sull’ultimo argomento che abbiamo trattato su La Civetta: il progetto di un parcheggio da 590 posti da realizzare nell’area di Casina Cuti, inserito nel Dossier Cultura presentato dall’Amministrazione Comunale per partecipare all’assegnazione del titolo di Capitale della Cultura 2024.

Queste le sue considerazioni

“La notizia della mancata aggiudicazione del titolo di Siracusa come Capitale della Cultura non deve sorprendere, non è sulle risorse di base e sul patrimonio esistente (dei quali Siracusa può certamente vantare un primato assoluto) che si disputa il premio, bensì sulla capacità di governarli e metterli a frutto, valorizzarli, in un registro di sostenibilità e di sviluppo compatibile con la tutela degli stessi. In altre parole sulle capacità da parte di una Comunità, amministrazione in primis e cittadini, di valorizzare e prendersi cura dell’eredità del passato, agendo con le azioni del presente.

Detto questo, è evidente che la mobilità, cioè tutto quello che attiene al muoversi per recarsi a visitare tutti quei luoghi identitari così fortemente impregnati di storia e cultura di cui Siracusa certamente non è seconda a nessuno, è un fattore determinante, sia per l’accessibilità, che per l’offerta di servizi e per la vivibilità stessa da parte dei residenti e da parte dei visitatori. È ormai acclarato dappertutto, ma soprattutto in contesti di particolare valore e preziosità come i centri storici e le aree archeologiche, che debba essere limitata al massimo, se non totalmente inibita, la circolazione veicolare, soprattutto privata, in favore di trasporti pubblici a basso o zero impatto energetico, e di modalità di percorrenza come bici, monopattini, car sharing, ecc.

In quest’ottica l’ormai consolidata esperienza delle città italiane ed estere che hanno fatto del loro patrimonio culturale un punto di forza, è quella di mantenere all’esterno del centro storico, o comunque dei complessi e parchi archeologici, gli accessi ai mezzi privati e a quelli pubblici di grandi dimensioni come i bus, individuando aree che funzionano come stazioni di interscambio e trasporto integrato,  e che permettono di liberare gli spazi urbani, restituendo un ambiente privo o comunque con una bassissima circolazione di mezzi soprattutto privati, quindi più vivibile, più salubre, più a misura d’uomo, qualitativamente superiore.

La recente proposta di realizzazione di un parcheggio vicino alla Casina Cuti, all’interno del parco della Neapolis, va esattamente in senso opposto a quello che una città come Pesaro molto probabilmente avrebbe fatto se si fosse trovata nelle condizioni di Siracusa: cioè dislocare e prevedere dei parcheggi di cintura – ovviamente equipaggiati di tutte quelle componenti che oggi sono indispensabili e prescritte quali pavimentazione drenante, alberature ombreggianti di alto fusto, canalette drenanti, recupero dell’acqua piovana – nei quali potesse avvenire l’interscambio con mezzi pubblici preferibilmente elettrici o comunque a bassissima emissione (bike e car sharing, monopattini ecc.).

È questa l’impostazione giusta per percorrere la strada che può riallinearci alle qualità di vita e dei servizi delle città italiane ed europee che fanno del turismo culturale una delle principali attività economiche e di crescita della Comunità. Un parcheggio, quindi, non può sorgere improvvisamente come i funghi semmai perché fa comodo e conviene ai gestori dell’area archeologica e in barba a tutte le regole corrette e coerenti con quello che a parole si professa, cioè valorizzazione e sviluppo basato sulle risorse e sui beni culturali.

Un parcheggio ha bisogno di essere inquadrato in un piano complessivo di mobilità sostenibile, cioè il PUMS, che è uno strumento di programmazione di lungo periodo destinato a promuovere una mobilità efficiente e conseguire obiettivi legati alla tutela del patrimonio storico, culturale, ambientale e della qualità della vita dei cittadini. Come tale, dovrebbe trovare allocazione in quei nodi di interscambio e di arrivo limitrofi all’area urbana come, per esempio, la ex stazione ferroviaria di via Columba, o il molo Sant’Antonio, per gli arrivi dal mare, o comunque un sistema di aree di cintura che consentano un’equilibrata distribuzione dei flussi provenienti dall’esterno, e un interscambio con mezzi navette, bike sharing, e quant’altro, come d’altra parte a Siracusa è stato anche prospettato.

Al di là delle evidenti implicazioni che un’area archeologica  ha come carattere fondante della sua costituzione, quell’area attualmente libera che circonda la Casina Cuti e che si vorrebbe destinare a parcheggio, invece trova la sua migliore vocazione in un giardino urbano, un’area verde dove, compatibilmente con la tutela dei resti archeologici del sottosuolo, si possono contemperare le esigenze di comfort, relax, riposo, paesaggio urbano accogliente e performante, che un turista desidera soprattutto nell’afoso periodo estivo, e che arricchiscono la sua visita non meno di tutto quello che lo stesso parco archeologico della Neapolis offre.”

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