Un parcheggio da 590 stalli a Casina Cuti! In nome della “cultura” si può anche “tombare” un patrimonio storico archeologico

Forse davvero meritatamente, per nostra responsabilità, non siamo riusciti ad ottenere il titolo di Capitale della Cultura 2024.

È che proprio i nostri amministratori non ce la possono fare. Non sono in grado di liberarsi di vecchi schemi, di modelli urbanistici ormai giurassici. Non la riescono ad immaginare una città veramente sostenibile, con un più alto indice di qualità di vita, e soprattutto imperniata a tutto tondo sulla sua unicità: quell’immenso eccezionale patrimonio storico archeologico trattato ormai soltanto come una cassa da cui attingere facile denaro. Costi quel che costi.

Quando, per un attimo, sembra che l’Amministrazione abbia imboccato la direzione giusta, come una mannaia arriva il ‘progetto’ che sfascia tutto, che è la chiave di volta per capire chi fa i giochi in questa povera città. Dove ci sono gli interessi privati, nessun ragionamento “ecosostenibile”, “culturale” ha forza dirimente. E l’Amministrazione appare prona, genuflessa. Incapace di difendere il proprio territorio, di salvare il palazzo di pregio, di sottrarre un’area al cemento, alle automobili, a un bar “marziano”.

Ai parcheggi!

Si assiste all’effetto distonico di dichiarazioni ufficiali, a distanza di pochi mesi, completamente difformi le une dalle altre. Al punto che non si comprende se il concetto di valorizzazione del “patrimonio culturale” non sia ormai altro che sinonimo di monetizzazione.

Già un anno fa, quando l’assessore Maura Fontana, contestatissima dagli ambientalisti, promuoveva i famosi, o famigerati, parcheggi scambiatori – quelli che dovevano nascere lontani dal centro cittadino, nell’area dei Pantanelli (dove tra l’altro c’è una situazione idrogeologica non semplicissima che tuttavia sembra(va) più facile semplicemente ignorare, tamquam non esset) – per fermare mezzi pubblici e privati a distanza dalle già caotiche arterie cittadine (viale Paolo Orsi, corso Gelone, viale Teracati e Teocrito), non si comprendeva perché ancora prospettasse un parcheggio nell’area di Casina Cuti, ma certo nessuno, crediamo, ha mai pensato a un mega parcheggio come quello oggi prospettato.

Una bella distesa di autovetture e pullman come colpo d’occhio pieno di fascino e suggestione, proscenio ‘rispettoso’ della vetustà dei luoghi, ad accogliere i turisti. Quelli su cui oggi si punta: quelli del mordi e fuggi. Quelli del panino tracannato sulle scale monumentali tra i resti di chi già ci si è fermato. Quelli delle friggitorie di Ortigia, del ‘mi seggo dove costa meno’ visto che l’offerta è ampia.

A confermare la bocciatura (e lo diciamo con profonda tristezza) la spregiudicatezza di chi ha avuto l’ardire di porre tra i progetti “culturali” da proporre alla Commissione del Ministero della Cultura il super parcheggio da 590 stalli in piena area archeologica! Per di più neanche rendendosi conto che una tale “iniziativa” sarebbe in pieno contrasto con altri progetti presentati, per esempio con quello di “Integrazione territoriale Parco della Neapolis” che vede quali proponenti la Soprintendenza di Siracusa e quel Parco Archeologico della Neapolis che rischia di apparire così estraneo a se stesso.

Un investimento da un milione di euro, si scrive con soddisfazione nel dossier, forse per volere incensare, magnificare la “generosità”, l’ “amore per la città”, il “prezioso apporto” dei privati, anzi il loro indispensabile irrinunciabile “know how”.

E chi se non la bifronte società Momento/Aditus avrebbe potuto fare la proposta?

“In questa direttrice – progettare interventi volti ad allargare l’offerta e favorire la fruizione di uno straordinario patrimonio culturale e naturalistico in grado di attrarre milioni di turisti ogni anno (sic!) – rientra anche l’impegno, in caso di aggiudicazione del titolo, di Aditus e Momento ad investire circa 1 milione di euro per la realizzazione del parcheggio dietro l’area gazebo del Parco Archeologico della Neapolis. In questo modo l’area, ad oggi inutilizzata, verrebbe trasformata in uno snodo cruciale della città per la gestione logistica e del flusso di visitatori di Ortigia: un parcheggio con 590 posti, in cui saranno messe a disposizione 4 navette elettriche e gratuite dalle ore 8:00 alle ore 24:00.

La società che gestisce i servizi al pubblico dei nostri più importanti siti culturali.

