Le “curiosità” del Parco Archeologico di Siracusa: dal sito web alle Case Casto

Non si trova subito, così come accade per gli altri Parchi archeologici istituiti in Sicilia come in Italia, il sito web ufficiale del nostro Parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai. Se lo si cerca solo digitando le parole chiave, quelle più scontate, appare altro: il sito della concessionaria dei servizi Aditus, la pagina facebook, wikipedia, siti turistici. Niente che ti consenta di entrare addentro alla vita del Parco, di conoscerne gli atti amministrativi: gare, appalti, bilanci preventivi e consuntivi con il piano degli indicatori e dei risultati attesi, l’elenco dei beni immobili e quanto riguarda la gestione del patrimonio; tutto ciò che invece è possibile reperire nella sezione Amministrazione Trasparente, resa obbligatoria per gli enti pubblici dal cosiddetto decreto della trasparenza (il d.lgs. 33/2013 come emendato dal d.lgs. 97/2016) e dalle successive linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Però, semmai casualmente, in un sito ci si imbatte. Questo https://parcosiracusa.comuneweb.it/

   

Cosa c’entri il riferimento al Comune che fa apparire il tutto come relativo a un parco cittadino non è chiaro, ma non importa. Importano invece i contenuti: pressoché il nulla. Ogni link rimanda a generici riferimenti normativi e forse a qualcos’altro di insignificante, tranne che per pochi atti nell’albo pretorio. Perché sia questa la situazione non sappiamo, a meno che non si tratti di una nostra incapacità di “navigazione”, e in questo caso non ci resterebbe che scusarci. Proveremo a chiedere, sebbene in genere, almeno noi, non riusciamo ad avere risposte immediate e soddisfacenti quando si tratta del Parco.

Comunque, qualcosa, che però ora non ritroviamo più, lo avevamo per fortuna archiviato perché interessante. Si tratta della concessione di un edificio del complesso di contrada Case Casto, quelle che, scendendo da viale Paolo Orsi, si individua tra la folta vegetazione sul lato destro di via Luigi Agnello.

Recentemente “parte del fabbricato di Case Casto” è state oggetto di “manutenzione e rifunzionalizzazione” da parte della direzione del Parco Archeologico in quanto destinate a divenire sede degli uffici del personale tecnico-amministrativo. Si intende infatti dismettere la locazione – di circa 40mila euro annui ci risulta – del piano terra di viale Teocrito, vicino al museo Paolo Orsi (di proprietà all’ex deputato Pippo Lo Curzio), per finalmente utilizzare gratuitamente un bene di proprietà pubblica. Non sappiamo con quali lavori e su quali “parti” delle Case Casto di recente si sia intervenuti con una spesa di circa 132mila euro ma, a memoria, ricordiamo che altri interventi nel passato hanno cercato inutilmente di sottrarre quegli edifici all’abbandono e al degrado.

L’accordo tra il direttore del Parco Archeologico Carlo Staffile e Riccardo Ercoli, presidente di Aditus, concessionaria dei servizi al pubblico del Parco, deliberato dal Soprintendente ai beni culturali Salvatore Martinez, nella qualità di commissario straordinario del Parco (ancora non pervenuto il comitato tecnico scientifico sul quale indichiamo un nostro contributo con le preziose riflessioni di Silvia Mazza https://www.lacivettapress.it/2021/06/18/sul-futuro-dei-parchi-archeologici-no-ai-politici-al-posto-dei-tecnici-un-contributo-della-storica-dellarte-silvia-mazza/ ) prevede la “concessione di un immobile demaniale ad esclusivo uso di magazzino”.

