Alea iacta est. Il dado è tratto. Il comune ritorna nella piena disponibilità delle tre unità immobiliari di via Picherali n.20 occupate “sine titulo, clandestinamente ed illegittimamente”. La lunga controversia giudiziaria si conclude con una transazione, che riteniamo si possa considerare “equa”, per ripristinare lo stato preesistente anche da un punto di vista catastale. Al dottor Licini viene riconosciuta la somma di 25mila euro per i lavori di manutenzione eseguiti negli appartamenti, a fronte dei 100mila richiesti, dopo un sopralluogo tecnico per accertare la reale entità delle opere.
Nel settembre 2020 il Comune, rappresentato e difeso dall’avv. Sebastiano Leone, ha chiamato in giudizio Licini, rappresentato e difeso dagli avvocati Corrado Giuliano e Paolo Tuttoilmondo, chiedendogli di restituire le tre unità immobiliari, rigettare le pretese di intervenuta usucapione e infondata la pretesa risarcitoria dei lavori di manutenzione nelle parti comuni dell’edificio, e quindi condannare Licini al pagamento delle spese legali e al risarcimento dei danni.
Naturalmente Licini ha resistito in giudizio, a sua volta chiedendo di ritenere inesistente o nullo il testamento della Sig.ra Maria Monteforte (!), dichiarare le unità immobiliari di sua esclusiva proprietà in quanto da lui posseduti, uti dominus, per oltre venti anni in via continuativa e indisturbata (le condizioni dell’usucapione, quindi) e perchè mai rivendicati dal Comune, o, in via subordinata, dichiarare il diritto ad ottenere dal Comune il pagamento delle somme sostenute per la manutenzione ordinaria e straordinaria “pari ad € 102.954,00 oltre interessi di legge”, e ancora di “condannare il Comune al risarcimento del danno per lite temeraria ex art. 196 c.p.c.” (sic!).
La causa avrebbe dovuto essere trattata davanti al giudice il prossimo 29 aprile ma, si legge nella delibera di Giunta, “a seguito di numerosi incontri intercorsi, in via stragiudiziale tra i legali delle parti, il dott. Licini ha maturato la personale determinazione di consegnare al Comune di Siracusa gli immobili, oggetto della controversia” chiedendo però il rimborso delle spese sostenute, quantificate poi così come già detto.
Nella causa di reclamo era intervenuta anche la società che gestisce il ristorante Pesce d’Ovo, la Soda srl, chiedendo di poter mantenere la locazione dell’unità immobiliare al piano intermedio, una richiesta improponibile dal momento che Licini non era legittimato a locare un bene non di sua proprietà e infatti, recentemente, è stata rimossa una cella frigorifera di grandi dimensioni che vi era stata posizionata.
Una transazione favorevole al Comune, secondo l’avv. Sebastiano Leone, in quanto evita di attendere per anni l’esito del giudizio e consente al Comune di adibire da subito le tre unità immobiliari all’uso prescritto dalle clausole testamentarie così come voluto da Maria Monteforte. Mentre, per quanto riguarda il rimborso da riconoscere a Licini, esso, specifica l’avvocato, è dovuto ai sensi dell’art. 1150 c.c. che prevede tale diritto “anche nell’ipotesi di mala fede”.
Giustizia è fatta ci sarebbe da commentare, ma con la consapevolezza che l’azione di recupero dei beni comunali illegittimamente occupati è ancora agli inizi.

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