Quella che ha trasformato un edificio sottoposto a vincolo di immodificabilità (la casa Pinello) in un B&B all’interno del Parco della Neapolis con ristorante incombente sulle Latomie del Paradiso e bar che (oltre a coprire con il suo dehors la vista della chiesetta di San Nicolò) fa concorrenza a quello i cui introiti dovrebbe portare qualche beneficio al Parco stesso; quella che chiede ed ottiene senza alcuna difficoltà, in gestione gratuita, un edificio di Case Casto un tempo ristrutturato per altro; quella dei chioschetti di bibite blu elettrico, degni delle peggiori feste di paese, posizionati in siti archeologici dove il principio del decoro appare ignoto, a ridosso delle mura di Piazza d’armi al Maniace, all’ingresso del Teatro Antico di Taormina; quella che, per la gestione dei servizi pubblici dei nostri siti archeologici, dalla Direzione Generale dell’Assessorato regionale competente ha proroghe senza soluzione di continuità, ad libitum.

           

Ma, scrive l’amministrazione comunale, quell’area di Casina Cuti è “ad oggi inutilizzata”. Al parcheggio “saranno messe a disposizione 4 navette elettriche e gratuite dalle ore 8:00 alle ore 24:00”, evidentemente sottraendole al parcheggio “scambiatore” di via Elorina, super magnificato l’estate scorsa .

Un’area priva di qualsiasi valore. Giusto quindi farne un grande parcheggio sebbene, solo fino a qualche mese fa, costituisse l’ideale punto di arrivo dei corridoi verdi sognati dall’assessore Carlo Gradenigo. E in effetti, il prospettato Parco Neapolis – “la sistemazione a verde dell’omonima area comunale da 30.000mq di Casina Cuti con la creazione di un grande parco cittadino e relativi corridoi verdi tra i principali attrattori turistici dell’area che va dalle Catacombe di Vigna Cassia/Latomie dei Cappuccini al Parco Archeologico” – nel nuovo DUP 2022-24, redatto una volta liberatisi del fardello Gradenigo, non compare più, è stato cassato de plano. E ora se ne comprende il perché.

Approfondiremo presto tutti gli aspetti relativi al regime vincolistico dell’area – livello tre di tutela nel Piano Paesaggistico quindi con vigente divieto di “effettuare qualsiasi azione che comporti l’alterazione del paesaggio urbano consolidato; collocare strutture prefabbricate anche mobili” ecc. – come altri, ma vorremmo chiudere questo nostro articolo con alcune, per ora brevi, considerazioni di carattere strettamente archeologico.

L’area di Casina Cuti è stata oggetto di saggi di scavo (tra gli anni 70 e 80 se non ricordiamo male) condotti dalla Soprintendenza di Siracusa. Scavi (ad oggi non pubblicati) che hanno confermato l’estendersi anche qui dell’abitato ellenistico-romano, individuato dall’archeologo Gino Vinicio Gentili, nella zona a sud-est dell’anfiteatro. Purtroppo oggi, a causa della cesura provocata dalla realizzazione di Via Cavallari negli anni ’50, si è persa la percezione di questa continuità ma nella zona più meridionale dell’area di Casina Cuti, anche semplicemente da google maps, è possibile persino per un profano rintracciare quel tratto est-ovest del decumano che da Piazza della Vittoria culminava nell’arco di età augustea nei pressi dell’ingresso meridionale dell’anfiteatro (che in antico era l’ingresso principale). Per avere un’idea di quello che potrebbe rivelarci il sottosuolo dell’area di Casina Cuti, basta affacciarsi da Via Demostene nell’area interna all’ospedale Umberto I, dove ritroviamo un altro lembo dell’abitato.

   

Quest’area è quindi uno dei pochi spazi liberi di Siracusa, parte integrante del quartiere della Neapolis antica, in cui potrebbe mettersi in luce l’abitato, dal momento che di Siracusa conosciamo i grandi monumenti (teatro, anfiteatro, ara di Ierone, i templi di Ortigia e le necropoli), ma non le “case” dei siracusani. E proprio in questa direzione, nei progetti della Soprintendenza, si è “sognato” di eliminare la cesura di via Cavallari per accedere all’intera area archeologica, recuperata nella sua “unitarietà”, da via Augusto dove era stato previsto non un “parcheggio” bensì una contenuta area di sosta su terra battuta lungo il margine viario. Nulla di più.

Ma forse alla Siracusa che ambiva, e che ambirà ancora, al titolo di capitale della cultura tutto questo appare del tutto marginale. È forse più facile assecondare interessi privati pur di dare prova di efficienza?

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