Le curiosità non sono poche. Intanto l’edificio in questione non risulta libero in quanto deposito di beni archeologici il cui trasloco “in altro magazzino individuato dal Parco” verrà effettuato dal concessionario a proprie spese. Per quanto a nostra conoscenza la Soprintendenza ha sempre lamentato proprio la carenza cronica di spazi dove custodire un’enorme quantità di reperti archeologici, già stipati nei depositi al momento a disposizione, e quindi fa piacere sapere che non ci sia alcun problema a reperire nuovi locali, se così è. Stupisce certo che per un magazzino si stabilisca che “poiché gli impianti potrebbero non essere a norma” il concessionario provvederà “a sue spese, ad adeguare/sostituire l’impianto elettrico, internet e di climatizzazione con il sistema Unico, senza utilizzo di unità esterne”. Rete internet, climatizzazione? Davvero servono a un magazzino? Tra l’altro il fatto che Aditus si debba impegnare “a pulire i servizi igienici ubicati nel fabbricato limitrofo due volte a settimana” fa pensare ad altro uso, sembrerebbe far intendere una frequentazione del “magazzino” non sporadica.

Pulizia e lavori a carico della società di cui comunque si terrà conto: “Si dà atto che dell’accollo di tali oneri si è tenuto conto nella determinazione del canone di concessione”. È forse per questo che non è previsto alcun canone? È proprio per compensare tali spese che la concessione è a titolo gratuito? Una concessione di quattro anni, rinnovabile per altrettanti! A noi sembra un affare per il privato, e ci sembra lo sia ancor di più se pensiamo che già è stato stabilito che, per i costi di energia elettrica, il concessionario dovrà versare all’anno una quota forfettaria di 200 euro; una cifra annuale che non sembra poter coprire il consumo anche dei condizionatori, ancor meno se in considerazione del caro luce con cui dobbiamo tutti ormai fare i conti.

Commissario Martinez, chi pagherà l’eventuale surplus? Il Parco?

E altre domande fa porre anche la data in cui Aditus ha presentato la richiesta per ottenere l’uso non oneroso dell’immobile: il 29 dicembre 2021. Due giorni prima che scadesse la seconda proroga che gli era stata concessa! Tale era, evidentemente, la sicurezza di ottenere la terza dilazione, e tale immaginiamo sia la sicurezza di ulteriori proroghe. Almeno ancora per due anni e mezzo dopo l’ultima, la cui scadenza è fissata nel giugno 2023.

Il dubbio è se la concessione di questo nuovo bene sia realmente legato alla concessione di servizi in atto oppure no. Da una parte lo sembrerebbe dal momento che, per la polizza assicurativa, si fa espresso riferimento “al deposito cauzionale già versato nel 2016”, dall’altra i tempi della concessione dei servizi (oggi fino a giugno 2023) e della concessione del fabbricato (fino al 2025 o addirittura fino al 2029) non collimano. In questo senso la mancanza di precisi riferimenti normativi nell’accordo tra le parti, così come nella delibera del commissario Martinez, non aiuta a fare chiarezza.

La nostra valutazione è che ad Aditus venga concesso di tutto. Già la ristrutturazione di casa Pinello trasformata in un B&B, a nostro avviso senza tener conto dei vincoli che gravano sull’immobile (gravavano perché ormai completamente modificato), ci era sembrato un cedimento ingiustificato e ingiustificabile; poi le modifiche del Cafè Neapolis i cui costi non si comprende se e come siano stati ripartiti tra Aditus e Parco; la totale eliminazione della vegetazione davanti alla Grotta del Salnitro per un progetto ancora non realizzato di una sorta di teatro in legno per futuri eventi; un intervento, al momento non noto ma per il quale risulta un progetto di fattibilità, per un’area spettacoli all’Ara di Ierone; e ancora le trasformazioni in atto alle Case Caruso, quelle su via Romagnoli.

Nei progetti relativi alla manutenzione di quest’ultime, finalizzata all’uso dell’edificio “per esposizione e mostre”, compare una terrazza in legno, posta di fronte al prospetto rivolto a nord-ovest del fabbricato, che tra l’altro non risulterebbe tra i lavori già affidati. A cosa dovrebbe servire? Forse a un ennesimo punto ristoro?

https://www.lacivettapress.it/2021/07/15/parco-archeologico-in-uninterrogazione-del-deputato-zito-m5s-i-dubbi-sulle-gare-di-affidamento-lavori/

 

 

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